Recensione di
Valentina Ariete

giovedì 27 novembre 2025

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Il Reverendo Jud Duplenticy, ex pugile che ha preso i voti dopo aver ucciso un uomo sul ring, viene mandato a fare da aiuto nella chiesa di Monsignor Jefferson Wicks. I due uomini di fede non vanno d’accordo fin dal principio: Wicks si rifiuta di sostituire la croce distrutta anni prima da sua madre Grace e in più tratta la parrocchia con fare autoritario, istigandola alla rabbia e alla paura. Duplenticy, che non ha messo da parte lo spirito combattivo, minaccia di farlo cacciare se non cambierà condotta. Quando Wicks muore in circostanze misteriose durante un sermone, il gruppo di fedeli che lo venera come una rock star punta immediatamente il dito contro il Reverendo Jud. Questo è proprio un caso per il detective Benoit Blanc.



Wake Up Dead Man raggiunge la perfetta fusione tra intrattenimento e critica sociale: questo è il film più politico della saga di Benoit Blanc, che non ha paura di sfidare leader contemporanei e religione.



“Sei un combattente?” dicono a Jud Duplenticy, che, nonostante l’abito talare, continua ad alzare i pugni in aria, più che croci o rosari. E in effetti il giovane prete lo è. Così come Rian Johnson: il regista americano ha infatti cominciato con un film a basso budget, Brick – Dose mortale, premiato al Sundance Film Festival nel 2005, e da allora si batte per mantenere il giusto equilibrio tra intrattenimento e visione d’autore. Ci ha provato anche con Star Wars: il suo Gli Ultimi Jedi (2017) ha tentato di rivoluzionare la saga di Lucas dall’interno, ma forse la Disney non era ancora pronta. È però con un’altra saga, quella di Knives Out, che ha trovato la formula perfetta.

Uscito nel 2019, Cena con delitto – Knives Out è stato un successo sorprendente: la passione sempre crescente per i generi crime e giallo e il cast di grandi star ne hanno fatto un caso. Un’occasione che Netflix non si è fatta sfuggire: il colosso dello streaming ha infatti prodotto ben due sequel. Ma se Glass Onion: Knives Out non è stato all’altezza del film madre, con Wake Up Dead Man: A Knives Out Mystery Johnson si riprende tutto quello che è suo. E va oltre.

Anche sceneggiatore, l’autore utilizza il detective Benoit Blanc di Daniel Craig come avrebbe fatto Hitchcock: arriva a storia già inoltrata, mettendo il peso dell’emotività della storia sulle spalle di Josh O’Connor. E sono spalle ben salde: l’attore inglese, ormai una certezza, sfoggia un’interpretazione memorabile. E dire che ad affiancarlo ci sono nomi, oltre a Craig, come Josh Brolin, Glenn Close (strepitosa come sempre), Cailee Spaney e Andrew Scott. Il suo Jud (nome evidentemente scelto non a caso), nonostante sia un uomo di fede, sceglie di seguire soprattutto la ragione. E, come gli dice Blanc, fa bene, perché tutto è storytelling: anche la religione.

Tra un colpo di scena e l’altro, Johnson ne ha per tutti: il culto della personalità, che con i social diventa sempre più pericoloso; il populismo di chi guida le masse, che sia un leader politico o un Monsignore, che tiene volontariamente nella costante paura dell’altro le persone; la ribellione alla cultura woke, che, dopo un breve periodo di riflessione, ha suscitato una reazione carica d’odio. “Il mondo vuole distruggerci attraverso le femministe marxiste” dice padre Wicks. Jud non ci sta e si ostina a voler trovare la verità dietro a tanto fumo negli occhi. Mai come in questo film il “perché” è più importante del “whodunit”.



E se “la minaccia viene sempre dall’interno”, scoprire chi sia l’assassino è quindi un piacere in più: giocando con tono, generi (c’è una sequenza quasi horror) e messa in scena, è in realtà con i dialoghi che Johnson tira fuori i veri effetti speciali. Insieme ai suoi attori magnifici confeziona quindi un vero e proprio “cavallo di Troia”, con cui ci fa ridere e appassionare, ma in realtà realizza uno dei suoi film più politici. Nonché uno dei gialli più interessanti degli ultimi anni.

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