Stava lavorando, quando un suo supervisore l’ha schiaffeggiata sul sedere: nonostante la sua denuncia, hanno continuato a lavorare insieme. Lui si è scusato rispondendole che lo aveva fatto per «memoria muscolare». Succede a Belfast, dove Jayla Boyd, all’epoca dei fatti studentessa 17enne che lavorava come commessa in un negozio della catena JD Sports, ha denunciato l’uomo per molestie sessuali, ottenendo un risarcimento di 74mila euro (65mila sterline). A sconvolgere Boyd, come racconta la BBC, è stata soprattutto l’indifferenza del datore di lavoro, che non le aveva offerto alcun tipo di supporto in seguito all’accaduto, risalente a luglio 2024. 





La vicenda

Subito dopo l’accaduto, Boyd si è rivolta al suo responsabile. Lui le ha confermato che le telecamere di videosorveglianza avevano ripreso tutto, ma nonostante ciò non è stato preso nessun provvedimento, neanche dopo aver sporto denuncia per molestie sessuali. Si è allontanata dal posto di lavoro per un periodo, utilizzando le ferie. 


Al suo ritorno, però, nessuno l’ha aggiornata riguardo l’andamento delle indagini o sull’esito della denuncia: «Pensavo che fosse la procedura standard», ha raccontato. «Poi ho scoperto che non lo era, e che sarei dovuta essere coinvolta».

Inoltre, racconta, è sorto il sospetto che altri dipendenti avessero visionato il video, dopo che, durante un incontro di formazione del personale, si è discusso di «una dipendente che era stata schiaffeggiata sul sedere da uno dei supervisori». Qualche tempo dopo, la ragazza si è licenziata. «Ignoravano quello che mi è successo anziché affrontarlo», ha detto. 

Oltre alla rabbia, si è aggiunta anche la vergogna. Boyd racconta che ha impiegato del tempo per accettare ciò che le era successo a causa dello stigma che la circondava. Ma non si pente di aver denunciato: la sua speranza, dice, è di «poter dare ad altri il coraggio di contrastare questi comportamenti».


La JD Sports Fashion ha presentato le sue scuse a Boyd e ha accettato di collaborare con la Commissione per le Pari Opportunità per l’Irlanda del Nord (ECNI), che ha sostenuto il caso, per rivedere le proprie politiche. Un portavoce ha inoltre dichiarato che il supervisore coinvolto non lavora più presso l’azienda. «Questi casi dovranno essere indagati a fondo e le denunce devono essere gestite con sensibilità e tempestività», ha aggiunto.




Ultimo aggiornamento: venerdì 19 dicembre 2025, 05:00





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