Se oggi il dibattito sull’immagine – la sua circolazione, il suo statuto di verità, la sua capacità di produrre realtà – è diventato un tema centrale anche fuori dai recinti dell’arte contemporanea, è difficile ignorare il ruolo di Hito Steyerl nel renderlo leggibile, discutibile, persino narrabile. Regista, artista dell’immagine in movimento, scrittrice e teorica dell’“essay documentary”, Steyerl nasce a Monaco di Baviera il 1º gennaio 1966 e costruisce, nel corso di tre decenni, una pratica che non separa mai estetica e politica.

È proprio questo a distinguerla: Steyerl non “parla di” media e tecnologia, ma lavora dentro il loro regime di visibilità, facendone emergere i costi, le asimmetrie, le zone d’ombra. I suoi temi principali – media, tecnologia e circolazione globale delle immagini – non sono etichette, ma un campo di forze in cui si giocano sorveglianza, militarizzazione, finanza, migrazioni, lavoro digitale, potere istituzionale.