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Il dicastero per la Dottrina della fede, uno dei 16 dicasteri che compongono la Curia (l’apparato amministrativo e dirigenziale del Vaticano), ha pubblicato una nota in cui ha detto che il sesso tra due persone sposate non serve solo a fare figli, ma anche a farle sentire più unite l’uno all’altra, e quindi a rafforzare il loro rapporto. La nota del dicastero è stata pubblicata per difendere il valore della monogamia (l’avere relazioni esclusive con una sola persona), e in un passaggio dice:

la monogamia non è semplicemente l’opposto della poligamia. È molto di più, e il suo approfondimento permette di concepire il matrimonio in tutta la sua ricchezza e fecondità. La questione è intimamente legata al fine unitivo della sessualità, che non si riduce a garantire la procreazione, ma aiuta l’arricchimento e il rafforzamento dell’unione unica ed esclusiva e del sentimento di appartenenza reciproca.

Non è una novità che il Vaticano dica che il sesso non serve solo a fare figli: aveva già espresso questa posizione un’enciclica di papa Paolo VI del 1968, l’Humanae vitae. Il passaggio però ha comunque attirato molte attenzioni per via della persistente opposizione del Vaticano nei confronti di varie pratiche che presuppongono che sesso e procreazione non siano legati, come l’utilizzo dei contraccettivi o la possibilità di sposarsi per le coppie dello stesso sesso.

La nota, pubblicata martedì, si chiama Una caro (che in latino vuol dire “una sola carne”) – Elogio della monogamia. L’hanno scritta il cardinale prefetto (cioè quello che dirige il dicastero), Víctor Manuel Fernández, e monsignor Armando Matteo, segretario della sezione dottrinale del dicastero (cioè il vice di Fernández), ed è stata poi approvata da papa Leone XIV. I dicasteri sono organi divisi per materia e competenza che assistono il papa nella guida della Chiesa cattolica: con un paragone un po’ grossolano potremmo paragonarli a dei ministeri. Ogni dicastero è presieduto da un prefetto e i suoi membri sono cardinali, vescovi, sacerdoti e laici.

Pur essendo un documento ufficiale, una nota pubblicata da un dicastero ha un valore prevalentemente simbolico, di orientamento della Chiesa rispetto a determinati temi: non introduce insomma nuove dottrine, ma si limita a orientare l’interpretazione di quelle esistenti. La nota ha un valore minore anche di un’enciclica, che è invece una diretta e ufficiale espressione del papa su un certo tema.

Nell’introduzione, Fernández ha spiegato di aver deciso di pubblicare la nota a difesa della monogamia per via di alcuni cambiamenti che stanno interessando la società contemporanea. Da un lato gli sviluppi della tecnologia che, secondo il prefetto, portano l’essere umano a «pensare a sé stesso come ad una creatura senza limiti, che può ottenere tutto ciò che immagina»: secondo la nota questo pensarsi come esseri onnipotenti incide anche sulla scelta di vivere un rapporto in maniera esclusiva, visto che la monogamia «di per sé implica la rinuncia libera a molte altre possibilità».

Fernández dice poi di aver fatto di recente alcune discussioni con vescovi provenienti dall’Africa, dove la poligamia è diffusa e dove si pone quindi il problema di come porsi di fronte a fedeli che non vivono relazioni monogame. Parlando della questione il prefetto ha constatato poi che forme di relazioni non esclusive sono sempre più diffuse anche in Occidente, in forme come il cosiddetto poliamore, e più in generale nella cosiddetta “non-monogamia etica”, una definizione che include quasi tutti i tipi di relazione che non si basano sulla monogamia.

Su questi temi la nota del dicastero è piuttosto categorica: «La poligamia, l’adulterio o il poliamore si fondano sull’illusione che l’intensità del rapporto possa trovarsi nella successione dei volti», dice.

– Leggi anche: Breve guida alla “non-monogamia etica”