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Blocco dei pagamenti della Pa per tutti i professionisti che siano debitori dello Stato. Anche sotto la soglia, attualmente già in vigore, di 5mila euro. La commissione Bilancio del Senato ha approvato il contestatissimo emendamento sui compensi dei professionisti. Ammorbidendo la misura rispetto alle prime versioni ma lasciando, nella sostanza, una forte stretta per tutte le partite Iva che lavorano con Comuni, Regioni, ministeri e tutte le varie diramazioni della Pa. Nei primi commenti arrivati dalle categorie professionali viene evidenziato il passo avanti rispetto alla formulazione iniziale del Ddl ma viene sottolineato come restino le disparità di trattamento.

Il perimetro di applicazione

La novità, infatti, riguarda tutte le pubbliche amministrazioni e le società a prevalente partecipazione pubblica, in caso di pagamenti «agli esercenti arti e professioni per l’attività professionale dai medesimi svolta, anche in favore di persone ammesse al patrocinio a spese dello Stato». Quindi, tutti i professionisti (ingegneri, architetti, geometri, medici, avvocati, commercialisti, solo per citare qualche categoria), incluso tutto l’universo del gratuito patrocinio. A loro sarà applicato per tutti i pagamenti, a partire dal 15 giugno 2026, il meccanismo attualmente in vigore solo sopra i 5mila euro.

Pagamento dei residui

In concreto, le amministrazioni che stanno per liquidare una fattura dovranno prima verificare se il beneficiario è inadempiente rispetto al pagamento di una o più cartelle di importo pari almeno alla somma da incassare dalla Pa. Prima di versare le somme al professionista, la Pa chiuderà le pendenze con l’agente della riscossione, «fino a concorrenza del debito risultante dalla verifica». Poi pagherà il beneficiario, per le somme che eventualmente rimangono.

Calandrini: «Soluzione di equilibrio»

«Con l’approvazione in Commissione della riformulazione del mio emendamento presentato alla legge di Bilancio, viene introdotto un chiarimento fondamentale che rende più circoscritta la procedura di verifica prevista in relazione ai compensi professionali», spiega il senatore Nicola Calandrini, presidente della commissione Bilancio del Senato. «Si tratta di una norma di equilibrio e di buon senso, che rafforza l’efficacia della riscossione senza introdurre automatismi sproporzionati e senza mettere a rischio la continuità dell’attività dei professionisti, garantendo chiarezza applicativa e certezza del diritto».

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De Nuccio (commercialisti): passo avanti ma resta la disparità di trattamento

Si tratta «certamente un passo avanti rispetto alla sua versione originaria, ma non elimina la disparità di trattamento con le altre categorie di creditori della Pa» commenta il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti (Cndcec), Elbano de Nuccio. «Condividiamo l’obiettivo della norma di accelerare la riscossione nei confronti dei contribuenti morosi, ma è evidente – continua de Nuccio – che si tratta di un’esigenza che non può riguardare soltanto una determinata categoria di cittadini. Il differimento a metà giugno dell’efficacia delle nuove regole potrà essere utile per ripensare all’introduzione di soglie minime che semplificherebbero le procedure a carico della pubblica amministrazione, evitando l’aggravio burocratico delle verifiche per pagamenti di importi minimali e non significativi».