Il mondo del cinema dà l’addio a Brigitte Bardot morta all’età di 91 anni. Ma in realtà l’attrice francese a quel mondo aveva detto addio 52 anni fa quando decise di cambiare completamente la sua vita dedicandola alla difesa degli animali.

Quando si parla di lei bisogna necessariamente sapere che è come se ci si riferisse a due persone diverse: dalla giovane donna volitiva e sempre sulle copertine per i suoi amori intensi alla scelta di schierarsi nelle molte battaglie in difesa degli animali; da donna fragile e in balia di un mondo che le ha portato successo ma che l’ha imprigionata in quella sigla “B.B.” come se fosse un oggetto, a donna senza nessuna paura di scontrarsi contro poteri forti. Lei stessa aveva detto più volte: “Ogni tanto ho difficoltà a credere di essere stata quella Brigitte Bardot”.

Il filo che univa queste due personalità era intrecciato dalla sua voglia di essere una persona ribelle, che non accettava le ingiustizie in ciò che credeva.

Una capra che le ha cambiato al vita

La seconda vita di Brigitte Bardot ha una data precisa: era il 6 giugno 1973. L’attrice francese, che avrebbe compiuto 39 anni il 28 settembre, ha dichiarato che Colineau trousse-chemises (in italiano, Colinot l’alzasottane), sarebbe stata la sua ultima volta sul set. E lo aveva fatto in un’intervista radiofonica in cui aveva detto: “Si tratta della mia ultima intervista di lavoro. Ne ho abbastanza del cinema, penso che ci siano molte altre cose da fare e, in futuro, intendo occuparmi altrimenti”.

Non era la prima volta che Bardot dichiarava di voler lasciare il cinema, ma quella promessa l’ha mantenuta. Di interviste ne ha poi rilasciate altre, ma molto poche e la maggior parte per il bene degli animali.

Questo suo amore si era manifestato prima all’inizio degli Anni 60 quando si era schierata contro le crudeltà che avvenivano nei mattatoi sugli animali di allevamento. Ma c’è un episodio, più o meno leggendario, che viene legato al cambiamento che ha vissuto: l’incontro con una capra proprio sul set del film Colinot trousse-chemise.

Molte fonti raccontano l’episodio riportando una sua frase: “Durante il film Colinot sul set c’era una capretta. La proprietaria mi ha detto “si sbrighi a finire la sua scena, perché domenica è la comunione di mio nipote e dobbiamo farla allo spiedo”. Ho comprato la bestiola e l’ho portata con me, attaccata a una corda, nell’hotel a cinque stelle. Me la sono portata in camera, che scandalo. Quel giorno ho preso la decisione di smettere con il cinema e di aiutare gli animali. Era il giugno 1973, avevo 38 anni”.

Leggenda o meno, il resto della sua vita è stata una realtà concreta fatta di battaglie e mobilitazioni che hanno salvato molti animali.

Le prime battaglie animaliste: macelli e cuccioli di foche

Come detto, a parte la storia della capra, Bardot aveva già dimostrato in precedenza il suo spirito animalista: nel 1962, dopo aver visto le fotografie delle condizioni in cui venivano uccisi gli animali d’allevamento nei macelli, iniziò a battersi contro l’uso di dolorose pistole elettriche e divenne vegetariana. Nel 1967 Bardot fu ricevuta all’Eliseo dove incontrò Charles de Gaulle, l’allora presidente della Francia. Pochi anni dopo, Bardot ottenne dal governo il diritto di “stordimento prima della macellazione”.

Nel 1977 Bardot si lanciò in una campagna contro la caccia ai cuccioli di foca della Groenlandia. Su invito di Paul Watson, della Sea Shepherd Conservation Society, Bardot intraprese un viaggio di cinque giorni sui ghiacciai di Blanc-Sablon, in Canada, ricevendo una notevole attenzione mediatica: sulla banchisa del Canada, nel golfo del Saint-Laurent, si fece fotografare accanto ai cuccioli di foca destinati a essere massacrati con tre colpi di arpione. Dopo una lunga battaglia, la caccia agli esemplari nati da pochi giorni è stata finalmente proibita per quella che l’attrice definiva “una delle poche vittorie che ho avuto”.

La nascita della Fondazione Brigitte Bardot

Nel 1986 l’attrice francese fece un altro passo importante: nella sua Saint-Tropez fondò La Fondation Brigitte Bardot dove mise all’asta i suoi gioielli e altri beni personali per raccogliere 3 milioni di franchi francesi per le sue campagne e attività.

