di
Federico Fubini

​Chi può aver avuto interesse a cercare di colpire così duramente la credibilità dell’uomo più vicino a Donald Trump?

Chi ha tradito Steve Witkoff? Perché qualcuno deve averlo fatto e deve disporre di mezzi notevoli, per esserci riuscito. L’identità di quella o quelle persone contiene almeno alcune risposte alle domande sulle tensioni evidenti nel deep state, i livelli profondi del governo e delle sue articolazioni negli Stati Uniti; forse poi offre anche qualche indicazione sulla lotta intestina che attende il partito repubblicano in vista della (presumibile) uscita di scena di Donald Trump, con le presidenziali del 2028.

Russia-Ucraina: le ultime notizie sulla guerra, in diretta



















































Di certo l’audace negoziato degli emissari della Casa Bianca con la Russia sta innescando una resa dei conti, potenzialmente tutta interna all’America e ai suoi apparati. E adesso qualche segno dello scontro potrebbe iniziare ad emergere anche all’esterno.

Proprio mentre ieri sera Trump stava inviando il suo fedele partner d’affari e plenipotenziario Witkoff a Mosca, l’agenzia Bloomberg ha lanciato uno scoop straordinario. Sono i testi di due intercettazioni telefoniche che riguardano i negoziati sull’Ucraina e il ruolo di Witkoff stesso

Nella prima l’inviato del presidente degli Stati Uniti cerca Yuri Ushakov, consigliere di sicurezza nazionale di Vladimir Putin. È martedì 14 di ottobre, poco dopo l’accordo per il cessate il fuoco di Gaza. L’americano suggerisce al collega russo di far sì che Putin chiami Trump entro venerdì, prima che il presidente degli Stati Uniti riceva Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca. Witkoff consiglia anche Ushakov su ciò che Putin potrebbe dire per ingraziarsi Trump all’inizio della telefonata («fai le congratulazioni al presidente per i suoi risultati» relativi a Gaza).

Poi Witkoff indica anche alcuni elementi di un’intesa sull’Ucraina: «So cosa serve per avere un accordo di pace: il Donetsk e forse uno scambio di territori da qualche parte». Quest’idea di Witkoff è molto simile alla proposta presentata da Putin a Trump al vertice di Anchorage in agosto: l’Ucraina dovrebbe cedere le parti del Donbass che controlla ancora (circa 5.000 chilometri quadrati) e in cambio la Russia si ritirerebbe da alcuni territori estremamente limitati che occupa altrove nel Paese.

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Forti di questo messaggio, lo stesso Ushakov e l’emissario di Putin Kirill Dmitriev si parlano due settimane più tardi in una seconda intercettazione pubblicata da Bloomberg. Ushakov osserva che sulla base della posizione di Witkoff, in vista di un documento russo-americano sull’Ucraina, «abbiamo bisogno del massimo (…) altrimenti qual è il senso?». Dmitriev, inviato di Putin per i colloqui con Witkoff, concorda: «Penso che semplicemente facciamo questo documento sulla base della nostra posizione e informalmente lo passiamo in avanti».

In sostanza, Witkoff appare tutt’altro che imparziale fra Russia e Ucraina e sembra persino aver messo i negoziatori di Mosca in condizione di sentirsi legittimati nella loro intransigenza. 

Non solo. Risulta anche chiaro dalle telefonate che il cosiddetto «piano di pace» in 28 punti preparato a Miami da Witkoff e Dmitriev era in realtà già stato scritto a Mosca.

Ma chi può aver intercettato questi attori e chi può aver avuto interesse a cercare di colpire così duramente la credibilità di Witkoff? Impossibile dirlo, ma alcuni fattori fanno riflettere.

Proprio pochi giorni fa, prima che Bloomberg pubblicasse le intercettazioni, l’agenzia Reuters scriveva: «Le discussioni dell’amministrazione con Dmitriev (l’inviato di Putin, ndr) preoccupano alcuni nella comunità dell’intelligence, dice un funzionario americano a conoscenza della questione». E ancora: «Dmitriev ha già in precedenza usato il suo ruolo nel fondo sovrano (russo, ndr) per fare sortite con diversi governi e imprese occidentali, anche nel pieno delle sanzioni. La Cia – così la Reuters – ha evitato di commentare sulle preoccupazioni nella comunità (americana, ndr) dell’intelligence riguardo a Dmitriev».

Sembra chiaro che l’apparato di politica estera americano e il suo deep state non vedano affatto con favore il ruolo di un businessman privato, informale e poco trasparente come Witkoff nel rapporto con Dmitriev e con la Russia. E senz’altro la comunità dell’intelligence degli stessi Stati Uniti aveva i mezzi per mettere a segno intercettazioni così audaci

I mezzi li ha probabilmente anche l’intelligence ucraina, ma soprattutto in questo momento a Kiev non si ha alcun interesse a far uscire rivelazioni che potrebbero solo irritare Trump e indurlo ad allontanarsi ancora di più dall’Ucraina stessa, avvicinandosi ancora di più a Putin.

Resta da capire se, ammesso che la fuga di notizie venga da settori della stessa intelligence americana, esista per essi una copertura politica. Tradizionalmente non si sono mai mossi senza. Di certo il segretario di Stato Marco Rubio è rimasto spiazzato dalle mosse russe di Witkoff quando il «piano di pace» è uscito e ha subito osservato pubblicamente che quel testo è in buona parte materiale di Mosca.

Di Rubio si sa che intende candidarsi dopo Trump alla presidenza nel 2028, probabilmente affrontando durissime primarie contro il vicepresidente JD Vance. Rubio potrebbe persino dimettersi l’anno prossimo per preparare le elezioni. Lui rappresenta l’ala più istituzionale e filo-ucraina del partito repubblicano, Vance invece l’ala più Maga e più anti-ucraina. 

Con quelle intercettazioni di Witkoff – chiunque le abbia volute – la campagna elettorale del 2028 potrebbe aver segnato il suo colpo d’avvio

26 novembre 2025 ( modifica il 26 novembre 2025 | 19:56)