Uno stormo di gru migra nel cielo rosato, quasi arancione, verso il tramonto. Sullo sfondo, una fila di giovani pioppi piantati a un metro di distanza l’uno dall’altro su più file rende lo scatto più suggestivo. Lo ha realizzato il tortonese Pietro Ruffini, insegnante di Italiano e Latino al liceo Peano. «A 16 anni ho barattato la moto con la prima macchina fotografica seria, è una malattia ormai di quasi mezzo secolo fa», scherza il docente, 57 anni.
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L’immagine gli è valsa una menzione nella categoria «Fauna» del concorso Ibc Photo Awards 2025 (Ibc sta per Italian Biodiversity and Conservation), un contest naturalistico che celebra e promuove la biodiversità italiana. La premiazione è stata qualche mese fa, ma in questi giorni la sua foto è tornata in auge sui social del concorso.
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Con la riservatezza di chi ha scovato un luogo magico e vuole tenerlo per sé, Ruffini si limita a dire che l’ha scattata vicino al Po, in provincia. «In questo periodo arrivano migliaia di gru e formano un tappeto di uccelli – spiega –. Giungono per la stagione invernale e poi ripartono per il Nord». Ha preso in mano la sua macchina professionale che scatta a raffica e ha immortalato il momento giusto: «Mi sono dovuto inventare una tecnica particolare per riuscire a mantenere a fuoco le gru e dare un effetto quasi da codice a barre in mezzo a cui passano. Lo scatto con cui mi sono candidato agli Awards è stato l’unico in cui i volatili non sono coperti troppo dagli alberi».
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Negli anni, Ruffini si è aggiudicato riconoscimenti in vari concorsi, anche internazionali, tra cui quello organizzato da diversi parchi nazionali italiani e dal francese Parc national de la Vanoise. Negli ultimi anni si dedica a fotografare quasi solo la sua Tortona e poi Val Grue, Val Curone e Val Borbera: «Ci sono cose bellissime, basta avere un po’ di pazienza per cercarle. Oggi tanti vogliono il piatto pronto, ma con la natura non è così: ci sono mille variabili che influenzano uno scatto e due aspetti belli sono anche l’attesa e la frustrazione che ti assale quando le condizioni sono favorevoli ma il soggetto da fotografare non compare e viceversa. Bisogna sognare l’immagine prima di realizzarla e questo dovrebbe insegnarci a prendere la vita con più lentezza».
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