Nel 1988, l’organizzazione si trasferì a Parigi. Fu qui che Bardot condusse una serie televisiva intitolata SOS Animaux. Il programma andò in onda dal 1989 al 1992 con l’obiettivo di influenzare l’opinione pubblica sulla crudeltà verso gli animali. Nel 1991, Bardot donò la sua proprietà di Saint Tropez, La Madrague, alla fondazione per raccogliere il capitale necessario a ottenere una dichiarazione di pubblica utilità. La dichiarazione fu concessa il 21 febbraio 1992 dal Consiglio di Stato.

La fondazione ha contribuito a creare rifugi per elefanti in Sudafrica, koala in Australia, orsi ballerini in Bulgaria e primati in Camerun. Ha inoltre reintrodotto diverse specie animali completamente scomparse in Senegal e ha partecipato alla reintroduzione dei lupi sulle Alpi.

La fondazione è regolarmente parte in causa in cause legali contro la crudeltà sugli animali. Nel gennaio 2016, per sostenere la proposta di legge che vieta l’alimentazione forzata di anatre e oche, la fondazione ha invitato Pamela Anderson a parlare all’Assemblea nazionale francese.

Oltre a finanziare altri rifugi per animali francesi, la fondazione ha anche creato un proprio rifugio, La Mare Anzou, che si estende su diversi ettari, dove 200 cani e 250 gatti aspettano l’adozione. Questo rifugio è anche un “rifugio” per diversi cavalli, mucche e altri animali.

Il 23 dicembre 2006, Brigitte Bardot pubblicò una lettera a Nicolas Sarkozy sulla newsletter della Fondazione, L’info-journal (pubblicata ogni trimestre dal 1992), condannando la pratica diffusa anche in Francia dell’Eid al-Adha (la “festa del sacrificio” dove animali adulti e sani vengono uccisi sgozzandoli affinché tutto il sangue defluisca dalla giugulare). Ciò le fece incriminare e successivamente multare per incitamento all’odio razziale.

Nel 2009, la fondazione ha lanciato una campagna contro l’ippofagia, il consumo di carne di cavallo, intitolata Le cheval vous l’aimez comment? (“Il cavallo, come ti piace?”). Nell’inverno di quest’anno, la fondazione ha lanciato Fourrure: signe extérieur de cruauté (“Pelliccia: segno esterno di crudeltà”), una campagna nazionale di manifesti e spot televisivi contro la pelliccia. L’’associazione francese della pelliccia ha tentato di vietare queste pubblicità, senza successo. Nel dicembre 2005, una nuova campagna di comunicazione Fourrure, le look qui tue (“Pelliccia, lo sguardo che uccide”) è stata lanciata in Francia. La fondazione ha anche sostenuto l’annuale “giornata senza pelliccia”, ogni primo sabato dei saldi invernali dal 2007.

“Amo stare da sola, gli animali mi hanno salvato la vita”

In una lunga intervista rilasciata a Le Monde in occasione dei suoi 90 anni, raccontava di non essere “spaventata dalla vecchiaia, ma che gli era arrivata addosso, giorno dopo giorno”. Ma la sua vita le piaceva, evitando di stare in mezzo a troppa gente a cui preferiva la sua solitudine: “L’isolamento per me è una scelta – dice -, è un lusso. Il silenzio. Essere tranquilla, soltanto con poche persone. Avere la pace. Senza una folla scatenata attorno a sé. Senza essere messa in vetrina. La solitudine, così come io la volevo, è sempre stata il mio sogno. E adesso lo rivendico, quel sogno. La mia condizione, attualmente, mi piace moltissimo”.

A Le Monde, aveva raccontato la sua giornata tipo: colazione e prima sigaretta, i piccioni vengono a salutarla sulla terrazza. Poi, la mattina la vuole per sé, per il contatto con la natura, i suoi gatti, i suoi cani: “Poi mi metto a rovistare, a fare ordine, senza fretta. Lo faccio per me. Non ho bisogno di niente. Così come sto, ho tutto quello che mi serve. Non voglio mai più di quello che ho. Mi faccio il mio piatto a pranzo con cose naturali. Sono vegetariana, faccio in un attimo. E poi, porto gli stessi vestiti di quando avevo 50 anni, ho la fortuna di aver mantenuto la stessa linea”. Intorno alle 18, Brigitte Bardot “chiude”. E spiega: dopo quell’ora “non parlo più. Tutto quello che dico è quello che penso. Non ho mille cose da raccontare, anche se bisogna sempre tirarne fuori di più. Tutti vogliono sempre di più”.

Un’attrice diventata icona come donna più di quanto lo fosse stata sul set, in compagnia solo di quei suoi amati animali che le hanno “salvato la vita”. Perché se spiegava di aver “fatto una croce su gran parte della popolazione umana, che mi ha molto disgustato”, dall’altra il legame con gli animali era per lei “un affetto incomparabile. Gli animali sono portatori di tutte le qualità che mancano agli uomini, senza averne i difetti”.