Il commento
«È anche effetto del clima che cambia E la misura da monitorare è quella delle polveri fini Più insidiose del Pm10»

07-March-2019._ Via Roma, Mantova, Italia, Mantova Incontro da Palazzi con Ricci ,presentazione vis cartiera nell’ufficio del sindaco Mattia Palazzi con Paolo Ricci, Andrea Murari e Caterina Silocchi
(Stefano Saccani)

07-March-2019._ Via Roma, Mantova, Italia, Mantova Incontro da Palazzi con Ricci ,presentazione vis cartiera nell’ufficio del sindaco Mattia Palazzi con Paolo Ricci, Andrea Murari e Caterina Silocchi
(Stefano Saccani)
Bene, ma non benissimo. Il trend dell’inquinamento da particelle sottili è incoraggiante, nel corso degli anni la concentrazione delle Pm10 nell’aria è progressivamente calata. Di pari passo con il miglioramento delle performance ambientali delle auto e, in generale, della combustione dei fossili. La conferma arriva anche dal monitoraggio di Arpa (leggi articolo a fianco). Però. «Va considerato anche l’effetto del cambiamento climatico – interviene Paolo Ricci, già responsabile dell’Osservatorio epidemiologico di Ats Val Padana – perché il meteo influisce sui livelli d’inquinamento. Troppo entusiasmo potrebbe rivelarsi un canto del cigno». Banalmente, gli autunni e gli inverni più caldi ridimensionano il ricorso al riscaldamento domestico. Morale, attenti a gioire di quello che Ricci definisce «un possibile mimetismo».
A intiepidire l’entusiasmo per il calo dei giorni di supero, con le polveri sottili oltre il limite di 50 microgrammi per metro cubo, è anche un’altra smagliatura: «Dal punto di vista del rischio sanitario, questa misura prevista dalla normativa non ci dice nulla – osserva Ricci – perché non integra la frequenza dei superi con l’ampiezza». Tradotto, un conto è se si scavalla a 51 microgrammi per metro cubo, un altro è se si schizza a 200. E, secondo l’epidemiologo, anche la media annuale delle polveri sottili sotto la soglia di 40 microgrammi per metro cubo non è indicativa. Perché la misura del rischio sanitario è modulato sulle polveri fini, le Pm2,5, più insidiose. Direttamente responsabili di alterazioni del ritmo cardiaco, del meccanismo di coagulazione del sangue e dell’assorbimento degli zuccheri nelle cellule, di effetti neurologici e articolari. Oltre a un ampio ventaglio di effetti a lungo termine, che ad incrementi di Pm2,5 associano una maggiore probabilità di morire, perché le polveri funzionano da “taxi”, trasportando nel nostro organismo microinquinanti, metalli pesanti, idrocarburi, diossine e virus.
Ancora una volta, però, la burocrazia bisticcia con le evidenze scientifiche: l’ultima direttiva europea in tema di inquinamento prevede la riduzione del valore limite annuale delle Pm2,5 da 25 a 10 microgrammi entro il 2030. Comunque il doppio dell’indicazione dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Com’è messa Mantova? La media dal 1° gennaio all’8 dicembre è di 14,5 microgrammi per metro cubo. Bene, ma non benissimo.