Benjamin Netanyahu incontrerà Donald Trump alle 19 ore italiane, nel resort del presidente degli Stati Uniti, Mar-a-Lago, in Florida, mentre aumentano i timori che Israele possa lanciare nuove offensive contro i nemici regionali, facendo potenzialmente sprofondare ulteriormente il Medio Oriente nell’instabilità. Il primo ministro israeliano ha lasciato Israele ieri per la sua quinta visita negli Stati Uniti quest’anno per incontrare Trump.\n\n

In cima all’agenda ci sarà il cessate il fuoco a Gaza, che a ottobre ha posto fine alla devastante guerra durata due anni. Sebbene i termini concordati per una fase iniziale siano stati in gran parte completati, con le forze israeliane che si sono ritirate in nuove posizioni e Hamas che ha rilasciato tutti gli ostaggi vivi e tutti tranne uno tra quelli morti, l’attuazione della seconda fase del piano in 20 punti del presidente si trova ad affrontare sfide imponenti. 

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Un neonato di due mesi, Arkan Firas Musleh, è morto a Gaza City a causa  del freddo causato dalle incessanti piogge sulla Striscia. Lo ha  riferito il ministero della Salute nell’enclave, gestito da Hamas,  precisando che il bebé è deceduto nell’ospedale da campo di Saraya.

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\”Non stiamo registrando situazioni particolarmente significative di radicalizzazione, anche se il monitoraggio è continuo\”. E’ quanto ha risposto il questore di Milano Bruno Megale a una domanda sull’inchiesta genovese che ha portato a nove arresti di presunti finanziatori di Hamas con due associazioni perquisite anche a Milano. Senza entrare nel dettaglio dell’inchiesta visto che non è stata un’attività del suo ufficio, nel corso del bilancio di fine anno in prefettura Megale ha spiegato che \”c’è una forte attenzione a Milano dove esiste una comunità musulmana particolarmente consistente, composta da 200mila persone. Ci sono 56 luoghi di culto, ma esiste anche una certa cooperazione con la maggior parte di queste realtà e con i responsabili, in particolare con la realtà musulmana sunnita, ma anche con la componente musulmana sciita e nei luoghi di culto che sono oggetti di controlli continui. Non abbiamo segnali di particolare radicalizzazione anche perché questa avviene maggiormente su internet\”.  \”Come ha detto il prefetto si continua a mantenere massima l’attenzione\”, ha concluso Megale.

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In difesa del premier israeliano Benjamin Netanyahu, sotto pressione per le nuove rivelazioni di Edi Feldstein sullo scandalo Qatargate, è intervenuto il ministro delle Finanze e leader di

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estrema destra Bezalel Smotrich. \”Il premier Benjamin Netanyahu farebbe bene a controllare meglio chi entra nel suo ufficio. Ma credo che non lo sapesse: Feldstein mente imperterrito\”, ha affermato il leader di Sionismo Religioso, sostenendo di non aver \”visto secondi fini nel primo ministroin due anni di guerra\”. Tuttavia, la settimana scorsa lo stesso Smotrich aveva esortato a indagare i presunti legami tra i due collaboratori di Netanyahu e il Qatar, definendo il caso \”una follia assoluta\”. \”Anche se Netanyahu non lo sapeva, sarebbe un problema\”, aveva commentato, dicendosi scioccato dallo scambio di messaggi tra i collaboratori di Netanyahu, Eli

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Feldstein, Israel Einhorn e Yonatan Urich sotto indagine con l’accusa di aver preso soldi dal Qatar per promuovere una copertura mediatica a favore di Doha mentre lavoravano nell’ufficio del primo ministro. \”Se ci sono persone corrotte all’interno dell’ufficio del primo ministro che hanno lavorato per il Qatar nel mezzo di una guerra, dovrebbero essere messe alla gogna e lasciate dietro le sbarre per molti anni: è orribile\”, aveva affermato giovedì scorso il ministro delle Finanze.

