di
Paolo Salom

L’incendio scoppiato mercoledì: i palazzi, in ristrutturazione, erano stati avvolti da impalcature di bambù, flessibili ma infiammabili

La notte si è illuminata di rosso. Guardando a nord-est, dalle alture dell’isola di Hong Kong, era come se un vulcano stesse proiettando la sua furia verso il cielo limpido dell’inverno subtropicale. Un rogo gigantesco ha divorato, mercoledì, a partire dal pomeriggio, un intero isolato nel quartiere di Tai Po: sette su otto edifici del complesso residenziale Wang Fuk Court hanno continuato a bruciare come fiammiferi per tutta la giornata, mentre un esercito di vigili del fuoco e soccorritori cercava di salvare più vite possibili e tenere l’incendio sotto controllo. 

Le autorità dell’ex colonia britannica — oggi Regione amministrativa speciale della Cina — hanno dato ieri un bilancio pesante del disastro: almeno 55 morti, tra i quali un pompiere, e decine di feriti, molti dei quali in gravi condizioni. All’appello mancano ancora 279 persone, che non si trovano. E quando sarà finalmente possibile controllare tutti gli appartamenti — circa duemila — dell’alveare in cemento armato, con i suoi 5 mila residenti, è molto probabile che il conto delle vittime sarà destinato a salire. 



















































Il disastro, il primo così grave da almeno 17 anni per Hong Kong, ha suscitato l’immediato intervento del presidente cinese Xi Jinping, che ha esortato «a compiere ogni sforzo possibile per spegnere l’incendio e ridurre al minimo le vittime e le perdite». Lo ha riferito  l’agenzia ufficiale Xinhua (Nuova Cina), secondo la quale il leader avrebbe anche espresso le proprie condoglianze per le vittime del devastante incendio. 

Ma come è stato possibile lo svilupparsi di un rogo così intenso, alimentato dal vento, tanto da avviluppare uno dopo l’altro i sette palazzi? Intanto, il complesso era in ristrutturazione e, come è abitudine nella metropoli del Sud della Cina, ogni edificio era stato avvolto con impalcature di bambù, un materiale in uso da millenni nelle costruzioni in Asia Orientale, che tuttavia — pur essendo leggero e capace con la sua elasticità di sopportare pesi notevoli — è anche facilmente infiammabile

Soltanto le perizie tecniche potranno stabilire come si sono sviluppate al principio le fiamme, se per un corto circuito o per una scintilla scaturita dall’utilizzo di qualche attrezzo da parte degli operai. Il punto è che, nonostante le norme di sicurezza prevedano allarmi automatici, ieri nessun estintore, nessuna sirena ha funzionato e così il fuoco ha aggredito prima le impalcature per poi tracimare all’interno degli edifici, devastandoli uno dopo l’altro. 

Chan Kwong-tak, un pensionato di 83 anni che vive nella comunità, ha raccontato la confusione del momento: «Se qualcuno stava dormendo in quel momento, era spacciato», ha spiegato, aggiungendo che i residenti sono dovuti fuggire da soli. L’ex consigliere distrettuale Herman Yiu Kwan-ho ha riferito al South China Moring Post che secondo i residenti gli allarmi non sono scattati, anche dopo aver sentito odore di bruciato, e che gli stessi sono stati allertati solo quando una guardia di sicurezza ha bussato alle loro porte, lasciando loro poco tempo per evacuare. 

Nelle operazioni di salvataggio, spiega il giornale, sono stati coinvolti quasi ottocento vigili del fuoco e 400 agenti di polizia, oltre a 128 autopompe e 57 ambulanze. Oltre 700 persone hanno trovato rifugio nei cinque centri aperti dalla comunità. Tre uomini sono stati arrestati con l’accusa di omicidio colposo. Nell’incendio sono rimasti intrappolati anche oltre 100 animali domestici, come segnala un’organizzazione di soccorso per animali domestici citata dal quotidiano cittadino. Zoie Cheng Kam-shan, direttore dello sviluppo commerciale dell’Hong Kong Pet Club, ha dichiarato che l’organizzazione ha inviato due ambulanze per animali domestici per accogliere quelli salvati dall’incendio.  

27 novembre 2025 ( modifica il 27 novembre 2025 | 10:11)