Ha rischiato di essere il decimo caso del focolaio di febbre di Marburg appena registrato in Etiopia. Dopo 72 ore di attesa isolato nel reparto di Malattie infettive del Cardinal Massaia l’ottantunenne astigiano ricoverato nelle scorse settimane aveva potuto tirare un sospiro di sollievo.
Tutti e tre i test inviati allo Spallanzani per confermare il sospetto di febbre emorragica – un virus appartenente alla stessa famiglia dell’ebola – sono risultati negativi.
La storia
L’uomo si era presentato il 20 novembre mattina in Pronto soccorso: aveva problemi gastrointestinali e qualche linea di febbre. L’allarme tra il personale del Cardinal Massaia è scattato però quando l’uomo ha riferito loro di essere di ritorno da un viaggio in Etiopia.
IL CASO
Sospetto caso di febbre emorragica di Marburg ad Asti: scatta il protocollo di sicurezza
A CURA DELLA REDAZIONE DI ASTI
20 Novembre 2025
Era infatti da poco stato emesso un alert dell’Organizzazione mondiale della sanità in cui si registrava, per la prima volta, un focolaio di febbre di Marburg in quelle aree: nove le persone coinvolte.
L’uomo è stato da subito isolato nel reparto con camere a pressione negativa e gli è stato dato un portatile per comunicare con medici e infermieri per evitare il più possibile i contatti. I turni del personale sono stati rafforzati: le procedure sono state ancora più complesse di quelle per il Covid, con dispositivi di protezione individuale maggiori.
Il virus Marburg
Il virus Marburg è stato identificato per la prima volta nel 1967 nell’omonima cittadina tedesca. All’epoca erano state importate alcune scimmie infette dall’Uganda per una ricerca di laboratorio. Alcuni tecnici si erano infettati ed erano morti.
Una delle caratteristiche sintomatologiche più importanti è il sanguinamento, con febbre molto alta: ecco perché viene definita febbre emorragica. Il virus è simile all’ebola e può causare una malattia che porta in modo rapido alla morte.
I casi iniziali risultano tipicamente da contatti con pipistrelli (soprattutto quelli della frutta). Possono poi esserci delle trasmissioni tra persone con un contatto con il sangue o altri liquidi biologici. Spesso in Africa si può diffondere con la preparazione delle salme di persone molte a seguito dell’infezione.