Giovedì 11 dicembre alle 19.30 alla Cantera l’artista Claudio Cavallaro prenderà il testimone da Graziella Giunchedi nel solito passaggio con dialogo che avviene tra i protagonisti di “Particol’arte”, evento pensato e organizzato da Alice Tamburini. La nuova mostra di Cavallaro non ha nome perché non pretende una forma definitiva. E’ un attraversamento, un luogo dove i segni si contraddicono, i colori colidono, le figure emergono e spariscono come animali di luce. Dopo anni di linguaggi estremi – dal primitivo sciamanico al figurativo, dal pop alle osservazioni del reale – ora la pittura di Claudio Cavallaro diventa un percorso senza approdo. Le opere si muovono per contrasti e folgorazioni. Vogliono scuotere, risvegliare, disturbare l’occhio e aprire un varco. Il quadro non è mai stabile: è un animale vivo che muta a seconda di come lo si guarda. La pittura non rassicura, apre feritoie, sbilancia il passo.
Claudio Cavallaro, che da dj e musicista viene da più di vent’anni di musica e club culture, è un autodidatta che dipinge come chi entra in uno stato di sospensione. La sua pratica nasce nel 2016, durante un blocco creativo musicale: un’urgenza che diventa fiume. In un anno produce più di cento opere e inaugura un percorso che lo porterà a esporre a Bologna, Rimini, Cesena, Riccione, in galleria nazionali e internazionali come la Galleria De Carlo a Milano e la Y29 Gallery a New York. Forse proprio la sua sensibilità musicale, fatta di ritmo, stratificazione e improvvisazione, attraversa la sua pittura. Cavallaro, ricordiamo, fa anche parte della struttura creativa di Rockin’1000 come guitar guru, consulente musicale e arrangiatore. Cavallaro non si definisce artista, si sente più come un ricercatore (ri)creativo della realtà, qualcuno che attraversa territori sconosciuti senza aspettarsi certezze.