Parallelamente, sul piano giuridico, Trump ha spinto la logica dello “stato di guerra contro i cartelli”: ha firmato un ordine esecutivo che consente di designare i gruppi criminali del continente come organizzazioni terroristiche; nel 2025 ha fatto inserire Tren de Aragua, gang venezuelana, e il Cartel de los Soles in queste liste, sostenendo che la loro attività è una minaccia alla sicurezza nazionale paragonabile a quella di Al-Qaeda.
La chiusura simbolica dei cieli venezuelani si inserisce in questa cornice: se il Paese è descritto come un gigantesco hub narco-terrorista, allora l’intero suo spazio aereo può essere trattato come ostile. Ma questa narrazione cozza con un dato che molti analisti continuano a ricordare: l’epidemia di overdose che uccide decine di migliaia di statunitensi ogni anno è legata soprattutto a fentanyl e sintetici prodotti in gran parte in Messico e in Asia, che entrano via terra, non attraverso presunte rotte aeree venezuelane.
Poi c’è il livello, molto concreto, degli effetti su chi vola davvero. L’avviso FAA parla di interferenze GPS, di esercitazioni militari venezuelane, di massiccia mobilitazione delle forze armate di Caracas, che ha dispiegato sistemi di difesa aerea capaci di raggiungere le quote dei voli di linea. In un ambiente del genere basta un errore di identificazione, un malinteso tra torre di controllo e equipaggio, un velivolo che devia dalla rotta per condizioni meteo, per trasformare un Boeing pieno di passeggeri in un bersaglio. Chiudere formalmente lo spazio aereo, anche solo per tutte le compagnie occidentali, significa ridurre questo rischio ma al prezzo di isolare ancora di più un Paese già strangolato.
Le conseguenze, sostengono molti osservatori, non saranno pagate dai “drug dealers” evocati da Trump, ma da cittadini venezuelani e latinoamericani qualunque. Le rotte tagliate alzano i prezzi dei biglietti, allungano i tempi, rendono difficili ricongiungimenti familiari, viaggi di lavoro, perfino il trasporto di merci sensibili. La diaspora venezuelana – milioni di persone disperse tra Colombia, Brasile, Stati Uniti, Spagna e Portogallo – vedrà peggiorare ancora la possibilità di muoversi. Le compagnie che restano operative, spesso regionali, si troveranno a lavorare in condizioni di rischio e in un ecosistema assicurativo ostile: la “chiusura” proclamata dal presidente pesa sulle loro valutazioni più di qualsiasi comunicato di Caracas.
Intanto la diplomazia si muove in una zona grigia. Fonti di Reuters raccontano di contatti diretti tra Washington e Caracas, di telefonate e discussioni su possibili negoziati, persino della possibilità di un incontro futuro tra Trump e Maduro.