I timori legati all’influenza stagionale di quest’anno, che si prospetta tra le più pesanti degli ultimi anni, sembrerebbero dipendere da una nuova variante. Più precisamente il ceppo influenzale noto come sottoclade K, che si sta diffondendo molto rapidamente. Nel Regno Unito e in Canada i casi sono già in preoccupante aumento. Il Giappone ha dichiarato un’epidemia di influenza a livello nazionale con un insolito anticipo, segnalando oltre 6mila casi e diversi ricoveri ospedalieri tra i bambini. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention, sottoclade K è una variante del virus dell’influenza A H3N2 che, al 15 novembre, era già responsabile di oltre la metà dei casi di influenza negli Stati Uniti. Con i ricoveri ospedalieri per influenza al livello più alto dal 2010, gli esperti temono che il sottoclade K possa portare a un aumento dei casi e persino dei decessi.

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Immunità residuale

“Il ceppo K non è di per sé più aggressivo, ma la sua pericolosità risiede nella sua capacità di eludere l’immunità pregressa della popolazione”, spiega Ivan Gentile, professore ordinario di Malattie infettive e direttore del Dipartimento di Medicina Clinica e Chirurgia della Federico II. “La variante K è un ceppo influenzale che ha subito un numero di mutazioni importante rispetto al ceppo presente nel vaccino. Essendo un sottogruppo dell’H3N2, un virus che è circolato meno negli anni scorsi, la popolazione generale – continua – potrebbe avere una minore immunità residuale dalle infezioni passate. Questo vuol dire che potrebbe esserci come è successo già in alcune parti del mondo un picco anticipato e, in generale, un picco più alto relativamente al numero di infezioni”.

Sintomi

I virus H3N2 sono storicamente associati a sintomi più gravi rispetto ai ceppi H1N1 (la cosiddetta “influenza suina”). I sintomi dell’influenza di quest’anno includono febbre alta, stanchezza, forti dolori muscolari, mal di gola, brividi, naso che cola o congestionato, e anche vomito e diarrea (soprattutto nei bambini). Se non curato, il sottoclade K può portare a gravi complicazioni, come infezioni dell’orecchio e dei seni paranasali, bronchite, polmonite e persino la morte. I soggetti più vulnerabili al nuovo ceppo sono gli adulti con più di 65 anni, i bambini di età inferiore ai 5 anni, le donne incinte e coloro che soffrono di patologie croniche preesistenti (come diabete, malattie cardiache o polmonari).

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Vaccino

Ad aumentare la preoccupazione è il calo dei tassi di vaccinazione. Nonostante i virus mutino costantemente, e il vaccino antinfluenzale più recente possa non essere perfettamente compatibile con la variante K, la protezione che offre rimane essenziale. “I dati che vengono dal Regno Unito sembrano dire che il vaccino continua a proteggere in maniera significativa soprattutto quando andiamo a valutare il tasso di ospedalizzazione o le morti”, sottolinea Gentile.

Il vaccino è quindi estremamente efficace contro le complicanze che causano ricoveri e decessi. Il consiglio dell’esperto è categorico: vaccinarsi subito. “La vaccinazione è un atto sia di protezione del singolo ma anche di protezione del sistema”, afferma Gentile. “Se il picco è anticipato – continua – dobbiamo vaccinarci sapendo che la protezione arriva almeno un paio di settimane dopo che ci siamo vaccinati. Quindi il consiglio è di vaccinarci subito per chi non l’avesse fatto, soprattutto i fragili”.

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Antivirali

Gentile richiama, infine, l’attenzione anche sull’uso degli antivirali, una risorsa terapeutica spesso trascurata. “Esistono antivirali che si possono utilizzare e non vi sono evidenze che funzionino meno contro il ceppo K”, spiega l’esperto. Questi farmaci, sebbene poco utilizzati da molti medici, “possono avere un impatto nel ridurre l’entità dei sintomi, la progressione verso le malattie più gravi, come la polmonite, e quindi protegge anche dalla morte pazienti gravi”, aggiunge. Possono essere utilizzati sia a scopo terapeutico, sia in profilassi post-esposizione per persone fragili non vaccinate che sono venute a contatto con un caso.