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La stenosi carotidea asintomatica, cioè il restringimento dell’arteria carotide dovuto all’accumulo di placche aterosclerotiche, in persone senza precedenti sintomi neurologici, rappresenta da sempre una delle sfide più delicate nella prevenzione dell’ictus.
Per anni, il dibattito scientifico si è concentrato su due domande cruciali: quando intervenire e quale strategia terapeutica sia più efficace, tra la sola terapia medica e la rivascolarizzazione mediante stent o endoarteriectomia.
Lo studio
Il recente studio internazionale Crest-2, recentemente pubblicato sul New England Journal of Medicine, rappresenta un punto di svolta. Con 2.485 pazienti seguiti per un periodo di 10 anni da 2014 al 2025, arruolati in centri ad alto volume, capaci di garantire procedure standardizzate e sicure, si tratta di uno dei più grandi trial mai condotto su questo argomento scientifico.
Cos’è la stenosi carotidea
La stenosi carotidea consiste nel restringimento dell’arteria carotide, principale via di afflusso di sangue al cervello. Può essere: sintomatica, quando provoca sintomi fugaci come i Tia (attacco ischemico transitorio) o addirittura sintomi più complessi come l’ictus; asintomatica, quando non provoca alcun segno clinico, ovvero nessun sintomo. Il rischio che la stenosi possa crescere e poi aumentare è legato in particolare ad alcuni fattori di rischio come l’ipertensione, l’ipercolesterolemia, il diabete, il fumo e la familiarità per eventi cerebrovascolari.
Cosa dimostra Crest-2
Crest-2 ha confrontato tre strategie: la sola terapia medica intensiva, lo stenting carotideo più terapia medica e l’endoarteriectomia più terapia medica. La terapia medica adottata era particolarmente rigorosa, specialmente nei controlli: attento controllo della pressione arteriosa, riduzione del colesterolo Ldl sotto i 70 mg/dl, interventi sullo stile di vita e coaching dedicato.
