E’ morto all’età di 73 anni, a Bristol, Martin Parr, uno dei fotografi documentaristi britannici più affermati e riconosciuti del nostro tempo. Lascia la moglie Susie, la figlia Ellen, la sorella Vivien e il nipote George. Nato a a Epsom, quartiere medio borghese di Londra, nel 1952, Parr ha iniziato la sua carriera come fotografo di strada, ispirandosi al bianco e nero di Henrì Cartier-Bresson e Bill Brandt. Tra i le sue opere Bad Weather (1984), The Last Resort (1986), The Cost of Living (1989), Common Sense (1999). Negli anni ’90 è entrato a far parte dell’agenzia Magnum, presentato da Cartier-Bresson.
Una prospettiva provocatoria della società contemporanea
Il suo stile, a colori vivaci, è in grado di catturare, anche con humour, momenti autentici e spesso eccentrici della vita quotidiana e di offrire una prospettiva unica e spesso provocatoria della società contemporanea. Parr è stato spesso a Trieste: a ottobre 2019 era stata inaugurata presso il Revoltella la mostra Martin Parr Life’s a Beach, in presenza dell’autore, promossa dal Comune di Trieste in collaborazione Magnum Photos e il festival Trieste Photo Days 2019. A Trieste, città dove il mare è parte integrante del Dna dei suoi abitanti, una sorta di beach therapy, citando Parr, la mostra Life’s a beach documentò la ricerca antropologica del fotografo inglese nei confronti di un’umanità colta nel momento in cui ha la guardia abbassata. Dalle foto degli anni Ottanta, caratterizzate da un colore saturo, grandangolo e flash sparato, a quelle della metà degli anni Novanta, in cui utilizza l’obiettivo macro e il ring flash, sino alle più recenti in cui non disdegna l’utilizzo del teleobiettivo, Martin Parr rappresentò i bagni di ogni luogo, indifferenziati per la gestualità maldestra, scomposta e a volte volgare, rappresentata.
Le sue opere sono esposte nei maggiori musei, dalla Tate Modern di Londra al Pompidou di Parigi e al Museo di Arte Moderna di New York. Nel 2017 aveva creato la Martin Parr Foundation.