Altroconsumo ha analizzato 15 tipologie di riso Carnaroli e bocciato il più caro in vendita, che non rispetta gli standard della varietà dichiarata.


Marco Crisciotti Marco Crisciotti

6 Dicembre 2025

Nel confronto tra marche di riso Carnaroli arrivato dalle analisi di laboratorio e dalle prove di cucina effettuate da Altroconsumo emerge un paradosso che merita attenzione: il sacchetto più caro tra i quindici esaminati non rispetta i requisiti che definiscono il Carnaroli. Parliamo del Riso Principe, venduto a 5,52 euro al chilogrammo, che è stato bocciato dal test perché, secondo Altroconsumo, non possiede le caratteristiche morfologiche tipiche della varietà dichiarata. Il problema non riguarda solo l’etichetta, perché le evidenze suggeriscono inconsistenze nella forma e nella dimensione dei chicchi, elementi che incidono direttamente sulla resa in pentola e sulla capacità di mantenere la cottura al dente.

Se credete che a prezzo alto equivalga sempre una qualità superiore, il risultato vi darà una grossa delusione. Il test dimostra che il costo non garantisce autenticità né performance in cucina, pertanto, più che fidarsi della marca, converrebbe guardare la lista degli ingredienti, le certificazioni e, quando possibile, le indicazioni analitiche disponibili sul prodotto.

Dopo il confronto dedicato al riso Basmati, in cui erano emerse tracce di pesticidi e micotossine in otto campioni, nel prossimo paragrafo vedremo la nuova classifica di Altroconsumo.

La classifica completa, dai fanalini di coda all’eccellenza

Pur concentrando l’attenzione sul caso più grave, riportiamo la graduatoria completa, partendo dal basso.

Bocciato:

  • Riso Principe Carnaroli — Prezzo: 5,52 €/kg — (secondo Altroconsumo non è vero Carnaroli)

Qualità bassa:

  • Curtiriso Carnaroli — 45/100 — Prezzo: 4,08 €/kg
  • Riso Scotti Carnaroli — 39/100 — Prezzo: 4,87 €/kg
  • Selex Carnaroli — 38/100 — Prezzo: 3,03 €/kg
  • Conad Carnaroli — 33/100 — Prezzo: 3,29 €/kg
  • Delizie dal Sole (Eurospin) Carnaroli — 28/100 — Prezzo: 2,65 €/kg

Qualità buona:

  • Riso Riccò Carnaroli — 74/100 — Prezzo: 4,49 €/kg
  • Sorrisi di Spiga Carnaroli — 69/100 (Miglior acquisto) — Prezzo: 2,69 €/kg
  • Carosio (Lidl) Carnaroli — 68/100 (Miglior acquisto) — Prezzo: 2,82 €/kg
  • Coop Carnaroli — 67/100 — Prezzo: 3,42 €/kg
  • Esselunga Carnaroli — 67/100 — Prezzo: 2,96 €/kg
  • Gallo Riserva Riso Carnaroli — 65/100 — Prezzo: 4,89 €/kg
  • Le Stagioni d’Italia Carnaroli — 65/100 — Prezzo: 4,41 €/kg

Qualità ottima:

  • Grandi Riso Terra del Riso Carnaroli — 78/100 (Migliore del test) — Prezzo: 3,68 €/kg
  • Carrefour Carnaroli — 75/100 — Prezzo: 3,54 €/kg

Sicurezza e contaminanti: segnali rassicuranti, ma qualche criticità

Da un punto di vista sanitario i riscontri risultano generalmente positivi. I laboratori hanno misurato il cadmio e l’arsenico, metalli che il riso tende ad accumulare per esposizione al suolo e all’acqua: le concentrazioni osservate si mantengono sotto i limiti di legge, con cadmio non rilevato in metà dei campioni. Anche l’arsenico resta entro soglie considerate sicure per il consumo.

La ricerca sulla presenza di micotossine offre un quadro sostanzialmente tranquillo: le aflatossine non risultano diffuse tra i campioni. Un’eccezione concerne la micotossina DON (deossinivalenolo), individuata in due confezioni — Delizie dal Sole (Eurospin) e Riso Principe — in quantità che Altroconsumo definisce non allarmanti, ma da monitorare per la rilevanza normativa e di qualità.

Per quanto riguarda i residui di pesticidi, le analisi segnalano assenza o tracce minime nella maggior parte dei prodotti; dove presenti, le sostanze risultano sotto i limiti fissati dalla legge e senza profili tossicologici preoccupanti.

Rispetto alla normativa di qualità: difetti che pesano sul giudizio finale

La valutazione tecnica ha preso in esame gli standard del D.Lgs. 131, norma che stabilisce parametri come la percentuale di chicchi rotti, grani immaturi o contaminazioni con altre varietà. Tali caratteristiche influiscono sulla cottura, sulla capacità di assorbire il condimento e sulla consistenza cremosa che il risotto richiede.

Su questi parametri, alcune marche hanno evidenziato scostamenti significativi. Curtiriso, Selex, Riso Scotti e Riso Principe non rispettano una o più soglie previste dalla normativa: il risultato si traduce in un giudizio complessivo penalizzato e in una posizione di classifica a fondo pagina. Il caso di Riso Principe si distingue per la gravità e per la contraddizione economica: prezzo elevato, prestazioni non conformi, e assenza della morfologia tipica del Carnaroli.

La prova sensoriale: cosa conta davvero per il risotto

Oltre ai dati di laboratorio, i panel di assaggio hanno testato la tenuta di cottura, la consistenza al dente, la capacità di trattenere il condimento e la cremosità del piatto finito. RIcordiamo quanto il riso Carnaroli sia celebre per la struttura consistente e per la dotazione di amilosio che favorisce cremosità in presenza di una cottura corretta. I prodotti meglio valutati si sono distinti per uniformità dei chicchi, minor percentuale di rotture e resa finale in pentola.

Consigli pratici per il consumatore attento

Alla luce dei risultati, acquistare un Carnaroli che garantisca resa e sicurezza richiede attenzione: confrontare prezzo e caratteristiche non basta, bisogna controllare le indicazioni di qualità e preferire marche che riportino certificazioni e informazioni analitiche. Nel dubbio, orientarsi verso i prodotti che nell’indagine hanno ottenuto i punteggi più alti offre maggiori probabilità di successo.

Fonte: Altroconsumo

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