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Le brigate Eddezin al-Qassam, braccio armato di Hamas, hanno ufficialmente confermato la morte del loro portavoce, Abu Obeida, ucciso ad agosto dalle forze armate israeliane.

“,”postId”:”468a7b9c-c116-4862-8985-d6d8874c221b”,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2025-12-29T13:59:56.578Z”,”timestampUtcIt”:”2025-12-29T14:59:56+0100″,”altBackground”:false,”title”:”Fondi ad Hamas, Sindaca Salis: \”Mai andata a comizi di Hannoun, pronte querele\””,”content”:”

Avevo scelto il silenzio sulle indagini che hanno portato all’arresto di Mohammad Hannoun, con l’accusa di finanziamento ad Hamas, perché le inchieste non si commentano e si lascia lavorare la magistratura senza strumentalizzazioni politiche. Ma in queste ore sta circolando un racconto falso, costruito con fotomontaggi e insinuazioni, che ha superato la soglia della tollerabilità.    Non sono mai andata in piazza con altri sindaci ad ascoltare Hannoun il 17 settembre. In quella giornata abbiamo partecipato per pochi minuti a una delle tante iniziative di Music for Peace, senza alcun contatto con Hannoun, né allora né in altre occasioni. Se lui ha parlato, lo ha fatto dopo che io e gli altri sindaci avevamo già lasciato la piazza. Querelerò chi diffonde notizie inventante e chiedo agli altri sindaci di seguirmi\”. Così in una nota la sindaca di Genova Silvia Salis.    \”Secondo la destra – scrive Salis – non avrei dovuto partecipare a manifestazioni di solidarietà a un popolo massacrato perché c’era anche lui, all’epoca sconosciuto ai più e per di più libero cittadino. Che cosa dovremmo dire, allora, di chi siede nelle aule istituzionali accanto a colleghi indagati anche per corruzione o che ha fatto parte di giunte sciolte anche a seguito di indagini della magistratura? Noi non siamo così. Se le accuse verranno confermate, sarà un danno enorme: per la popolazione palestinese; per chi, pensando di aiutare persone che morivano e soffrivano sotto le bombe, è stato ingannato a beneficio dei terroristi; per associazioni come Music for Peace, che non hanno nulla a che vedere con l’inchiesta e stanno facendo un lavoro straordinario di aiuto umanitario, con tonnellate di materiali che sono ancora bloccati in Giordania, in attesa di arrivare a destinazione\”.    \”Non prenderò mai alcuna distanza – conclude Salis – da uno straordinario movimento di solidarietà per la popolazione palestinese nato a Genova e del quale sono profondamente orgogliosa\”.

“,”postId”:”d46d7187-5b7f-4fdd-beb3-2d197f635516″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2025-12-29T13:32:00.925Z”,”timestampUtcIt”:”2025-12-29T14:32:00+0100″,”altBackground”:false,”title”:”Netanyahu in Florida ha incontrato i genitori dell’ultimo ostaggio Gvili”,”content”:”

Subito dopo l’atterraggio ieri negli Stati Uniti, in vista dell’incontro di oggi con Donald Trump, Benyamin Netanyahu e sua moglie Sara hanno incontrato in Florida Tali e Itzik Gvili, i genitori dell’ultimo ostaggio ancora a Gaza, il sergente maggiore Ran Gvili. La madre aveva viaggiato nel volo del premier. Lo rende noto l’ufficio del primo ministro.\n    \”Durante l’emozionante incontro, la moglie del primo ministro ha offerto il suo sostegno ai genitori di Ran e Netanyahu ha dichiarato che si sta facendo tutto il possibile per dare al loro eroico figlio una sepoltura ebraica\”, aggiunge la nota.

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Il presidente di Yisrael Beytenu, Avigdor Liberman, ha dichiarato che Israele non può permettere la ricostruzione e la riabilitazione della Striscia di Gaza finché non verrà restituito il corpo dell’ultimo ostaggio, Ran Gvili. Rivolgendosi ai giornalisti prima dell’incontro settimanale della del suo partito alla Knesset, Liberman ha aggiunto che non si potrà permettere che l’enclave costiera venga ricostruita finché Hamas non si disarmerà e Israele non garantirà che la Turchia non avrà alcun ruolo nella Striscia di Gaza del dopoguerra.

