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Immagina di dimenticare dove hai parcheggiato la macchina, ma di riuscire a raccontare nel dettaglio il giorno in cui hai marciato con la fanfara del servizio militare: ecco, questo potrebbe essere uno dei primi segnali dell’Alzheimer, quella che in Francia viene soprannominata senza mezzi termini la “malattia dell’oblio”. E riconoscerli subito – parola degli esperti – può letteralmente cambiare la storia di chi ne è toccato.

La malattia che colpisce di nascosto

Un milione di persone in Francia. Sì, hai letto bene: un milione. Ma l’Alzheimer non sorprende solo loro. Milioni di familiari e caregiver si trovano travolti da questo tsunami silenzioso, spesso senza che la malattia abbia nemmeno bussato alla porta.

Cos’è l’Alzheimer? Una malattia neurodegenerativa che, proprio come un ladro nella notte, distrugge pian piano le cellule cerebrali. L’area più colpita è l’ippocampo, crocevia della nostra memoria, dove depositi di proteine anomale – quelle temute “placche amiloidi” – manomettono i circuiti dei ricordi. Questo sabotaggio non è veloce: la progressione è lenta e silenziosa, tanto che i primi segnali potrebbero comparire solo dopo anni dall’inizio delle prime lesioni celebrali. Non c’è quindi da stupirsi della difficoltà nel diagnosticarla presto!

Segnali da non sottovalutare

Ma quali sono questi sintomi così furtivi? La perdita di memoria si aggiudica la medaglia d’oro come campanello d’allarme principale. Un dettaglio però: è soprattutto la memoria a breve termine a vacillare, mentre i grandi classici dell’infanzia spesso resistono come cassapanche in cantina.

  • C’è chi dimentica più volte dove ha lasciato la macchina, ma sa raccontare con precisione episodi della giovinezza militare (un vero cliché del settore!).
  • Si affacciano anche martellanti difficoltà nelle cosiddette “funzioni esecutive”: organizzare compiti complicati o seguire una semplice tabella di marcia può diventare un indovinello senza soluzione.
  • Attenzione anche in cucina o davanti alle scartoffie: cucinare o gestire incombenze amministrative rischiano di trasformarsi in imprese epiche.
  • A queste si aggiungono le criticità linguistiche: parole semplici che evaporano e vengono sostituite da vaghi “la cosa” o “il coso”. Insomma, tutto fuorché una chiacchierata fluida.

Questi segnali, spesso sfuggenti, richiedono sempre la valutazione di un medico per ottenere una certezza vera e propria.

Chi colpisce (e chi resta coinvolto)

Il bersaglio privilegiato, ahimè, sono le persone sopra i 65 anni. Il rischio cresce in parallelo all’età: circa il 3% degli over 60 francesi convive con l’Alzheimer, percentuale che balza addirittura al 20% tra gli ottantenni. Ma non pensare che i giovani siano immuni: si possono verificare casi precoci tra i 45 e i 50 anni, rari ma possibili. Un chiaro promemoria che nessuno è davvero al riparo, e che la prevenzione riguarda ogni generazione.

La malattia travolge anche chi assiste: familiari e caregiver affrontano nuove sfide ogni giorno, tra organizzazione domestica, ricerca di supporto e – purtroppo – momenti dolorosi come la separazione vissuta durante la pandemia, con tutte le conseguenze emotive e pratiche.

  • Stress, traumi fisici (operazioni, cadute), malattie acute e anche emozioni forti possono contribuire a peggiorare la situazione.
  • Persino il parto può causare disturbi cognitivi, anche se la letteratura scientifica non ha ancora fatto chiarezza completa su questo punto.
  • Alcuni sintomi, poi, confondono anche i medici: nelle donne in peri-menopausa si segnalano annebbiamenti, difficoltà organizzative e linguaggio vago, mentre un po’ tutti – almeno una volta – hanno sperimentato la “nebbia mentale” al lavoro, tra frasi lasciate a metà e promesse di memoria che a volte non tornano più.

Agire presto: una scelta che fa la differenza

Con l’Alzheimer non è solo chi ne soffre a fare i conti con ostacoli quotidiani: il percorso coinvolge chiunque sia accanto al paziente. Individuare tempestivamente i segnali e adottare sane abitudini di vita permette, secondo gli esperti, di rallentare i sintomi e migliorare la qualità della vita.

Ricorda: i test iniziali sono a disposizione di qualsiasi medico. Se c’è anche un piccolo dubbio affidati al tuo medico o a un professionista della salute: intervenire in fretta può davvero cambiare la storia. Non lasciare che sia la dimenticanza a scrivere il prossimo capitolo.

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