argento Credit: iStock

“È ridicolo credere che le bolle di asset possano essere riconosciute solo col senno di poi”. E’ il monito di Michael Burry, celebre per aver previsto con largo anticipo la bolla subprime e che adesso vede chiare avvisaglie di bolla AI. Nel frattempo sui mercati in queste settimane sta prendendo ulteriormente piede una trade impetuosa sui metalli preziosi e qualche avvisaglia di rischio inizia a insinuarsi tra gli investitori più accorti. Nel pieno delle vacanze natalizie si conferma il dominio della scena sui mercati da parte dei metalli preziosi. Il Bloomberg Precious Metals Subindex registra una performance stratosferica di oltre +80% negli ultimi 12 mesi con l’oro aumentato di oltre il 70% nel 2025, mentre l’argento ha fatto decisamente meglio raggiungendo uno stratosferico +150%.

Allo stesso tempo tra gli investitori iniziano a insinuarsi dei dubbi circa l’eccesso di esuberanza sui preziosi e un primo sentore è l’accentuata volatilità delle ultime sedute. Nelle ultime 24 ore per esempio l’argento si era spinto fino a oltre 80 dollari per poi ritracciare violentemente in area 74,5 dollari. Segno meno anche per l’oro che cede circa il 2% tornando sotto la soglia dei 4.500 dollari l’oncia, mentre il platino cede addirittura oltre il 6%.

L’argento in particolare abbina al ruolo di bene rifugio anche l’attuale robusta domanda industriale, mentre il platino è stato sostenuto da vincoli di offerta e prospettive di domanda in miglioramento nei settori automobilistico e industriale.

L’argento ha contestualmente registrato forti oscillazioni, con un rialzo di oltre il 10% venerdì scorso toccando un guadagno del 48% nel mese, prima di ritracciare i picchi record sopra gli 84 dollari, mentre il platino ha registrato la sua migliore settimana di sempre con un rialzo del 23%.

Volatilità delle ultime ore associata anche alle avvisaglie di possibile accordo per porre fine alla guerra in Ucraina. L’ultimo incontro di ieri sera tra Donald Trump e Volodymyr Zelensky sembra aver avvicinato la possibilità di arrivare a un’intesa con i due leader che hanno palesato ottimismo parlando di un accordo “vicino”.

Qualsiasi accordo duraturo potrebbe ridurre le tensioni geopolitiche globali ed è quindi visto dagli investitori come un potenziale freno dell’appeal verso l’oro.

I metalli preziosi si apprestano a chiudere il miglior anno dal lontano 1979 trainati dall’oro grazie alla domanda di rifugio sicuro e acquisti delle banche centrali. Inoltre nel corso dell’anno si sono consolidate le aspettative di una politica monetaria più accomodante da parte della Federal Reserve, che dopo i tre tagli consecutivi di questi mesi dovrebbe procedere con ulteriori limature dei livelli dei tassi anche nel 2026. In particolare il mercato prevede che la recente scelta annunciata dal presidente USA Donald Trump come prossimo presidente della Fed sosterrà tassi d’interesse più bassi.

La domanda inevitabile è se c’è ancora spazio per un’ulteriore salita dei prezzi di lingotti & co. anche il prossimo anno. “Crediamo che i principali fattori che guidano l’oro, tra cui l’acquisto dalla banca centrale, i tagli dei tassi della Fed, un dollaro più debole, le preoccupazioni sull’indipendenza della Fed e l’acquisto di Etf, siano tutti ancora presenti, mentre l’ambiente macroeconomico globale rimane ampiamente favorevole all’oro”, rimarca Ewa Manthey, commodity strategist di Ing.

Per il 2026, l’analisi di UniCredit The Investment Institute prevede ottimismo su azioni (crescita utili Usa +14%, Europa +8%) ma cautela su reddito fisso e oro nel range 4.100-4.400 USD/oncia.

Un monito molto chiaro arriva da Ubs che, nonostante la view rialzista sui metalli preziosi in ottica 2026, ritiene l’entità dell’attuale rally dei preziosi delle ultime settimane in qualche modo svincolata dalla realtà. “E’ difficile individuare un fattore scatenante preciso che spieghi completamente la forza e la velocità del movimento”, argomenta l’analista di Ubs, Joni Teves, che vede fattori quali dollaro più debole, restringimento dell’offerta di argento e metalli del gruppo del platino (PGM), e un sentiment di rischio favorevole tra le materie prime tutti elementi in grado di contribuire al rally, ma non “abbastanza convincenti per spiegarne l’entità” che nel solo mese di dicembre ha visto il platino balzare di oltre il 40% e il palladio del 34%.

Come detto un elemento di preoccupazione è la volatilità di questi asset. L’argento è spesso definito “oro potenziato” perché i suoi movimenti percentuali tipicamente superano quelli dell’oro. Inoltre, essendo la sua domanda correlata anche alla congiuntura industriale, una minaccia concreta all’attuale traiettoria rialzista è un eventuale calo globale in settori quali l’elettronica e la manifattura.