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\”La leva più potente che Israele ha contro Hamas è la ricostruzione della Striscia di Gaza\”, afferma Liberman, sostenendo che se Israele non raggiunge tutti e tre questi obiettivi, si tratterà di \”una resa vergognosa\” che condanna Israele a \”un altro 7 ottobre\”.

“,”postId”:”cf28bc57-b9e4-4dde-8622-cc549c2a8ad9″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2025-12-29T12:14:08.548Z”,”timestampUtcIt”:”2025-12-29T13:14:08+0100″,”altBackground”:false,”title”:”Ben Gvir, ‘residenti Kiryat Shmona avranno diritto a licenze private per armi'”,”content”:”

Gli abitanti di Kiryat Shmona potranno ottenere licenze private per armi da fuoco. Lo ha annunciato il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, durante una riunione speciale del suo partito di estrema destra Otzma Yehudit nella città settentrionale. \”Oggi sono venuto con una notizia molto importante per la città: la trasformeremo in una città interamente idonea alle armi da fuoco\”, ha annunciato Ben Gvir. \”Dopo il lavoro del personale del ministero, abbiamo deciso di designare tutta Kiryat Shmona, esclusa la zona industriale, come area in cui è consentito il porto d’armi. Questo permetterà a chi rimane qui di difendersi, ovviamente con un’ampia presenza di polizia\”, ​​ha detto Ben Gvir al sindaco Avichai Stern. 

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Le richieste di porto d’armi sono aumentate vertiginosamente in seguito al massiccio attacco di Hamas nel sud di Israele del 7 ottobre 2023. In seguito al massacro, il Ministero della Sicurezza Nazionale ha inoltre concesso l’autorizzazione temporanea ai membri dello staff personale di Ben Gvir, ai dipendenti della Knesset e ad altri per approvare le domande di porto d’armi. Diversi di loro sono stati successivamente indagati dalla polizia per il sospetto che il Ministero abbia rilasciato in modo inappropriato i permessi.

“,”postId”:”d5328846-cb81-4d51-a7bc-0f10e0e07138″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2025-12-29T12:05:00.560Z”,”timestampUtcIt”:”2025-12-29T13:05:00+0100″,”altBackground”:false,”title”:”L’ala militare di Hamas annuncia un discorso alle ore 15″,”content”:”

Le Brigate Izz ad-Din al-Qassam, l’ala militare di Hamas, hanno annunciato un discorso alle ore 16 israeliane, le 15 italiane. Lo riportano i media ebraici, sottolineando che non è stata fornita alcuna indicazione sull’argomento del discorso. L’annuncio giunge mentre Israele attende che il gruppo terroristico restituisca il corpo dell’ultimo ostaggio, il sergente maggiore Ran Gvili, e in vista dell’incontro tra il premier Benyamin Netanyahu e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in Florida, previsto per oggi, che si concentrerà sulla prossima fase del piano Usa per porre fine alla guerra di Gaza.

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Un neonato di due mesi, Arkan Firas Musleh, è morto a Gaza City a causa del freddo causato dalle incessanti piogge sulla Striscia. Lo ha riferito il ministero della Salute nell’enclave, gestito da Hamas, precisando che il bebé è deceduto nell’ospedale da campo di Saraya. Sono tre i neonati morti per ipotermia dall’inizio della stagione delle piogge, due settimane fa. Da sabato scorso, Gaza è colpita da intense piogge accompagnate da forti raffiche di vento, che hanno causato danni e allagato una parte significativa delle

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tende che riparano centinaia di migliaia di sfollati, dopo due anni di guerra. Dall’inizio del cessate il fuoco, il 10 ottobre, 414 palestinesi sono stati uccisi e 1.145 feriti dal fuoco israeliano.

