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(Il Sole 24 Ore Radiocor) – Telecom Italia sull’ottovolante e Piazza Affari. Dopo un avvio di seduta in territorio positivo, con un rialzo di oltre un punto percentuale (+5,2% in avvio di seduta per le risparmio), le azioni hanno frenato bruscamente arrivando a cedere oltre il 6%, per poi risalire nuovamente e posizionarsi tra i migliori titoli del listino principale milanese. Nonostante la decisione della Corte di Cassazione di restituire il canone concessorio (valore complessivo di 1 miliardo) e la decisione del Cda straordinario di convertire le azioni di risparmio in ordinarie sulla base di un rapporto di conversione pari a 1 azione ordinaria per ciascuna azione di risparmio detenuta, più un conguaglio in denaro pari a complessivi 0,12 euro per azione di risparmio, siano positive, il titolo è protagonista di un sell off dovuto ad una serie di motivi. Dalle sale operative fanno notare che la decisione della Cassazione, seppur positiva, era ampiamente prevista. Inoltre, si sottolinea, il titolo viene da una performance veramente brillante a Piazza Affari. Basti pensare che da inizio anno le azioni hanno guadagnato oltre il 90% con il massimo toccato a fine ottobre quando una azione valeva 0,53 euro (livelli che non si vedevano dal 2020). Attualmente ogni azione ordinaria di Tim vale 0,47 euro.

Gli analisti di Equita ricordano che il board ha deliberato anche di proporre la riduzione volontaria del capitale sociale a 6 miliardi, destinando l’importo eccedente a riserva legale fino al raggiungimento di un quinto del capitale e il residuo (stimato in 5,1 miliardi) a riserva disponibile. Inoltre il 28 gennaio è stata convocata l’assemblea straordinaria e quella speciale degli azionisti di risparmio per l’approvazione della conversione. Se la proposta sarà approvata, gli azionisti di risparmio che non hanno votato a favore avranno diritto di recesso a un prezzo di 0,5117. «La proposta di conversione volontaria», spiegano i broker, «offre un premio dell’8,3%, rispetto al prezzo di chiusura di borsa di venerdì scorso. Il premio è pari al 10,6%, 13,5% e 21,6% rispetto alla media di un mese, tre mesi e 6 mesi». Inoltre, sempre secondo gli analisti, il premio si confronta con una serie di privilegi tra cui «un dividendo minimo di 2,75 centesimi di euro da pagare obbligatoriamente in caso di utile capiente per Tim Spa; il pagamento dei dividendi eventualmente non pagati nei due esercizi pregressi (5,5 centesimi di euro) e a una maggiorazione di minimo 1,1 centesimi di euro rispetto agli azionisti ordinari nel caso in cui venga pagato un dividendo ai soci ordinari».

Secondo Equita «la proposta di conversione obbligatoria ci sembra invece non interessante». Entrando nel dettaglio Equita ritiene l’operazione positiva in quanto «semplifica la struttura di capitale del gruppo e migliora la liquidità complessiva e il peso negli indici del titolo. Inoltre grazie alla componente cash della conversione, alloca parte dei proventi del canone di concessione (circa 720mn guardando alla conversione volontaria) realizzando di fatto un buy-back sul capitale del gruppo rispetto a un’operazione tutta in carta». Inoltre «per l’azionista ordinario, riduce il leakage di cassa e di utile legato al privilegio delle azioni di risparmio, migliorando quindi l’Eps 2026-27 del 11%/9% nelle nostre stime, sulla base della proposta formulata dalla società». Sotto il profilo della governance, «in base alla proposta di conversione volontaria presentata, la partecipazione di Poste Italiane si diluirebbe al 19,6% del capitale votante dal 27.3% attuale, ritornando quindi sotto l’attuale soglia d’Opa del 25%. Gli altri azionisti ordinari deterrebbero il 52,2% del capitale di Tim e gli attuali azionisti di risparmio avrebbero il restante 28,2% del capitale». Incorporando le condizioni della conversione volontaria, «l’impatto completo (100%) del rimborso del canone di concessione (precedentemente incorporato al 90%) e il mark-tomarket di Tim Brazil, le valutazioni si sposterebbero a euro 0,51PS per le ordinarie e euro 0,63PS per le risparmio. Pensiamo però che i benefici della semplificazione del capitale possano giustificare un parziale rerating dei multipli valutativi non ancora riflessi in questo calcolo».

In un corposo report Intermonte conferma il giudizio Buy sul titolo e alza il target price per le azioni ordinarie a 0,68 euro per incorporare pienamente: «l’incasso di un miliardo derivante dalla fee di concessione (circa 0,05 euro/azione), un deflusso di cassa di circa 630 milioni a favore degli azionisti TITR (circa 0,03 euro/azione; in precedenza 498 milioni per dividendi maturati) e una creazione di valore superiore a 1 miliardo (circa 0,05 euro/azione) grazie all’eliminazione della dispersione di dividendi verso gli azionisti di risparmio di minoranza». Più nello specifico gli esperti evidenziano che «l’operazione di conversione mira a semplificare e razionalizzare la struttura del capitale, riducendo i costi di governance e di gestione, aumentando la liquidità e ampliando in modo significativo il free float delle azioni ordinarie, con l’emissione di 6 miliardi di nuove azioni. Assumendo un tasso di adesione dell’80% alla conversione volontaria e del 20% a quella obbligatoria, stimiamo un esborso di cassa per TIM di circa 630 mln. Stimiamo inoltre una creazione di valore pari a 1 mld (NPV) derivante dall’eliminazione della dispersione annua di dividendi pari a 66 mln a favore degli azionisti TITR (assumendo un ritorno al pagamento del dividendo ordinario a partire dal prossimo anno)». Inoltre la «proposta di riduzione volontaria del capitale sociale a €6 mld (da 11,7 mld) prevede l’allocazione fino a un quinto alla riserva legale e della parte restante alle riserve di patrimonio netto disponibili, con l’obiettivo di riequilibrare il patrimonio degli azionisti dopo la cessione di FiberCop e di finanziare la conversione delle azioni TITR e i relativi premi in contanti».

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