di
Massimo Gaggi

Sconosciuti i possibili moventi dell’attacco (forse la difficoltà di trovare un lavoro). Intanto, Trump minaccia massicce espulsioni di rifugiati provenienti da «quel buco infernale» del mondo e i repubblicani accusano Biden

NEW YORK – Ventinove anni vissuti intensamente, quelli di Rahmanullah Lakanwal, il rifugiato afghano che, stando alle ricostruzioni attuali, è partito dalla sua residenza di Bellingham nello Stato di Washington, sulla West Coast americana e, lasciandosi alle spalle moglie e cinque figli, ha attraversato in auto tutti gli Stati Uniti per arrivare fino nella capitale dove ha teso un’imboscata a un gruppo di soldati della Guardia nazionale ferendone gravemente due.

Nato a Kabul nel 1996, si è guadagnato l’ingresso negli Stati Uniti collaborando per quasi dieci anni con varie agenzie del governo americano attive in Afghanistan durante l’occupazione e anche con la Cia, come confermato dallo stesso direttore della centrale di intelligence, John Ratcliffe. Ex parlamentare repubblicano, Ratcliffe, posto a capo dello spionaggio da Trump subito dopo il suo insediamento alla Casa Bianca, ha messo le mani avanti: «Uno come Lakanwal non andava fatto entrare negli Usa». E ha chiamato in causa, per spiegare quanto accaduto, l’ex presidente Biden e il disastroso ritiro americano da Kabul, nell’agosto 2021.



















































In effetti il giovane afghano ottenne un permesso di immigrazione provvisorio chiamato parole o, forse uno special immigrant visa dall’amministrazione democratica ma, stando a quello che sappiamo di lui, pochi suoi concittadini avrebbero potuto essere più qualificati per meritarsi l’ingresso negli Usa. Lakanwal avrebbe collaborato per quasi dieci anni con gli americani, pare mentre era inquadrato nell’esercito afghano. Lavorando, in particolare, per la Cia a Kandahar. Ma, se certi profili social sono attendibili e non ci sono casi di omonimia, Lakanwal avrebbe svolto anche attività umanitarie come «coordinatore sul campo» dell’International Rescue Committee nella provincia di Khost.

Informazioni da prendere con cautela: l’attentatore avrebbe cominciato a collaborare con gli americani quando aveva appena 15 anni. Strano, certo, ma non impossibile in un Paese che ieri Trump ha definito «un buco infernale» del mondo. Il ragazzo avrebbe collaborato con le forze speciali Usa e poi, dopo aver superato controlli sul suo passato e le sue frequentazioni, è stato addestrato dal 2011 dalla Cia, entrando a far parte delle Zero Unit, squadre che svolgevano operazioni antiterrorismo nelle ore notturne, spesso usando metodi brutali: accusate di aver ucciso anche molti civili, erano state soprannominate “squadre della morte” da alcuni organi di stampa.

Lakanwak avrebbe, poi, fatto parte di una delle poche unità dell’esercito afghano che non sono svanite nel nulla davanti all’avanzata dei talebani. Collaborando al (caotico) ritiro degli americani dall’Afghanistan negli ultimi giorni di agosto del 2021. Alla fine del quale avrebbe ottenuto per sé e la sua famiglia il visto di ingresso negli Usa dove, stando ai rapporti di polizia, è arrivato l’8 settembre di quello stesso anno, stabilendosi nello Stato di Washington.

Meno chiaro quello che è accaduto dopo e i motivi del suo gesto. Lakanwal potrebbe essersi radicalizzato dopo l’arrivo negli Stati Uniti: un amico d’infanzia dice che era scosso per le violenze commesse dall’unità della quale aveva fatto parte. O potrebbe aver maturato rancore per il trattamento ricevuto: pare abbia mantenuto negli ultimi quattro anni la famiglia facendo lavori manuali saltuari. Nel dicembre dello scorso anno, scaduti i suoi permessi di soggiorno, ha presentato domanda di asilo collegata a una richiesta di diventare cittadino Usa o di ottenere una green card. L’asilo è stato concesso ad aprile, dall’amministrazione Trump.

Perché, se è stato accolto, tanto risentimento? È presto per fare illazioni. Potrebbe essere stato esasperato dalla difficoltà di trovare un lavoro regolare (la domanda per la green card è ancora in sospeso). Secondo alcuni potrebbe essere stato addirittura minacciato di espulsione, dato che tra la scadenza del visto e l’accettazione della domanda d’asilo sono trascorsi mesi nei quali il giovane afghano era tecnicamente un immigrato clandestino.

Ma, mentre i repubblicani accusano Biden per aver accolto profughi e sedicenti collaboratori degli Usa senza fare le necessarie verifiche, il curriculum di Lakanwal sembra, da questo punto di vista, a prova di bomba.

Articolo in aggiornamento…

27 novembre 2025 ( modifica il 27 novembre 2025 | 23:08)