Per Leonardo Scarselli, team manager della Maltinti, il 2026 sarà molto probabilmente l’ultima stagione in squadra
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«Se la Maltinti porterà avanti o meno l’attività agonistica – riflette Leonardo Scarselli, team manager della formazione dilettantistica toscana – lo decideranno i figli del povero Renzo, com’è giusto che sia. Per quanto mi riguarda, credo proprio che la prossima stagione sarà la mia ultima nell’ambiente. Sarà la cinquantesima della società e per me è un onore poterla guidare in un momento così importante: volevamo in ogni modo raggiungere questo traguardo per onorare la memoria dell’indimenticato presidente e ci siamo riusciti. Però, allo stesso tempo, non voglio prendere in giro nessuno: mentirei se dicessi che in questo ciclismo mi diverto ancora».
Leonardo, negli ultimi anni sei sempre stato uno degli addetti ai lavori più critici nei confronti di un mondo, quello degli Under 23, a detta tua senza un’identità precisa e via via più povero. A quali conclusioni sei arrivato?
«A detta mia? Io non ho fatto altro che fotografare la situazione, e non ci voleva molto per capire che certi meccanismi si stavano inceppando. Guardate cos’era il dilettantismo toscano vent’anni fa e cos’è rimasto oggi. Avevamo squadre, sponsor e corridori. Oggi, invece, gli sponsor scappano perché per lasciare il segno dovrebbero spendere non si sa quanto, gli atleti meno talentuosi smettono o si trascinano senza speranze, e le piccole squadre alzano bandiera bianca perché non si tolgono più soddisfazioni, perché la spesa non vale l’impresa e perché, se si continua di questo passo, tra qualche anno non ci saranno nemmeno più corridori da ingaggiare».
Un quadro funesto.
«Non voglio limitarmi al dilettantismo, i problemi nascono prima. Parlavo recentemente con Sabatini, l’ex professionista, e i numeri delle categorie giovanili sono in picchiata persino nella Valdinievole, una terra che ha sempre sfornato qualità e quantità. Benissimo che i talenti più promettenti vadano all’estero: ma in futuro esisteranno ancora delle realtà italiane pronte ad accogliere chi verrà respinto dal sistema dei vivai? Non metto in dubbio che il ciclismo sia sempre popolare a livello internazionale, che i tifosi sulle strade non manchino e che di biciclette se ne vendano tantissime, ma da un punto di vista agonistico l’Italia è allo sbando. Un’emorragia inarrestabile, un tumore con metastasi sparse ovunque. Per me, nel nostro paese, il ciclismo farà la fine della boxe: da sport di punta a passione di nicchia».
Nel 2025 Giosuè Crescioli ha corso con la Maltinti, ma i postumi della caduta al Del Rosso nella stagione precedente lo hanno tenuto lontano dalle vittorie
Cos’è andato storto, secondo te?
«Non saprei da dove cominciare. Non è stato giusto credere soltanto nelle continental abbandonando al loro destino le formazioni regionali. A noi cos’è rimasto? Gli elite che s’intestardiscono nel voler passare professionisti, oppure gli juniores che non sono riusciti ad entrare nei vivai e nelle continental. Non facciamo in tempo a valorizzare un atleta, che subito qualcuno ce lo porta via senza riconoscerci niente. E a quel punto bisogna ricominciare da capo. Di soddisfazioni, poi, è difficile togliersene, quando le continental si presentano perfino alle corse regionali: che per loro non fanno la differenza, mentre per una realtà più piccola sì».
L’Unione Ciclistica Internazionale, tuttavia, negli ultimi due anni ha preso provvedimenti per separare più nettamente Under 23 e professionisti. Sei d’accordo?
«Posso anche essere d’accordo, ma ormai è troppo tardi. Il nostro mondo è stanco, avvilito e sfibrato. Bisognava pensarci prima, bisognava non mescolare tutto, bisognava rifiutare una certa promiscuità. Se devo essere sincero, non sono nemmeno così convinto della bontà della decisione di impedire ai ragazzi dei Reverberi di correre le internazionali degli Under 23. Fosse per me, a quelle gare dovrebbero partecipare soltanto gli atleti delle continental, dei vivai e delle Professional. Alle squadre di club, invece, bisognava lasciare le nazionali e le regionali. Ad ognuno il suo, e vedrai che la situazione non si sarebbe inaridita con questa velocità e intensità».
Non hai mai risparmiato critiche alla Federazione Ciclistica Italiana. Quali mancanze le imputi?
«Da un punto di vista dilettantistico, diciamo così, la scarsa attenzione rivolta alle squadre di club nel momento in cui si è deciso, in ritardo, di scommettere quasi tutto sulle continental per uniformarsi al resto d’Europa. Più in generale, il disinteresse e la mancanza di idee per fronteggiare e tamponare le emergenze più impellenti: la sicurezza stradale e il drammatico calo degli iscritti. Non pensiate che goda nel fare certe constatazioni, ma se non viene invertita la rotta tra qualche anno il ciclismo italiano non esisterà più, se non come attività circoscritta. Se le squadre continuano a chiudere, chi vorrà correre come potrà riuscirci? Se le famiglie e i bambini continuano a preferire altri sport, le squadre rimaste dove potranno trovare gli atleti per allestire l’organico?».
Prima di trasferirsi alla Gallina Ecotek Lucchini nel 2025, Lorenzo Magli ha fatto parte della Mastromarco. La Maltinti gli ha fatto la corte per averlo nel 2026, ma Magli andrà alla Hopplà (foto: Bernardini)
Come giudichi l’ultima stagione della Maltinti? I fari erano Innocenti e Giosuè Crescioli.
«Come vuoi che la giudichi? Non abbiamo vinto neanche una gara. Ci siamo piazzati in qualche occasione nella seconda metà della stagione, ma sinceramente ci aspettavamo di più. Crescioli ha avuto alcuni problemi fisici e di salute, e peraltro era reduce dalla brutta caduta al Del Rosso dello scorso anno, quindi per iniziare la fase più seria della preparazione abbiamo dovuto aspettare che si ristabilisse. Innocenti, invece, non ha avuto intoppi. Non posso rimproverargli niente, ha una passione e una meticolosità encomiabili, da portare come esempio; però non riesce a ritrovare il colpo di pedale che lo contraddistingueva tra gli juniores, e mi chiedo fino a che punto sia opportuno continuare a incaponirsi nella ricerca di un contratto nella massima categoria».
Rimarranno con voi?
«No, Innocenti va alla Hopplà e Crescioli alla Gallina. Avevo provato ad avvicinare Lorenzo Magli, l’unico elite toscano su cui secondo me poteva valere la pena puntare, ma anche lui si è accordato con la Hopplà. E allora, d’accordo con la società, abbiamo deciso di cambiare strategia: basta elite di spicco, ai quali bisogna anche garantire un cospicuo rimborso economico senza avere la certezza dei risultati, e spazio ai più giovani. L’organico del prossimo anno sarà composto da nove atleti: Brogi, Bolognesi, Catarzi, Franchini, Zanaga, Frius, Galletti, Petrolati e Simoncini. Dai test effettuati, un paio di loro sembrano avere una discreta cilindrata. Vediamo cosa saremo in grado di raccogliere. Provare a far crescere qualche ragazzino è forse l’unica gratificazione che ci è rimasta».