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Per gli investigatori, la moglie e i due figli del leader  palestinese sapevano della reale destinazione del denaro. Il ministro  Piantedosi: \”Seguiti i flussi di denaro. L’operazione dimostra che  l’apparato investigativo e di intelligence è solido\”. Scontro politico  tra centrodestra e opposizioni. Così parlava uno degli indagati: \”Se  dovessero entrare in questo pc, ci danno sei anni\”

“,”postId”:”7d2d407e-d214-46ea-b51e-70470f5b6ec1″,”postLink”:{“title”:”Fondi dall’Italia ad Hamas, tra gli indagati anche la famiglia Hannoun”,”url”:”https://tg24.sky.it/cronaca/2025/12/28/hamas-italia”,”imageSrc”:”https://tg24.sky.it/assets/images/669abc2788ff77221b38d449499d2ceefba0b5ff/skytg24/it/cronaca/2025/12/28/hamas-italia/hannoun-hamas-ansa.jpg?im=Resize,width=1218″}},{“timestamp”:”2025-12-29T09:50:31.353Z”,”timestampUtcIt”:”2025-12-29T10:50:31+0100″,”altBackground”:false,”title”:”Fondi ad Hamas, domattina l’interrogatorio di garanzia per Hannoun”,”content”:”

E’ stato fissato per domani mattina alle 9 l’interrogatorio di garanzia di Mohammad Hannoun, il presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia arrestato nell’ambito dell’operazione ‘Domino’ perché sospettato di essere a capo di un’organizzazione per il finanziamento di Hamas. Intanto oggi è prevista la visita in carcere degli avvocati Emanuele Tambuscio e Fabio Sommovigo che assieme all’avv. Rossi difendono Hannoun, accusato di finanziare Hamas.

“,”postId”:”30038397-fd78-4bf2-8d19-deab88caa4b9″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2025-12-29T09:29:34.406Z”,”timestampUtcIt”:”2025-12-29T10:29:34+0100″,”altBackground”:false,”title”:”Corte israeliana sospende la decisione del governo di chiudere la radio militare”,”content”:”

La Corte Suprema israeliana ha emesso un’ordinanza provvisoria che sospende la decisione del governo di chiudere Galei Tsahal, la radio militare israeliana con decenni di storia e largamente ascoltata. In una sentenza emessa ieri sera, il presidente della Corte Suprema Isaac Amit ha affermato che la sospensione è dovuta in parte al fatto che il governo \”non ha fornito un chiaro impegno a non adottare misure irreversibili prima che la corte raggiunga una decisione definitiva\”. Ha aggiunto che la procuratrice generale Gali Baharav-Miara ha sostenuto la sospensione. La scorsa settimana il governo ha approvato la chiusura di Galei Tsahal, prevista entro il 1 marzo 2026. Fondata nel 1950, la radio è ampiamente nota per i suoi programmi di informazione di punta ed è da tempo seguita da corrispondenti nazionali ed esteri. Il primo ministro Benyamin Netanyahu aveva esortato i ministri a sostenere la chiusura, affermando che nel corso degli anni erano state avanzate ripetute proposte per rimuovere l’emittente dall’esercito, abolirla o privatizzarla. Ma Baharav-Miara, che è anche consulente legale del governo e sta affrontando una procedura di licenziamento avviata dal premier, ha avvertito che la chiusura dell’emittente solleva \”preoccupazioni circa una possibile interferenza politica nell’emittenza pubblica\”. Ha aggiunto che \”pone interrogativi riguardo a una violazione della libertà di espressione e di stampa\”. Il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato la scorsa settimana che Galei Tsahal trasmette \”contenuti politici e divisivi\” che non sono in linea con i valori militari.

