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È scattata in Lombardia l’allerta territoriale per l’arrivo dell’influenza. Con l’incidenza che ha, oramai, toccato i 9,8 casi ogni mille abitanti, si mette in moto la macchina della sanità pubblica. Al momento è prematuro prevedere quando ci sarà il picco ma, scendono alcune stime, potrà arrivare già durante le festività natalizie e durare a lungo.

Ambulatori dedicati all’influenza a Varese, Tradate e Laveno

La Sette Laghi ha avviato gli ambulatori dedicati ai casi di minore gravità a Varese, Tradate e, da quest’anno, anche a Laveno Mombello.  Sono gli “hot spot infettivologici”: i medici, oltre alla valutazione clinica, se opportuno, possono effettuare misurazione della saturazione, tamponi rapidi ed eseguire ecografie, garantendo così una prima valutazione diagnostica. Nei casi più complessi, potranno anche prescrivere radiografie (RX) ed esami del sangue, assicurando approfondimenti diagnostici con un percorso appropriato alle condizioni del paziente.

Il ruolo del call center 116117

L’accesso non è diretto ma avviene attraverso l’indicazione del call center 116117: dal 26 novembre scorso la nuova centrale unica di continuità assistenziale è collocata nell’ospedale di Gallarate. Sono i medici che rispondono alle domande e, in base alla valutazione, danno consigli, invitano a recarsi all’hot spot o raggiungere il pronto soccorso.
Si registrano alcune criticità legate ai tempi di attesa per il servizio improntato alla consulenza medica in grado, però, di fornire risposte precise sul caso.

La campagna vaccinale

Per la Sette Laghi è determinante, in questo momento, coinvolgere la maggior parte della popolazione, soprattutto i fragili e i cronici, con le vaccinazioni antinfluenzali, come spiega la dottoressa Emanuela Boschi dirigente delle Cure primarie e  facente funzione del Dipartimento Vaccinazioni e Malattie infettive: « La vaccinazione antinfluenzale è ancora fortemente raccomandata. Gli anticorpi iniziano a svilupparsi in una decina di giorni  quindi siamo ancora in tempo per proteggere le fasce più a rischio. Quest’anno, a livello aziendale, si è deciso di offrire le vaccinazioni anche a tutti i pazienti e ai loro famigliari in dimissione dopo il ricovero in Medicina così come alcuni reparti che seguono pazienti cronici stanno offrendo i vaccini direttamente in ambulatorio».

In questo momento, la provincia di Varese non presenta dati brillanti, è tra i 4 territori con la minor adesione: 18,93 somministrazioni ogni 100.000 abitanti, di poco superiore a Sondrio Pavia e Mantova, mentre nel resto della regione le percentuali variano tra i 20,9 di Milano, i 22,5 di Lecco, i 22,3 di Monza Brianza, i 21,3 di Lodi, i 19,9 di Brescia, i 19,4 di Bergamo, e i 19,5 di Como.

Ospedale di Comunità

In vista dell’afflusso superiore alla media di pazienti da ricoverare, l’Asst Sette Laghi ha attivato 16 letti dell’ospedale di comunità per i casi di degenti che hanno superato la fase acuta della malattia ma non sono ancora in grado di tornare al proprio domicilio.

Ci sono poi i letti “sub acuti” dove la complessità è minore ma c’è ancora bisogno di assistenza sanitaria: ulteriori letti verranno attivati su disposizione di Ats Insubria in altre strutture socio assistenziali.

Grandi anziani

C’è, poi, una terza via, un progetto chiamato “bed blocker – grandi anziani”  che aggiunge ulteriori 12 posti letto sociali in coprogettazione con il terzo settore, destinati a pazienti che non hanno più bisogno di cure ospedaliere, ma non possono ancora rientrare al domicilio per difficoltà soprattutto di tipo sociale.

prof dentali

Si tratta di un progetto sperimentale, ideato dall’equipe del professor Dentali del Dipartimento di Medicina insieme al Dipartimento Infermieristico guidato dal dottor Antonio Staffa e alla direzione Socio sanitaria: « Si chiamano “dimissioni difficili” – spiega il professor Francesco Dentali – e riguardano pazienti clinicamente guariti, ma ancora ricoverati in ospedale perché non hanno dove andare. Non per ragioni sanitarie, ma sociali o sociosanitarie: mancano familiari, una casa adeguata, oppure le risorse per sostenere la retta in una struttura. Nel 2023 l’ASST dei Sette Laghi ha analizzato il fenomeno: oltre 180 pazienti hanno avuto dimissioni ritardate per motivi non clinici. In media, la loro degenza si è protratta per settimane o addirittura mesi. Un costo umano, clinico ed economico enorme.»

Secondo lo studio pubblicato nel 2023 dalla Fadoi Lombardia (che ha coinvolto 10 reparti di medicina interna e 4000 pazienti), il 23% dei ricoverati resta in ospedale per motivi non clinici.

Il 15 dicembre inizierà questo progetto, unico in Italia, che durerà 12 mesi, finanziato da Regione Lombardia e realizzato in coprogettazione con l’ente Sacro Monte – Campo dei Fiori.

Dodici letti per liberare alleggerire i reparti di medicina negli ospedali
prof dentali

Il progetto prevede 12 posti letto all’interno della struttura Sacro Monte, destinati a pazienti stabilizzati ma ancora in attesa di una collocazione definitiva: «Non è un ricovero ospedaliero – spiega il Direttore del Dipartimento di Medicina – ma una forma innovativa di degenza sociosanitaria con presidio medico minimo e forte supporto sociale».

I pazienti saranno seguiti da un medico per 6 ore settimanali, un infermiere per 28 ore settimanali, un assistente sociale presente tutti i giorni, un fisioterapista e un educatore professionale per il mantenimento funzionale e dell’aderenza terapeutica.

La Sette Laghi avrà una figura di riferimento, la responsabile delle cure sub acute Monica Giani, che assicurerà la continuità clinica e il monitoraggio dei risultati:« La formula – commenta il professor Dentali – è clinicamente adeguata e sostenibile economicamente. Ricordiamoci che un posto in medicina interna costa al sistema tra i 600 e i 700 euro al giorno mentre questa degenza costa poco più di 100 euro. A noi medici il dato economico: per noi, però, è importante essere in grado di offrire assistenza in reparto a chi sta male».

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