Pensa che essere single abbia acuito i suoi dubbi in questa fase della sua vita?
«No, sono domande che mi sono sempre fatto. Penso che succeda perché sono figlio unico: mi è sempre mancato un fratello con cui condividere qualcosa di bello o con cui litigare. Questo mi ha portato a coltivare da solo il mio mondo interiore e a essere, per forza di cose, un po’ tormentato».

Voleva essere visto?
«Da ragazzo cercavo continuamente delle conferme da parte degli altri ma ero diventato assillante. Ricordo che a un campo estivo rompevo davvero i coglioni e, a un certo punto, ho ricevuto un pugno in testa da un compagno che non aveva calcolato bene la forza: mi ha chiesto scusa, ma la verità è che quell’episodio mi ha aiutato a capire che stavo esagerando e dovevo darmi una regolata. L’attenzione degli altri dovevo guadagnarmela, non imporla».

Vale anche quando si esibisce a teatro?
«Sento molta responsabilità verso il pubblico che spende dei soldi per venirmi a vedere: spero sempre di meritarmi la loro fiducia».

Ha mai rischiato che la responsabilità si trasformasse in ansia?
«L’ansia c’è, ma so come usarla a mio favore. Per contrappasso vado più in ansia in situazioni in cui non ho il controllo totale di quello che sta accadendo, tipo un programma televisivo. A teatro sono più tranquillo».

Con la solitudine oggi che rapporto ha?
«Sento di averne bisogno per conoscermi, perché tra lavoro, relazioni e cose varie, adesso che ho 35 anni non penso di conoscermi tanto. Mi conoscevo di più quando ero ragazzino, poi mi sono un po’ perso. La solitudine, in questo senso, riesce a riconnettermi con me stesso anche se, alla fine dei conti, non siamo mai davvero soli. Basta che prendiamo il telefono e c’è sempre qualcuno a cui scrivere pronto a farci compagnia».

Filosofico.
«Guardi, sono di una pesantezza unica, mi lasci perdere».

Rincaro la dose: mai sentito dall’esterno la pressione di una famiglia da costruire?
«Mia mamma continua a chiedermi quando le darò un nipotino ma solo perché è ossessionata dai bambini, non per una reale pressione. Onestamente penso che tutto il concetto stesso della relazione debba essere rivisto: ci vorrebbe un concilio, magari non di Trento, per parlare della coppia e ridefinirla».

Che cosa intende per ridefinire la coppia?
«Penso che bisognerebbe fare qualcosa sul modo di comunicare e il dialogo: ho un sacco di amici che sono in coppia ma vorrebbero fare altro perché vivono il legame come una prigione. Bisognerebbe rifletterci».