“,”postId”:”b1f74665-1573-4105-b619-126b3354b906″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2025-12-29T09:07:15.044Z”,”timestampUtcIt”:”2025-12-29T10:07:15+0100″,”altBackground”:false,”title”:”Wafa: \”Cerca di andare al lavoro ma cade dal Muro, muore palestinese\””,”content”:”

Un lavoratore palestinese di 58 anni è morto dopo essere caduto dal muro di segregazione israeliano nella città di al-Ram, a nord di Gerusalemme. E’ quanto scrive l’agenzia palestinese Wafa. Fonti familiari hanno riferito che la vittima, Jihad Omar Hassan Qazmar, del villaggio di Izbat Salman a sud di Qalqilya, è rimasta ferita mentre cercava di raggiungere il suo posto di lavoro all’interno del territorio del 1948. È stato trasferito in ospedale durante la notte, dove è poi deceduto a causa delle ferite riportate. Le autorità israeliane stanno ancora trattenendo il suo corpo, secondo la famiglia. Secondo l’Unione Generale dei Lavoratori Palestinesi, oltre 500 mila lavoratori palestinesi hanno perso le loro fonti di reddito dall’ottobre 2023. I tassi di disoccupazione hanno superato il 50% in Cisgiordania e hanno raggiunto circa il 44% nelle aree assediate, in particolare quelle più colpite dai posti di blocco militari e dalle zone chiuse. Il sindacato ha inoltre riferito che 44 lavoratori sono stati uccisi e centinaia sono rimasti feriti dopo essere stati presi di mira dalle forze israeliane nei loro luoghi di lavoro, mentre si recavano al lavoro o vicino al muro. Oltre 34 mila lavoratori sono stati arrestati negli ultimi 26 mesi. 

“,”postId”:”b5451d00-23e5-404c-833f-f4a2b116d6e9″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2025-12-29T08:47:18.595Z”,”timestampUtcIt”:”2025-12-29T09:47:18+0100″,”altBackground”:false,”title”:”Riprendono i pellegrinaggi in Terra Santa di Orp “,”content”:”

Con la ripresa dell’operatività di Ita Airways sulla rotta Roma-Tel Aviv, l’Opera Romana Pellegrinaggi – Ufficio per la Pastorale del Pellegrinaggio del Vicariato di Roma riprende i pellegrinaggi in Terra Santa. Dal 7 al 10 gennaio una delegazione composta da responsabili di Orp, giornalisti e sacerdoti si recherà a Gerusalemme per rendere evidente che riprendere i pellegrinaggi è possibile, così come auspicato dal patriarca di Gerusalemme cardinale Pierbattista Pizzaballa. Intanto, in questi giorni, fino al 31 dicembre il cardinale vicario Baldo Reina è a Gerusalemme, presso la Casa gestita da don Filippo Morlacchi, sacerdote fidei donum della diocesi di Roma. \”La Terra Santa è il pellegrinaggio per eccellenza – afferma suor Rebecca Nazzaro, direttrice di Opera Romana Pellegrinaggi -; sostando al Santo Sepolcro sperimentiamo la vittoria della vita sulla morte e celebriamo il Signore della Vita. Quei luoghi, che hanno visto Dio assumere la nostra stessa natura umana, ci spingono a cercare il senso vero e profondo della nostra esistenza. Inoltre, andare è incontrarsi con la locale comunità cristiana che tiene accesa la lampada della Fede in Israele e Palestina. I cristiani di Terra Santa, vivono soprattutto dell’accoglienza dei pellegrini e noi non possiamo non tener conto di questo aspetto fondamentale. Andare non fa solo bene alla nostra vita di fede, ma è anche un forte e concreto gesto di carità\”. Sui canali di comunicazione di Orp è già presente tutta la programmazione dei pellegrinaggi per il 2026 e molte parrocchie e realtà ecclesiali si stanno organizzando per partire. Numerosi anche i singoli fedeli che chiedono di poter aderire ai prossimi pellegrinaggi. Un gruppo è a Gerusalemme e si prepara a vivere lì il Capodanno e celebrare in quei luoghi segnati dalla violenza della guerra, la Giornata Mondiale della Pace, per la quale Papa Leone XIV ha scelto un titolo assolutamente attuale: \”La pace sia con tutti voi: verso una pace ‘disarmata e disarmante’\”.

