Come avviene per altre malattie in cui le donne risultano svantaggiate, anche per la salute dei reni le variazioni ormonali hanno un impatto forte: se i reni delle donne in età fertile sono protetti dall’azione antinfiammatoria e anti-fibrotica degli ormoni femminili estrogeni, questa protezione viene meno in menopausa, rendendo le donne più vulnerabili alla malattia renale, con rischi che superano anche quelli dei coetanei maschi. Anche la gravidanza rappresenta un periodo a rischio, in quanto alcune gestanti soffrono di pressione alta, soprattutto durante l’ultimo trimestre, che può mettere a rischio la salute cardiovascolare e renale della donna, con strascichi negativi che perdurano dopo il parto. E poi ancora, le donne sono più a rischio di malattia renale cronica “secondaria”, ovvero che scaturisce a seguito di altre malattie, in particolare di quelle autoimmuni (come il lupus) e di infezioni a carico delle vie urinarie, come la cistite che rappresenta un altro punto debole femminile. Inoltre, la donna ha anche una minore probabilità di ricevere la diagnosi, di andare dallo specialista nefrologo e di avere accesso alle cure; e, sottolinea Marcantoni, nelle fasi avanzate di malattia, gli uomini accedono più frequentemente alla dialisi e anche al trapianto, mentre le donne, soprattutto se anziane, optano più spesso per cure conservative.