di
Cesare Giuzzi
Garlasco, le ultime notizie: sotto le unghie della vittima un Dna compatibile con quello di Andrea Sempio. I pm parlano di «indizi plurimi». Verso la richiesta di rinvio a giudizio a inizio 2026. Tutte le accuse svelate in primavera
Il padre, gli zii, eventuali cugini maschi. Una manciata di persone, nessuna delle quali ha mai messo piede in casa Poggi. Tranne una: Andrea Sempio. Il risultato delle analisi compiute sul Dna trovato sulle unghie di Chiara Poggi dalla perita Denise Albani, pur non potendo indicare con certezza un «singolo individuo», riporta a una cerchia così ristretta da rendere quel risultato genetico un elemento quasi unico. Anche perché circoscritto il campo del «cromosoma Y» individuato dalla genetista nella linea paterna della famiglia Sempio, il conto è presto fatto. L’unico che ha certamente messo piede nella villetta di via Pascoli è, appunto, l’oggi 37enne amico del fratello della vittima, Marco Poggi.
La nuova prova
Il Dna non è la «pistola fumante» del caso Garlasco, ma un elemento che oggi — il risultato dell’incidente probatorio avrà valore di prova in un eventuale processo — rischia di pesare come una montagna. Per anni, e venne anche messo nero su bianco nelle carte dell’indagine del 2017, si è detto che quei dati sul Dna non erano utilizzabili per qualsiasi tipo di comparazione.
Oggi sappiamo che non è così, e gli esiti dell’incidente probatorio smentiscono il lavoro del perito del processo d’appello Francesco De Stefano, il genetista che estrasse (e consumò per intero) il materiale genetico dalle unghie di Chiara. Nel 2014 era stata la parte civile, ossia la famiglia Poggi, a pretendere quell’accertamento nella convinzione che «lì ci fosse il Dna dell’assassino».
Poi accertato il mancato match con quello di Alberto Stasi (condannato a 16 anni), l’avvocato Gian Luigi Tizzoni e il genetista Marzio Capra hanno sempre sostenuto l’inutilità di quei dati. Tesi ribadita anche ieri: «Un dato scientifico non attendibile». Per i legali dei Poggi si tratta di valori «non consolidati», ossia non replicati come prevedono le procedure dall’allora perito De Stefano.
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Tuttavia su questo tema c’è un giallo nel giallo: per i magistrati di Pavia, diretti da Fabio Napoleone, e per i carabinieri di Milano, all’epoca il perito non fece due repliche identiche, ossia con lo stesso quantitativo, come venne scritto nella sua relazione. Al variare del quantitativo, i risultati non potevano che essere diversi.
Nel 2017 De Stefano venne sentito dall’allora pm Mario Venditti — che poi archiviò rapidamente Sempio in un’inchiesta oggi sotto la lente dei magistrati di Brescia — ma non disse mai di questa anomalia. Venditti, oggi indagato per corruzione con il padre di Sempio, ieri ha ribadito la sua posizione: «Il colpevole è uno ed è Stasi, è scritto nelle sentenze».
La battaglia sul «come» è avvenuto il contatto
Per contraddire un dato scientifico ricavato da una perizia «terza» serviranno ora argomentazioni robuste. I software usati per la biostatistica sono lo standard internazionale anche in campo forense. E lo ha spiegato in aula la perita Albani indicando appunto quali programmi avrebbe utilizzato: uno che prende in considerazione 349.750 soggetti nel mondo e l’altro con 39 mila profili europei.
Per questo ora la battaglia si sposta sul «come» il Dna di Andrea Sempio sia finito sulle mani della vittima. Per la difesa, lui frequentava la casa assiduamente e si tratta di un Dna da contatto indiretto. Chiara avrebbe banalmente toccato un oggetto (il telecomando, la tastiera del pc) manipolato in precedenza da Sempio, perché il Dna rimane sulle superfici a lungo.
Per la procura e i carabinieri della Omicidi però questa tesi è smentita da un altro dato: non c’è traccia di quello dei familiari che certamente hanno «contaminato» più oggetti, né di quello del fidanzato Stasi che era con Chiara fino alla tarda serata precedente al delitto.
Per gli inquirenti «lui era sulla scena del crimine» e lo confermerebbero altri elementi investigativi: dalla impronta 33 sul muro delle scale, alle chiamate a casa Poggi, alla «bufala» del ticket di Vigevano, oltre alla Bpa, l’analisi delle tracce di sangue, e alla consulenza medico legale affidata a Cristina Cattaneo.
I magistrati di Pavia ritengono di aver ricostruito nel dettaglio anche il movente. Per questo gli inquirenti parlano di «plurimi indizi contro Sempio». Tutti elementi che verranno svelati in primavera. L’orientamento dei pm è di chiudere le indagini all’inizio del nuovo anno e procedere con la richiesta di rinvio a giudizio. Poi gli stessi magistrati pavesi potrebbero inviare le carte alla procura generale di Milano per valutare la revisione alla condanna di Stasi. Il «biondino dagli occhi di ghiaccio» passerebbe così da colpevole, a vittima del più clamoroso errore giudiziario della storia italiana.
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29 novembre 2025 ( modifica il 29 novembre 2025 | 06:28)
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