“,”postId”:”ec3b53f0-88d4-4db5-b528-826f5dd8095d”,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2025-12-29T08:38:00.095Z”,”timestampUtcIt”:”2025-12-29T09:38:00+0100″,”altBackground”:false,”title”:”Operativo in Israele primo sistema antimissile al laser (2)”,”content”:”

La consegna segna una pietra miliare in un progetto che dura da oltre un decennio. \”Israele è il primo Paese al mondo a schierare un sistema laser operativo per l’intercettazione di minacce aeree, inclusi razzi e missili\”, ha dichiarato Yuval Steinitz, presidente di Rafael. Il sistema laser mira a migliorare e ridurre i costi dell’intercettazione dei proiettili da parte di Israele e integrerà altre capacità di difesa aerea come il più noto Iron Dome che offre protezione a corto raggio contro missili e razzi. Il sistema David’s Sling e le successive generazioni di missili Arrow sono tecnologia israelo-americana progettata per abbattere i missili balistici. Durante la guerra tra Israele e Iran nel giugno scorso, il sistema di difesa non è riuscito a intercettare tutti i proiettili lanciati da Teheran e Israele è stato colpito da oltre 50 missili che hanno causato 28 vittime.

“,”postId”:”4048c5c4-ca92-4a01-b883-14a38c4c3433″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2025-12-29T08:19:34.475Z”,”timestampUtcIt”:”2025-12-29T09:19:34+0100″,”altBackground”:false,”title”:”Operativo in Israele primo sistema antimissile al laser “,”content”:”

Israele ha dispiegato un nuovo sistema laser \”Iron Beam\” per intercettare le minacce aeree. Messo a punto dal dipartimento di ricerca e sviluppo del ministero della Difesa e l’appaltatore della difesa Rafael, è stato consegnato all’aeronautica militare durante una cerimonia nel nord di Israele. \”Per la prima volta al mondo, un sistema di intercettazione laser ad alta potenza ha raggiunto la piena maturità operativa, eseguendo con successo molteplici intercettazioni\”, ha dichiarato il ministro della Difesa Israel Katz durante la cerimonia, secondo una dichiarazione \”Questo risultato monumentale trasmette un messaggio chiave ai nostri nemici, vicini e lontani: non sfidateci, o subirete gravi conseguenze\”.

“,”postId”:”34bbc00f-2207-419f-ac45-aebd893e14b5″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2025-12-29T08:14:11.958Z”,”timestampUtcIt”:”2025-12-29T09:14:11+0100″,”altBackground”:false,”title”:”La guerra Israele-Hamas e il sì al piano Usa: cos’è successo in 2 anni”,”content”:”

Il 7 ottobre del 2023 i terroristi  sono penetrati nel Sud dello Stato ebraico, attaccando i kibbutz vicini  al confine con la Striscia di Gaza, uccidendo famiglie e sequestrando  persone. Le vittime del massacro, in totale, sono state circa 1.300.

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Israele ha risposto lanciando l’operazione ‘Spade di Ferro’ con  massicci bombardamenti su Gaza, a cui poi è seguita un’offensiva di  terra che ha portato all’invasione della Striscia, che ancora oggi è  stretta nella morsa israeliana. Si contano oltre 60mila morti. Nel corso  dei mesi, il conflitto si è allargato a Hezbollah nel Sud Libano e  all’Iran.

