C’è grande attesa intorno a quella che sarà la nuova avventura di Remco Evenepoel. A partire dal 2026 il belga sarà in gruppo senza indossare la maglia della Soudal Quick-Step, i cui colori invece ha sempre difeso nell’arco della carriera, almeno fino alla fine dell’annata 2025. Il bi-campione olimpico sarà infatti in forza alla Red Bull-Bora-hansgrohe, squadra con cui sta già programmando il futuro a breve termine e che punta molto su di lui per ridurre la distanza ancora presente fra essa e le squadre che occupano i primissimi posti della classifica mondiale.
Il periodo di passaggio fra una stagione e l’altra è comunque propizio anche per guardare al passato. Evenepoel, in un’intervista concessa a Nieuwsblad, ha ripercorso quelli che sono stati gli ultimi mesi in maglia Soudal Quick-Step: “Si è capito che la squadra vuole tornare a essere forte nelle Classiche e sta investendo molto sotto questo aspetto – le parole del campione belga – Però mi viene anche da pensare che siamo arrivati sul podio del Tour de France (nel 2024 – ndr), che avevamo vinto la Vuelta a España (nel 2022 – ndr) e che eravamo sulla buona strada per poter vincere il Giro d’Italia. A questo punto, perché non impegnarci di più in questo settore e investirci di più? Per qualche motivo, però, questo non era il più piano della squadra. Quindi ho pensato: va bene, se non faremo tutto il possibile per i Grandi Giri, tanto vale cercare qualcosa d’altro“.
Evenepoel si mostra molto fiducioso per quel che concerne il supporto tecnico che riceverà in Red Bull-Bora-hansgrohe. In particolare, il suo allenatore sarà Dan Lorang: “Lui è un po’ fuori dagli schemi – il commento dell’iridato a cronometro di Kigali 2025 – Vuole affrontare certe cose in modo diverso. Senza entrare nei dettagli, ha dato un’occhiata ai miei allenamenti passati e ha già creato un piano completo, quindi è uno che sa dove andare. Ci sono alcune aree in cui secondo lui ci sono margini di miglioramento, mentre altre sono già al limite. Nel gruppo tecnico ci sono anche degli specialisti per le cronometro e l’aerodinamica, ma in quei settori sono già abbastanza bravo…”.
Quali sono le aree in cui Evenepoel può crescere? “Gli sforzi brevi, come quelli che fa Tadej Pogačar per cinque minuti, costringendo tutti gli altri a rallentare, prima o dopo – le parole del belga – In realtà bisogna arrivare a dieci minuti, perché di solito la sua squadra fa cinque minuti ad altissimo ritmo e poi Tadej ce ne mette altri cinque. Aumenta per un minuto, per un altro minuto e poi riesce a rimanere su quel ritmo. È qualcosa su cui lavoreremo”.
Tornando al recente passato, Evenepoel parla di un momento complicato vissuto ormai quasi un anno fa, quando l’incidente in allenamento (fu colpito da una portiera che si stava aprendo mentre lui passava accanto a un furgoncino) lo costrinse a saltare tutta la preparazione invernale e gli costò un inizio di stagione più complicato del previsto: “Quello è stato un duro colpo – racconta il belga – Tutti i miei colleghi iniziavano ad allenarsi e io sapevo che avrei dovuto stare fermo per otto settimane, proprio nel momento in cui volevo riprendere a pedalare. La guarigione è stata lenta. Poi era inverno, la luce arrivava tardi e faceva buio presto. Mi dicevo che se le cose non fossero migliorate in fretta, avrei anche potuto smettere”.
Evenepoel aggiunge: “Solo più tardi mi sono reso conto di quanto fosse grave la situazione in quel periodo. Ripensandoci adesso, credo che stessi andando verso la depressione, o che ci fossi già dentro. Stavo sul divano tutto il giorno. Se qualcuno mi mandava un messaggio, mi sentivo come se mi stesse disturbando o interferisse. Anche se era tutti avevano buone intenzioni. Se qualcuno chiamava, non rispondevo. Rispondevo solo a Dario (Kloeck, nipote e meccanico – ndr), e a mamma e papà”.
Poi, le cose, fortunatamente, sono tornate a sorridere al campione belga, che ha ripreso a correre e a sfoderare grandi prestazioni, tanto da portare a casa, fra le altre cose, la vittoria alla Freccia del Brabante, un titolo mondiale e anche un alloro europeo.
