di
Giulia Taviani
Jacques Rançon è un serial killer francese che tra il 1986 e il 2000 ha ucciso, violentato e mutilato ragazze dai 15 ai 25 anni. Senza che la polizia riuscisse ad accorgersi che a colpire era sempre lui. Una serie tv ricostruisce la storia
Il 28 giugno 1986 Isabelle Mesnage, studentessa di Informatica di 20 anni, viene affiancata da un’auto mentre sta passeggiando a Corbie, nel dipartimento francese della Somma. L’uomo alla guida la costringe a salire, poi la colpisce diverse volte e la strangola fino ad ucciderla. In seguito la violenta, scuoia il corpo e le rimuove i genitali. Quel che rimane del corpo della ventenne viene abbandonato per strada. L’uomo ha 26 anni, e quella notte si è macchiato del suo primo di quattro omicidi, e della prima di dieci violenze che commetterà tra la fine degli anni ’80 e i primi Duemila.
Le sue vittime sono tutte donne sulla ventina, vulnerabili. Si convince che siano loro a volerlo, ad andargli incontro mentre camminano da sole per strada. Racconta il desiderio di «voler fare l’amore» con ciascuna di esse. In nessun caso, durante le descrizioni delle violenze, parlerà di «stupro», non si riconoscerà mai come un predatore sessuale con un’ossessione patologica per le donne. Anzi, secondo la sua visione, sono state proprio le ragazze a decidere il loro destino: se non si lamentavano sopravvivevano, se invece rifiutavano le avances o cercavano di scappare morivano.
Il suo nome è Jacques Rançon, ma la Francia lo conosce come «il killer della stazione di Perpignan», perché la maggior parte delle sue vittime è stata aggredita o uccisa nei pressi della stazione della cittadina francese. La sua storia – e soprattutto la lenta e infinita lotta delle vittime per avere giustizia -, ha ispirato la serie Lost Station Girls: il mostro della stazione disponibile su Disney+.
Oggi Rançon, riconosciuto ufficialmente come un serial killer, è in carcere. Potrà beneficiare della libertà vigilata nel 2036, quando avrà 76 anni.
I 15 fratelli segreti
Rançon, il più piccolo di 13 figli, vive un’infanzia molto povera, caratterizzata dalla violenza: a scuola viene preso in giro dai compagni, mentre a casa viene picchiato dalla madre.
A sedici anni commette la sua prima violenza sessuale, per cui non verrà mai perseguito in quanto alla ragazza viene sconsigliato di denunciare.
A 19 anni, partecipando al funerale del padre, scopre di avere altri 15 fratelli da un precedente matrimonio, oltre al fatto di aver avuto un gemello morto quando avevano solo un mese di vita. A 26 anni incontra Carole, con cui va a vivere vicino ad Amiens e da cui avrà due figli. A quel punto è già un criminale che commette furti di varie entità. Ha già perso un lavoro e commesso una violenza.
1986-1992: gli omicidi di Amiens e la prima condanna a 8 anni
Vive ad Amiens da poco quando commette il suo primo omicidio. Incontra Isabelle Mesnage mentre è alla guida. La costringe a salire in macchina, raggiunge una strada isolata e poi cerca di sedurla. Quando lei lo rifiuta, la colpisce diverse volte, la strangola a morte, la violenta e la mutila. Poi mette i genitali in sacchetto e li porta via con sé, il corpo lo abbandona per strada. Il caso viene chiuso nel 1992 per mancanza di una pista.
Qualche settimana dopo, nota la quindicenne Françoise. Le offre un passaggio verso casa, ma quando si accorge del pericolo, la ragazza si butta fuori dall’auto e scappa. Quella stessa sera i due si incontreranno di nuovo a una festa. Lei deciderà di non sporgere denuncia, vergognandosi troppo per aver accettato un passaggio da uno sconosciuto.
Intanto a casa la situazione non è migliore: Rançon picchia la moglie così spesso che i vigili del fuoco sono sempre a casa loro. Finché nel 1991, la donna, incinta di un secondo figlio che non gli farà mai conoscere, lo lascia.
