Il senso di Trump per gli affari in aree di conflitto. La Russia come terra di opportunità, e non come avversario dell’Occidente. Dopo le varie sfaccettature che hanno riguardato la crisi del Medio Oriente, con la suggestione della Gaza Riviera, il Wall Street Journal titola: “Fare soldi, non fare la guerra”, in riferimento alla strategia del tycoon per concludere il conflitto Russia-Ucraina.

Il quotidiano americano scrive che l’intenzione del presidente sia quello di accettare le proposte del Cremlino: una pace tramite gli affari con grande costernazione dell’Europa. Le fonti citate dal Wsj ricostruiscono l’incontro di ottobre, avvenuto in Florida, a Miami, tra l’inviato speciale americano Steve Witkoff – molto contestato anche in casa perchè accusato di essersi piegato alle indicazioni del Cremlino – e Kirill Dmitriev, capo del fondo sovrano russo e negoziatore scelto da Vladimir Putin. I due avrebbero discusso di un piano da duemila miliardi di dollari per far uscire dal tunnel l’economia russa. Un piano che vedrebbe le aziende americane in prima linea, rispetto ai concorrenti europei.

Il Wsj ritiene che il piano illustrato da Dmitriev consentirebbe alle aziende statunitensi di attingere ai circa 300 miliardi di dollari di asset della banca centrale russa congelati in Europa per progetti di investimento russo-americani e per la ricostruzione dell’Ucraina nel dopoguerra. Inoltre le aziende americane e russe potrebbero unire gli sforzi per sfruttare le ricchezze minerarie dell’Artico. Proponendo accordi multimiliardari nel settore delle terre rare e dell’energia, Mosca potrebbe ridisegnare la mappa economica dell’Europa, creando al contempo una frattura tra l’America e i suoi alleati.

Non è un caso, per il Wsj, che a guidare questa strategia russa ci sia Dmitriev, ex dipendente di Goldman Sachs, che ha trovato interlocutori interessati in Witkoff e Jared Kushner, genero del presidente americano, il cui fondo di investimento Affinity Partners ha attirato investimenti miliardari dalle monarchie arabe. Tanto che di recente il principe ereditario dell’Arabia saudita, bin Salman, è stato ricevuto con onori alla Casa Bianca, e difeso a spada tratta da Trump persino sul caso dell’omicidio del giornalista dissidente Khashoggi, che persino la Cia ha attribuito a bin Salman in qualità di mandante.

Ma per Trump, racconta il media americano, i confini contano meno degli affari: negli anni ’80 si era offerto di negoziare personalmente una rapida fine della Guerra Fredda, mentre costruiva una Trump Tower di fronte al Cremlino. “La Russia ha tante risorse” ha dichiarato Witkoff al Wall Street Journal, descrivendo la sua speranza che Russia, Ucraina e Usa diventino partner commerciali: “Se riusciamo a raggiungere questo risultato, tutti prosperano, e la condizione sarà un baluardo contro futuri conflitti”. La Russia ha chiarito a Witkoff e Kushner che come partner preferirebbe le aziende Usa, non quelle europee i cui leader hanno “fatto un sacco di sciocchezze” sugli sforzi di pace.

Una fonte ha affermato al Wsj: “È l’arte dell’accordo di Trump dire: ‘Guarda, sto risolvendo questa questione e ci sono enormi vantaggi economici per l’America, giusto?”. Insomma, più che la forza militare o l’arte della diplomazia, vale il colore dei soldi. In questo contesto, quanto possono contare Donbass e Crimea? Secondo il Telegraph, l’amministrazione Trump è pronta a riconoscere il controllo della Russia su queste regioni, alla faccia dell’Ucraina. A consegnare una proposta con questi termini al presidente Putin potrebbero essere proprio Witkoff e Kushner.