Un’emorragia che non si arresta quella dei medici di base a Roma. I professionisti sono sempre di meno, soprattutto nelle zone più periferiche della città. A confermare il trend allarmante sono gli ultimi dati pubblicati nell’Annuario statistico 2025 del Comune di Roma.

Sempre meno medici in città

I dati parlano chiaro: dal 2023 al 2024, la Capitale ha perso 62 medici di medicina generale, passando da 1917 a 1855 professionisti, mentre dal 2015 il totale dei medici di base persi è pari a 527. Sale, inevitabilmente, il numero medio degli assistiti che, in nove anni, è passato da 1053 a 1349. Complessivamente si contano 7.4 medici ogni 10mila abitanti. Un valore che nel 2025 era pari a 9.5 e che poi è andato progressivamente a calare nel corso degli anni.

Come cambiare il medico di base a Roma: guida praticaLa situazione municipio per municipio

Roma però, si sa, è una città che al suo interno ne comprende tante. Ed è proprio analizzando la situazione nei singoli territori che se ne comprende meglio la gravità. Ecco che, ad esempio, nel municipio VI si contano solo 108 medici di base, a fronte di una popolazione media di over 14 pari a 210.288. Il tasso dei medici presenti ogni 10mila abitanti è il più basso di Roma: 5.1. Per avere un riferimento, nel municipio I, che conta 149.031 residenti sopra i 14 anni, si contano 148 medici di medicina generale e un tasso per 10mila abitanti pari a 9.9.

Va da sé che i pochi professionisti presenti nei territori più svantaggiati subiscano un carico di lavoro più ingente dei colleghi. Nel VI municipio, infatti, ogni medico assiste in media 1947 pazienti. Un dato ben sopra la media cittadina, pari a 1349 e più alto dal massimale stabilito dall’accordo collettivo nazionale di 1500 (può salire a 1800 in caso di gravi carenze).

Sopra a questo valore sono anche i municipi X (128 medici con una media di 1577 assistiti), XI (85 medici e una media di 1586 assistiti) e XV (66 professionisti e una media di 1666 pazienti). Guardando in generale ai dati del 2023, comunque, si nota che quasi ogni municipio ha perso dei professionisti, a riprova di una situazione che, a più riprese, è stata denunciata dai professionisti del settore: Roma sta perdendo troppi medici.

Un allarme lanciato nei mesi scorsi anche dalla presidente della Commissione capitolina Politiche sociali e della Salute, Nella Converti: “La situazione è preoccupante – aveva spiegato -. Roma rischia di ritrovarsi senza medici di medicina generale. I professionisti che andranno in pensione sono in gran parte massimalisti (che assistono cioè un numero extra di pazienti, rispetto al massimo ‘storico’ di 1.500 assistiti, ndr), dunque saranno tantissime le persone che si ritroveranno senza medico. Si tratta di un problema che segnaliamo ormai da due anni alla Regione, senza ottenere risposte concrete”.

L’avviso della Regione

Per cercare di intervenire sull’emergenza in corso, la Regione ha pubblicato un avviso per l’assegnazione degli ambiti territoriali carenti per i medici di medicina generale. Complessivamente, secondo i numeri forniti dalla Regione, a mancare a Roma sono 354 professionisti.

E la situazione più grave si rileva nella Asl Roma 2 (che copra i municipi IV; V; VI; VII; VIII; IX ed è la più popolosa di Roma) dove le carenze riguardano 211 incarichi totali, di cui 70 per trasferimento. Nel distretto IV si cercano 27 medici, di cui: 2 a Casal Bruciato; n. 5 al Tiburtino Nord; 3 al Tiburtino Sud; 4 a San Basilio; 6 a Casal dé Pazzi; 5 a S. Alessandro; 2 a Settecamini.

Battaglia: “Apriamo più studi collettivi nelle aree periferiche”

A intervenire sulla questione, nei giorni scorsi, è stato anche l’assessore alle Periferie del Comune di Roma, Giuseppe Battaglia: “In alcuni quartieri di Roma l’accesso al medico di base sta diventando sempre più complesso. Una criticità che non deve tradursi in nuove forme di discriminazione – ha detto -. Non è accettabile che chi vive già in condizioni di maggiore fragilità sia ulteriormente penalizzato”.

Accanto al tema della carenza di professionisti, emerge anche quello della difficoltà di insediamento nei quartieri più complessi, legata spesso a una percezione di scarsa sicurezza. “È un nodo che va affrontato con risposte concrete – sottolinea l’Assessore – perché nessun territorio deve essere considerato “meno adatto” a garantire servizi essenziali come la medicina di prossimità”.

Per questo l’Assessorato alle Periferie intende sollecitare la Regione Lazio a valutare strumenti e interventi capaci di favorire l’apertura di studi medici collettivi nelle aree periferiche. “Strutture condivise, sicure e adeguate – spiega Battaglia – possono rappresentare una soluzione efficace sia per i professionisti, che non restano isolati, sia per i cittadini, che tornano ad avere la certezza di un presidio sanitario vicino casa”.