Analizzandone gli effetti su topi i ricercatori hanno scoperto che, una volta effettuato un tatuaggio, l’inchiostro si sposta rapidamente attraverso il sistema linfatico e, nel giro di poche ore, si accumula in grandi quantità nei linfonodi — organi chiave del sistema immunitario. Secondo lo studio, l’inchiostro innesca una risposta infiammatoria in due fasi: una fase acuta, che dura circa due giorni, seguita da una fase cronica che può proseguire per anni. Quest’ultima risulta la più preoccupante, poiché i pigmenti vengono assorbiti dalle cellule del sistema immunitario, in particolare i macrofagi, che non sono però in grado di digerire l’inchiostro, come farebbero con altri agenti patogeni, fino a causarne la morte. Un fenomeno più marcato soprattutto con gli inchiostri rosso e nero. Secondo gli autori, l’inchiostro rimane intrappolato nei linfonodi in modo continuo, coinvolgendo anche le cellule nuove, compromettendo progressivamente la capacità di difesa. Lo studio, inoltre, suggerisce anche che i tatuaggi inducono una minore efficacia dei vaccini. Risultati che sollevano importanti interrogativi sulla sicurezza dei tatuaggi che spingono ad approfondire gli studi su possibili pericoli dovuti ai tatuaggi e la ricerca di procedure o pigmenti più sicuri. A rendere ancora più complessa la situazione è anche l’uso di una gran varietà di pigmenti, spesso mescolati tra loro, su cui però avvengono costanti controlli, come nel 2022, quando la scoperta di alcune sostanze cancerogene aveva portato al ritiro dal mercato italiano di nove prodotti.