Ascolta la versione audio dell’articolo
Il rally di fine anno è un classico, quasi come il panettone. Ma per i metalli – preziosi e non – eil 2025 si sta davvero concludendo col botto. Anche l’oro è tornato a scambiare a quotazioni record, lanciandosi oltre quota 4.400 dollari l’oncia e raggiungendo un picco di 4.420,35 dollari sul mercato spot londinese: ben oltre il precedente massimo storico (4.381 dollari l’oncia), che resisteva da ottobre.
In parallelo l’argento – che da mesi continua a correre senza freni, su livelli di prezzo senza precedenti – ha sfiorato 70 dollari l’oncia, ormai in rialzo del 138% da inizio anno.
Il platino ha invece aggiornato il record da 17 anni, a quota 2.057,15 dollari e il palladio, con un balzo di oltre il 4%, si è spinto fino a 1.786,45 dollari, il massimo da quasi tre anni.
Anche il rame intanto ha aggiornato il record storico, avvicinandosi a grandi falcate alla soglia psicologica di 12mila dollari per tonnellata: al London Metal Exchange (Lme) il contratto benckmark è arrivato a 11.996 dollari.
L’ultimo balzo è in parte legato all’accordo raggiunto tra la cilena Antofagasta e una fonderia cinese, che per il 2026 fissa a zero il compenso per la lavorazione dei concentrati, i cosiddetti Treatment and Refining Costs (TC/RC). E’ un record storico anche questo, perché non erano mai stati così bassi a livello contrattuale. Ma sul mercato spot i TC/RC sono in realtà scesi già da tempo in territorio negativo, per via dello squilibrio tra la capacità di raffinazione – che in Cina si è sviluppata in modo ipertrofico – e l’offerta mineraria, che invece è tenuta a freno da numerose difficoltà produttive: le fonderie in pratica devono pagare (o lavorare gratis) per “trasformare” in metallo i concentrati di rame
