Ora i genitori e le ragazze coinvolte stanno valutando di presentare una regolare denuncia alle forze dell’ordine contro ignoti. Il caso della ‘lista stupri’ al liceo Giulio Cesare di Roma non sembra finire qui. Un’ondata di sdegno attraversando i corridoi del famoso plesso romano. Quei nomi e cognomi scritti in un elenco, comparso nel bagno dei maschi del liceo nel quartiere Trieste della Capitale, hanno scosso profondamente la comunità e riacceso il dibattito sulla violenza di genere tra gli adolescenti. 

Una lista choc, scritta da ignoti, in cui sono comparsi i nomi di otto studentesse, tutte appartenenti alle liste che si erano presentate alle elezioni. Il sospetto è che la questione relativa alla politica studentesca possa aver contribuito. Chi ha scritto quei nomi, in sostanza, potrebbe (anche) essere un rivale politico delle studentesse. Una pista, questa, che verrà esaminata.

L’indignazione e paure

Di certo l’episodio ha fatto esplodere l’indignazione. “Quando ho visto quella foto girare, mi sono vergognata e sentita esposta, umiliata davanti a tutti. Volevo sparire. Ma poi ho capito: io non devo vergognarmi, bensì chi l’ha fatta”, ha detto una delle ragazze che hanno visto il proprio nome scritto in rosso nella “lista stupri”, intervenendo durante l’assemblea pubblica di venerdì.

“Chi l’ha fatto è un vigliacco”, ha aggiunto davanti ai compagni. “Mi sono sentita umiliata, ho provato vergogna, alcune ragazze hanno detto anche rabbia”, racconta una rappresentante d’istituto e una delle ragazze finite nella lista. Accanto allo sconcerto c’è anche la preoccupazione per il futuro: “Ho paura solo per quello che potranno fare queste persone, magari quando usciranno da questa scuola. Quando usciranno saranno un pericolo probabilmente”. La reazione degli studenti è stata immediata e compatta.

Richieste di intervento

Chiedono che siano “le istituzioni competenti” a intervenire. Anche le famiglie hanno scritto una mail alla preside chiedendo che la vicenda venga affrontata con serietà. Secondo Angela Verdecchi, coordinatrice Nazionale della Rete degli Studenti Medi.

“Non è un caso isolato – prosegue – quello che è avvenuto al Liceo Giulio Cesare è solo l’ennesima dimostrazione di una cultura patriarcale che considera i corpi femminili come oggetti, come bersagli, come ‘nomi da inserire in una lista’. È essenziale combattere questo fenomeno partendo dai luoghi di istruzione, è evidente la necessità di introdurre un’educazione sessuale e affettiva obbligatoria, laica e scientificamente fondata in maniera strutturale in tutte le scuole italiane”.

Le reazioni  

Tutte le forze politiche hanno sottolineato la gravità dell’accaduto: chi parla di ‘lista raccapricciante’ come Giovanna Miele della Lega, chi chiede l’educazione affettiva come il Pd, sostenendo che si tratta della “manifestazione di una cultura patriarcale che considera i corpi delle donne oggetti da insultare, intimidire, controllare. Un atto di violenza pura”. Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara è intervenuto in modo deciso auspicando anche provvedimenti: si tratta, per il ministro, di “un fatto grave che va indagato e sanzionato duramente”.