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Giornata intensa dal punto di vista macroeconomico, con una carrellata di dati relativi all’inflazione dei Paesi della zona euro. In mattinata sono stati diffusi i numeri sui prezzi al consumo di Francia, Spagna e Italia, mentre nel pomeriggio toccherà alla Germania. Aspettando il dato complessivo dell’eurozona, in uscita il 2 dicembre, il quadro che emerge è piuttosto contrastante, ma non dovrebbe avere ripercussioni sulla posizione attendista della Bce.
In Francia, la lettura preliminare di novembre mostra che l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (confrontabile con gli altri Paesi dell’eurozona) è rimasto invariato allo 0,8% su base annua, nonostante gli analisti si aspettassero un’accelerazione all’1,0%. Su base mensile, l’indicatore ha registrato una flessione dello 0,2%, a fronte della previsione stabile degli economisti.
In Spagna, invece, il tasso di inflazione armonizzato UE ha leggermente rallentato al 3,1% (dal 3,2% di ottobre), anche se gli esperti avevano stimato un raffreddamento al 3,0%. Su base mensile, il Cpi armonizzato è rimasto stabile, contro il -0,2% previsto dagli economisti.
Se l’inflazione francese è ben al di sotto del target Bce, fissato al 2,0%, quella spagnola resta ostinatamente elevata, a sottolineare le divergenze tra le pressioni sui prezzi nei diversi Paesi dell’eurozona.
In Italia, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo ha rallentato inaspettatamente all’1,1% annuo, malgrado le attese per una rilevazione stabile all’1,3%. Su base mensile si registra una diminuzione dello 0,2%, come a ottobre, contro il -0,1% stimato.
L’indice nazionale NIC invece rimane invariato all’1,2% annuo e mostra una flessione più marcata delle attese su base mensile (-0,2% vs -0,1%). In rallentamento i prezzi degli Alimentari non lavorati (+1,4% da +1,9%), quelli degli Energetici regolamentati (-3,3% da -0,5%) e quelli di alcune tipologie di servizi, in particolare i trasporti (+0,8% da +2,0%). Accelerano invece i prezzi degli Alimentari lavorati (+2,7% da +2,5%). Il tasso di crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” passa da +2,1% a +1,9%, mentre l’inflazione di fondo si attesta al +1,8% (da +1,9%).
Diffusi anche i numeri finali sul Pil del terzo trimestre, con una revisione al rialzo a +0,1% congiunturale (da 0,0% della lettura precedente). Su base annua, il dato è stato corretto da +0,4% a +0,6%.
Nel pomeriggio sono usciti anche i prezzi al consumo della Germania. L’inflazione tedesca ha accelerato inaspettatamente al livello più alto degli ultimi nove mesi: il dato armonizzato si è attestato al 2,6% a novembre su base annua, in aumento rispetto al 2,3% del mese scorso e al di sopra del 2,4% del consensus. Tuttavia, la misura nazionale dei prezzi è rimasta invariata al 2,3% e l’inflazione di fondo è leggermente scesa al 2,7% su base annua, con i servizi invariati al 3,5%.
Il dato complessivo sul blocco dell’area euro, che sintetizza l’andamento dell’inflazione nei 20 Paesi membri, verrà invece pubblicato martedì 2 dicembre. Il consensus indica una previsione stabile intorno al 2,1% registrato ad ottobre, poco distante dall’obiettivo di Lagarde e dei funzionari di Francoforte.
Secondo gli analisti di Bloomberg Economics, “l’inflazione nell’area dell’euro probabilmente rimarrà invariata a novembre, prima di riprendere una decelerazione sostenuta a dicembre”.
Per il momento, i responsabili della Bce non sono propensi a modificare l’attuale impostazione cauta in merito alla politica monetaria, in vista della riunione del 18 dicembre. Dopo i tagli effettuati tra giugno 2024 e la prima metà di quest’anno, i funzionari – come emerso dalle minute dell’ultimo meeting – ritengono che i livelli attuali (tasso sui depositi al 2,0%) siano adeguati ad affrontare eventuali shock economici e preferiscono attendere ulteriori dati prima di intervenire nuovamente.
L’economista capo Philip Lane ha dichiarato che una moderazione degli aumenti salariali dovrebbe aiutare a raggiungere un’inflazione sostenibile, in linea con gli obiettivi.
Non mancano però le voci fuori dal coro. Il governatore della banca centrale irlandese, Gabriel Makhlouf, ha dichiarato all’inizio di questa settimana che, sebbene la Bce sia in una “buona posizione” sui prezzi, sarebbe sbagliato ritenere che l’obiettivo sia “pienamente” raggiunto, a causa dei costi di servizi e alimentari ancora in rapido aumento e i dati di oggi, in particolare quelli di Spagna e Germania, sembrano dargli ragione.
Altri funzionari, invece, temono un prolungato calo dei prezzi dovuto alla forza dell’euro, agli ostacoli sul fronte della crescita e a un ritardo nel sistema di fissazione del prezzo del carbonio dell’Unione Europea, che avrebbe dovuto far aumentare i prezzi.
Nel frattempo, un sondaggio della Bce pubblicato oggi mostra che le aspettative sui prezzi dei consumatori per i prossimi 12 mesi sono salite al 2,8% a ottobre, dal 2,7% di settembre, mentre le previsioni per i prossimi tre e cinque anni sono rimaste invariate, sebbene al di sopra dell’obiettivo (rispettivamente a 2,5% e 2,2%).