Un anno dopo, il 19 giugno 1992, incontra Nathalie, una segretaria di 20 anni. Armato di coltello la costringe a salire in auto, poi la porta in un bosco, la violenta e le ruba i pochi soldi che ha. Non avendo opposto alcuna resistenza, Rançon decide di lasciarla andare. Una volta libera però, Nathalie denuncia lo stupro a mano armata indicando l’auto del suo aggressore.
Rançon prova a mettersi in contatto con lei ma viene colto sul fatto e l’8 luglio viene arrestato per la prima volta. Riconosciuto dalla vittima, viene processato per stupro commesso sotto la minaccia di un coltello e condannato a otto anni.
1997: il trasferimento a Perpignan e l’omicidio di Mokhtaria Chaïb
Dopo cinque anni e due mesi, il 6 settembre 1997, all’età di 37 anni, viene rilasciato e si trasferisce a Perpignan, in un hotel vicino alla stazione. Dopo pochi giorni incontra Nadjet Ouatiki, una ragazza di 18 anni. Si avvicina, la afferra per il collo e la scaraventa sul prato. Mentre lei urla lui le strappa i vestiti. Si salverà solo grazie a un’auto di passaggio che, fermandosi, spaventerà Rançon e lo spingerà a scappare. Nonostante la denuncia di Ouatiki, le autorità non riusciranno a risalire all’uomo.
Passano i mesi. La nuova aggressione avviene nella notte tra il 20 e il 21 dicembre. La vittima è Mokhtaria Chaïb, una studentessa di 19 anni. Purtroppo questa volta nessuno riuscirà a salvarla. Rançon prima la blocca con un coltello, poi la porta in un terreno abbandonato vicino alla stazione dove cerca di violentarla, infine la mutila e le scuoia i genitali. Metterà i resti in un sacchetto, insieme alle scarpe, e poi lascerà il corpo per strada.
Secondo le autorità, solo un chirurgo esperto poteva aver commesso un delitto di quel tipo; e per questo motivo le indagini si concentreranno su un chirurgo peruviano di 49 anni, Andrés Palomino-Barrios, già condannato per moltecipi frodi. Il dottore verrà accusato di omicidio e atti di barbarie nel 1998.
1998: l’omicidio di Marie-Hélène Gonzalez e il secondo arresto
Il 9 marzo di quell’anno, Rançon pugnala allo stomaco una ragazza di 19 anni di nome Sabrina, che – vedendolo barcollare ubriaco – si era avvicinata a lui per aiutarlo. Le urla della ragazza attirano l’attenzione di una vicina che, uscendo di casa, fa scappare l’uomo. Anche in questo caso, nonostante la denuncia di Sabrina, che sopravvive alla violenza, le autorità non riescono a risalire a lui, e il caso viene rapidamente chiuso.
A giugno offre un passaggio in auto alla 22enne Marie-Hélène Gonzalez. Anziché portarla a casa però, la porta in una discarica vicino alla stazione, dove la violenta e la pugnala a morte, poi le taglia i genitali e la decapita. Infine, come per le precedenti vittime, mette le parti tagliate in un sacchetto di plastica, lascia i resti nella discarica e torna a casa. Le somiglianze con l’omicidio di Mokhtaria Chaïb portano al rilascio del chirurgo peruviano e alla riapertura del caso.
L’ultima vittima di Perpignan è Meryl Foulonneau, 23 anni. È il 28 settembre 1998, la ragazza si trova in auto quando l’uomo la ferma. Si avvicina armato di coltello ma lei si chiude dentro e chiama il padre, il quale, arrivando subito, riesce a prendere la targa dell’auto di Rançon e darla alla polizia. Rançon viene arrestato il 30 settembre per tentata aggressione e condannato a un anno di carcere. La polizia prova a incolparlo anche per l’omicidio di Marie-Hélène Gonzalez, ma lui nega e nel suo appartamento non vengono trovate prove.

1999: il ritorno ad Amiens e la terza condanna
Viene rilasciato dopo nove mesi, il 29 giugno 1999, e si trasferisce ad Amiens. Qualche settimana dopo cerca di aggredire la 23enne Virginie. Le fa perdere i sensi e la porta via in macchina, ma quando la ragazza torna vigile lui si spaventa e la lascia andare. La ragazza riesce a prendere la targa, che denuncia alla polizia. Viene arrestato il giorno seguente, il 23 agosto, e il 14 novembre 2000 viene condannato a cinque anni per violenza sessuale con strangolamento.
