Il Cardinal Massaia promosso a pieni voti nella chirurgia oncologica e generale, in ambito cardiocircolatorio e ginecologico. Emerge dall’ultimo report dell’Agenzia per i servizi sanitari regionali (Agenas) sul «Programma nazionale esiti» che analizza luci e ombre della sanità italiana a dieci anni dall’entrata in vigore del Dm 70, l’atto che ha introdotto gli standard qualitativi minimi per la riorganizzazione dell’assistenza ospedaliera.
I livelli di giudizio
I tre settori promossi hanno raggiunto un livello «alto» o «molto alto». Un risultato che si somma al primato negli screening oncologici, in cui l’Asl di Asti è ai vertici della classifica italiana per le aziende sotto i 250 mila abitanti.
«Il Massaia è un ottimo ospedale, per di più con margini di miglioramento insospettabili. Sono molto soddisfatto, passiamo da tre a quattro aree cliniche con qualità molto alta e da una a due aree con qualità alta».
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Il miglioramento
Nella chirurgia oncologica il Cardinal Massaia è tra i primi 38 ospedali italiani che hanno raggiunto un risultato «molto alto» in almeno quattro dei sette indicatori presi in considerazione da Agenas. Un ulteriore progresso rispetto allo scorso anno, quando il livello era considerato «alto». «Il miglioramento è da ascrivere agli interventi di tumore al colon che superano la soglia di 100 all’anno, alla maggiore precisione negli interventi di tumore al seno, sui quali si è ridotto sensibilmente il numero dei reinterventi dopo due mesi dal primo», prosegue Gorgoni.
Le altre strutture
Rispetto all’ambito ginecologico di gravidanza e parto l’ospedale di Asti è tra le prime 53 strutture e ha raggiunto in tutti e quattro gli indicatori valutati un punteggio molto alto. Infine l’area Cardiocircolatoria, che riguarda la cardiologia e la chirurgia vascolare: «È di qualità molto alta sia per i tassi di mortalità molto bassi per infarto e per tempestività di intervento in angioplastica ma anche per la bassa mortalità sugli aneurismi, con una media di 0,88% contro l’1,46 italiano», aggiunge il direttore generale.
In miglioramento, ma senza raggiungere un livello molto alto, ci sono le aree cliniche osteomuscolari e della nefrologia, mentre rimangono in un livello medio i settori delle malattie respiratorie e del sistema nervoso. «Occorre lavorare ancora su area neurologica e pneumologica, che hanno performance “medie”, non “critiche”. L’obiettivo è lavorare con i servizi territoriali per non ricevere pazienti troppo complicati e far rientrare così i tassi di mortalità a 30 giorni nei parametri dell’eccellenza», conclude Gorgoni.
IL REPORT
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Gli indicatori
L’edizione 2025 del report ha valutato in tutto 1.117 strutture ospedaliere pubbliche e private, analizzando 218 indicatori tra ospedale e territorio e usando dati clinici, di emergenza-urgenza e di esito a breve e lungo termine. In Piemonte sono tre le strutture che hanno migliorato le proprie performance rispetto all’anno precedente: «Continueremo a investire sulla qualità, sul rispetto degli standard e sulla concentrazione delle attività complesse, perché i dati dimostrano che questa è la strada giusta per garantire cure migliori e più sicure a tutti i cittadini», commentano il presidente della Regione Alberto Cirio e l’assessore alla Sanità Federico Riboldi.