36° Patrizia Sandretto Re Rebaudengo

Collezionista, Fondatrice della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino

Collezionista, mecenate, fondatrice e presidente della Fondazione che porta il suo nome, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo (Torino, 1959) ha trasformato un’intuizione personale in un sistema culturale strutturato, capace di incidere sulla scena internazionale e al tempo stesso sulla vita civica della sua città. Laureata in Economia e Commercio, muove i primi passi nell’azienda di famiglia, erede di quella generazione di imprenditori che nel dopoguerra contribuì alla rinascita industriale italiana. Lì apprende la disciplina, la ricerca, la cura del dettaglio: principi che trasferirà nell’arte quando, nei primi anni Novanta, sceglie di dedicarsi interamente al contemporaneo.
La decisione nasce da una visione precisa: fare dell’arte un luogo di studio, produzione e sperimentazione, non solo di acquisizione. Nel 1992 inizia la sua collezione, scegliendo la contemporaneità più viva e rischiosa. È un percorso che si intreccia subito con figure emergenti, come Maurizio Cattelan – allora ancora poco noto – di cui acquisisce opere che anni dopo il Guggenheim vorrà in prestito per una mostra storica. Dalla collezione personale nascerà, nel 1995, la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, con sedi oggi a Torino, Guarene e Madrid.

Il suo impegno non riguarda solo la produzione artistica: è un lavoro di rete istituzionale. Siede nei board internazionali del MoMA, della Tate, del Philadelphia Museum of Art, del Bard College e del Rockbund Art Museum di Shanghai. Un ruolo che porta Torino nel mondo, e che nel 2020 le vale il titolo di Ambasciatrice delle eccellenze torinesi e, più di recente, il riconoscimento di Torinese dell’Anno.
Il legame con la città è profondo e narrativo. «Torino, scrive, è rigore e follia, geometria e inquietudine: un luogo che forma lo sguardo». La prima sede della Fondazione, progettata da Claudio Silvestrin e inaugurata nel 2002, nasce proprio su un’ex area industriale di Borgo San Paolo, di fronte a un giardino pubblico. A Guarene, invece, il dialogo è con il paesaggio: un parco di sculture immerso tra querce, vigne e migliaia di salici nani piantati per catturare CO₂, un museo all’aperto dove natura e arte crescono insieme.

Le sue programmazioni anticipano spesso i temi del presente. Nel 2003-2004 un anno dedicato alle artiste e alle questioni di genere; dal 2006 il Premio StellaRe, che celebra il contributo femminile a scienza, cultura, politica ed economia; tra 2007 e 2008 il ciclo «Greenwashing», che introduce nel dibattito pubblico parole allora quasi inedite come «impronta ecologica» ed «compensativa». Ambiente, equità, sostenibilità non sono slogan: sono linee guida che la Fondazione applica nei processi e nella progettazione. Una crescita organica, che nel 2017 porta alla nascita della sede madrilena e oggi guarda a una nuova apertura nella laguna di Venezia, sull’isola di San Giacomo. A queste si affiancano produzioni di opere, mostre, spazi: dalla prima personale di «Arte inglese oggi» negli anni Novanta alle produzioni per artisti come Avery Singer, Ian Cheng, Adrian Villar Rojas, Magali Reus, Josh Kline, Berlinde de Bruyckere.
Docente alla IULM, presidente del Comitato Fondazioni Arte Contemporanea, parte attiva nel Gruppo Tecnico Cultura di Confindustria per oltre quindici anni giurata del Premio Campiello, la sua attività è costante, trasversale, spesso pionieristica. «Mi fido dell’arte contemporanea e confido nella mia buona stella blu», scrive. Una frase che restituisce la cifra del suo lavoro: una combinazione di visione, disciplina, rischio calcolato e un’irrinunciabile fiducia nel potere trasformativo dell’arte.