2003: la relazione con la 15enne Lolita e la condanna a 1 anno
Il 4 gennaio 2003 torna a Perpignan, ha 44 anni e viene assunto come carrellista e magazziniere. Qui incontra Lolita, di appena 15 anni e mezzo, con cui va a vivere e da cui avrà due figli, uno nel 2006 e uno nel 2009. Con il passare del tempo però torna a essere un compagno violento, a picchiarla e molestarla, finché nel 2012, Lolita lo lascia e lo denuncia.
Il 12 settembre 2012 viene arrestato per la quarta volta con l’accusa di molestie e minacce di morte nei confronti dell’ex fidanzata. Il suo Dna viene prelevato e registrato nel File Nazionale Automatizzato del Dna e lui condannato a un anno di reclusione. È la quarta volta che entra in carcere.
2014: il match con il dna di Chaïb e le confessioni
E arriviamo al 2014. Rançon ha 54 anni, è uscito di nuovo dal carcere e per la terza volta torna a Perpignan. Non ha più un lavoro e vive grazie ai sussidi. Nel frattempo, le indagini continuano e grazie a un software che incrocia i Dna parziali con quelli completi si avvicinano a una svolta: il 10 ottobre 2014 viene ritrovato sulla scarpa di Mokhtaria Chaïb del materiale genetico identificato come quello di Rançon.
L’arresto arriva il 10 ottobre 2014. Dopo sei giorni di interrogatori confessa di aver ucciso Mokhtaria Chaïb e racconta dettagliatamente come è andata, spiegando di averla uccisa perché aveva iniziato a urlare e perché si era rifiutata di stare con lui.
Viene accusato di omicidio seguito da atti di tortura e barbarie. La sua storia fa il giro dei giornali e una sua foto colpisce Sabrina – la ragazza che aveva cercato di uccidere nel 1998 – che lo riconosce e si fa avanti. A quel punto il suo caso viene collegato a quello di Chaïb e la polizia inizia a sospettare un suo ruolo anche della morte di Marie-Hélène Gonzalez.
L’avvocato di Rançon gli suggerisce di confessare tutto, e così l’uomo rivela di essere l’autore anche del tentato stupro di Nadjet Ouatiki, del 1997, caso aggiunto al fascicolo del delitto di Perpignan. Aggiungere questi due casi – quello di Ouatiki e di Sabrina – di fine anni ‘90 nel fascicolo permette di processarlo anche per quei crimini nonostante fossero caduti in prescrizione. Infine, arriva la confessione dell’omicidio di Gonzalez.
Rançon trascorre tre anni e cinque mesi in custodia cautelare prima di essere deferito alla Corte d’Assise di Perpignan con l’accusa di due omicidi seguiti da stupro, entrambi accompagnati da «atti di tortura e barbarie», oltre a un tentato omicidio e un tentato stupro in «stato di recidiva legale».
2018: la condanna all’ergastolo e l’appello
Il processo inizia il 5 marzo 2018. Ha 58 anni. La prima vittima a testimoniare è Nadjet Ouatiki, poi depone Sabrina, e infine anche la prima vittima di Rançon, la ragazzina che aggredì quando aveva solo sedici anni. Infine, è lui a ricostruire i due omicidi di cui viene accusato, dichiarando di voler «fare l’amore» con le sue vittime, senza parlare mai di stupro.
Viene condannato all’ergastolo e a un periodo di libertà vigilata di 22 anni.
Ma non finisce qua.
Quello stesso anno, la procura di Amiens chiede un’inchiesta anche per l’omicidio di Isabelle Mesnage, avvenuto nel 1986, la prima donna uccisa da Rançon. Il crimine viene confessato nel giugno 2019, ma a ottobre Rançon ritratta. Nel giugno 2021 la Corte d’Assise della Somme lo condanna per stupro e omicidio a 30 anni di carcere. L’uomo farà appello, ma verrà condannato all’ergastolo con un periodo minimo di pena di 18 anni.
Riconosciuto come serial killer, Jacques Rançon potrà beneficiare della libertà vigilata nel 2036, quando avrà 76 anni.
29 novembre 2025
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