Peppe Vessicchio è stato il padre che l’ha scelta e accompagnata per tutta la vita. A poco più di un mese dalla scomparsa del direttore d’orchestra, morto a 69 anni per una polmonite interstiziale precipitata molto rapidamente, la figlia Alessia, a La volta buona, ha ricostruito un frammento intimo della sua storia familiare e del legame con il Maestro.
«In questo periodo mi avete aiutato tanto perché io sono qui, non sono ovviamente avvezza a stare di fronte alla telecamera, però mi sembrava il minimo per tutto l’amore che stiamo ricevendo, che sto ricevendo in un momento così difficile».
Il momento in cui le loro vite si uniscono è durante una partita di calcetto a Posillipo. «Mia mamma aveva 28 anni, io ne avevo 7 e lui ne aveva 20. A un certo punto arriva la palla sul bordo, io, simpatica canaglia, prendo la palla e arriva quest’uomo, questo ragazzo, tutto scuro ma con degli occhi che hanno detto tutto, in un momento, di quello che era. Io l’ho ridata e poi, la sera, sono venuti tutti, il gruppo, a casa di mia mamma, che era l’unica con la casa perché ovviamente era più grande: avevano 28 anni, erano tutti giovani». E lei l’ha chiuso in camera: «Perché lui arrivò con la chitarra in spalla, perché era sempre così. Io l’ho chiuso in camera a chiave e cominciò il suo repertorio. E fuori mia madre: “Apri! Fallo uscire!”. E poi… non è andato più via, praticamente».
Da quel giorno, la loro è diventata una famiglia, e si è scelta ogni giorno: «Quindi diciamo che io nasco da Enrica e Bruno Grieco, che è il mio papà naturale, però a 7 anni lui sceglie di essere comunque mio padre, e da quel momento lui ha sempre detto “mia figlia” ed io ho detto “mio padre”, anche se poi lo chiamavo Peppe».
Per Alessia, «genitore è chi genera, ma papà viene da una parola sanscrita che vuol dire “accudimento”, vuol dire “occuparsi di una persona”, e io ho sempre chiamato lui per tutto. Il mese di agosto, quando ho avuto una bruttissima colica renale, chiamavo lui. Io quando di notte il mio cane è caduto chiamavo lui e lui di notte correva. Quando avevo un dubbio, chiamavo lui». E «non l’ho mai sentito urlare, mai».
Tra i ricordi più dolci c’è quello del celebre occhiolino di Peppe Vessicchio, inquadrato ogni Festival di Sanremo: «Sì, era per me. Io gli dicevo sempre: “Quando ti inquadrano mi fai l’occhietto”, e lui me lo faceva sempre». E ancora: «Lui mi voleva dare il suo cognome. Mi ha detto: “Naturalmente tieni il cognome anche di tuo padre naturale”, però mi voleva dare il suo cognome».
Già da giovane, era l’uomo che tutti avrebbero imparato a riconoscere: «A 20 anni il suo gruppo di amici lo chiamava “L’anziano Vessicchio”, sì perché era già saggio, lui è nato già così».