Ieri, mercoledì 26 novembre, l’ormai ex presidente del Veneto, Luca Zaia ha incontrato il capo dello Stato, Sergio Mattarella. “Un colloquio cordiale, al termine del mio mandato in Veneto” ha scritto Zaia sui social “Al nostro Presidente ho ribadito tutta la mia profonda gratitudine e sincera ammirazione; Mattarella è un punto di riferimento morale e istituzionale per il Paese, esempio di equilibrio, rigore e servizio alle istituzioni”. Dopo aver messo il marchio sulla vittoria della Lega in Veneto continua a tenere banco il futuro di mister 203mila preferenze: nell’immediato sarebbe lui a sedersi sullo scranno di presidente del consiglio regionale, ruolo che è stato di Roberto Ciambetti. Curiosamente, da consigliere più anziano, sarà Riccardo Szumski, leader di “Resistere” e sorpresa delle elezioni regionali, a presiedere la prima seduta del consiglio. Chiudendo il capitolo Zaia, per lui è sempre più probabile una candidatura a sindaco di Venezia, un traguardo che sarebbe storico per la Lega che oggi ha solo Mario Conte come sindaco di un Comune capoluogo in Veneto.
Mentre prende corpo l’ipotesi di una suddivisione in consiglio della pattuglia leghista, tra Lega e Lista Stefani (nel primo gruppo i veterani, nel secondo i giovani) continua il toto-giunta per i 10 posti degli assessori che comporranno la squadra del presidente Alberto Stefani. La suddivisione, in un accordo sottoscritto prima delle elezioni, prevede 5 assessori a Fratelli d’Italia, 4 alla Lega, 1 a Fratelli d’Italia: visto com’è andata alle urne il coordinatore Luca De Carlo ha certamente vinto una partita a poker con gli alleati. Nonostante ciò non sono mancati gli attacchi a De Carlo tra i meloniani: la prima ad aprire il fuoco è stata Elena Donazzan, europarlamentare e a lungo tra i nomi papabili per la candidatura a governatore. Tra i trevigiani potrebbero entrare in Giunta il meloniano Claudio Borgia (in questo modo entrerebbe in consiglio Marco Della Pietra, escluso eccellente dopo il voto), Sonia Brescacin ma anche Paola Roma avrebbe delle chance, così come Alberto Villanova, ex capogruppo Lega bocciato alle urne. Tra le fila dell’opposizione Giovanni Manildo sarà capogruppo del Pd.
Se nel 2025 si è votato solo per la Regione mentre il 2026, in primavera, andranno al voto Castelfranco (dove si chiude l’era Marcon, quasi certo di un posto in consiglio regionale), Arcade, Chiarano, Spresiano, Vidor oltre a Silea e Ponte di Piave (le sindache Rossella Cendron e Paola Roma sono state elette a Ferro Fini). C’è poi la partita della provincia: qui a contendersi la presidenza è il sindaco di Montebelluna, Adalberto Bordin, e il primo cittadino di Mogliano Veneto, Davide Bortolato. Di nuovo una sfida Lega-Fratelli d’Italia, con i primi favoritissimi. Nella primavera del 2027, toccherà ad altri otto comuni: Conegliano (nuovamente contendibile dal momento che Fabio Chies è fuorigioco), Cordignano, Montebelluna, Monfumo, Oderzo, Portobuffolè, Villorba e Volpago. Guardando più in la c’è la partita di Treviso, nel 2028: Fratelli d’Italia è uscita molto ridimensionata dalle regionali, con la Lega che è tornata primo partito. La consolazione? La vittoria nel seggio di via Roma, l’ex “zona rossa” della città.