“,”postId”:”028def4e-bcb9-4e70-8247-fc92d652cf26″,”postLink”:{“title”:”La guerra Israele-Hamas e il sì al piano Usa: cos’è successo in 2 anni”,”url”:”https://tg24.sky.it/mondo/approfondimenti/guerra-israele-palestina”,”imageSrc”:”https://static.sky.it/editorialimages/91476a3d360d7d5a793394e26c00990109488455/skytg24/it/mondo/2024/10/07/attacco-hamas-israele-anniversario/collage_ansa_getty.jpg?im=Resize,width=1218″}},{“timestamp”:”2025-12-29T07:32:39.081Z”,”timestampUtcIt”:”2025-12-29T08:32:39+0100″,”altBackground”:false,”title”:”Minacce houthi a Israele per il riconoscimento del Somaliland”,”content”:”

Il leader dei ribelli sciiti Houthi dello Yemen, Abdelmalek al-Houthi, ha minacciato di attaccare il Somaliland in risposta a \”qualsiasi presenza israeliana\” dopo che Israele ha riconosciuto la regione separatista somala come Stato indipendente. Al-Houthi ha descritto la mossa israeliana come un’\”aggressione contro la Somalia e lo Yemen\” e una minaccia alla sicurezza nella regione del Mar Rosso, affermando al contempo che il suo gruppo non accetterà che \”alcuna parte della Somalia diventi una roccaforte del nemico israeliano\”. \”Consideriamo qualsiasi presenza israeliana nella regione del Somaliland un obiettivo militare per le nostre forze armate\”, ha dichiarato al-Houthi in un discorso pronunciato ieri sera aggiungendo che l’iniziativa richiede \”misure ferme\”. 

“,”postId”:”6c919ae2-6211-427b-babe-e07f84316ca9″,”postLink”:{“title”:””,”url”:””,”imageSrc”:””}},{“timestamp”:”2025-12-29T06:56:28.258Z”,”timestampUtcIt”:”2025-12-29T07:56:28+0100″,”altBackground”:false,”title”:”Trump riceverà Netanyahu alle 19 italiane”,”content”:”

Donald Trump riceverà il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, alle 19 ora italiana nella sua residenza di Mar-a-Lago a Palm Beach, in Florida, dove sta trascorrendo le vacanze e dove domenica ha gia’ incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Lo rende noto la Casa bianca. Si discuterà in primis del futuro della tregua a Gaza, in un momento in cui il passaggio alla seconda fase sembra essere giunto a un punto morto. Sul tavolo i dossier relativi al nucleare iraniano, la situazione in Siria, il disarmo di Hezbollah in Libano. Si tratta del quinto incontro tra i due dal ritorno di Trump alla Casa Bianca quasi un anno fa.

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Il governo di Benjamin Netanyahu ha imposto nuovi requisiti che  rischiano di escludere le maggiori organizzazioni umanitarie da Gaza dal  2026. Come denuncia Medici senza frontiere, gli aiuti sono  insufficienti, le condizioni critiche e il rischio di interrompere cure e  assistenza vitali alla popolazione civile molto concreto. Il timore –  ha detto a Sky Tg24 Insider la presidente di Msf Italia, Monica Minardi –  è che Israele voglia \”usare il controllo degli aiuti come arma  genocidaria\”.

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Benjamin Netanyahu incontrerà Donald Trump alle 19 ore italiane, nel resort del presidente degli Stati Uniti, Mar-a-Lago, in Florida, mentre aumentano i timori che Israele possa lanciare nuove offensive contro i nemici regionali, facendo potenzialmente sprofondare ulteriormente il Medio Oriente nell’instabilità. Il primo ministro israeliano ha lasciato Israele ieri per la sua quinta visita negli Stati Uniti quest’anno per incontrare Trump.

In cima all’agenda ci sarà il cessate il fuoco a Gaza, che a ottobre ha posto fine alla devastante guerra durata due anni. Sebbene i termini concordati per una fase iniziale siano stati in gran parte completati, con le forze israeliane che si sono ritirate in nuove posizioni e Hamas che ha rilasciato tutti gli ostaggi vivi e tutti tranne uno tra quelli morti, l’attuazione della seconda fase del piano in 20 punti del presidente si trova ad affrontare sfide imponenti. 

Un neonato di due mesi, Arkan Firas Musleh, è morto a Gaza City a causa  del freddo causato dalle incessanti piogge sulla Striscia. Lo ha  riferito il ministero della Salute nell’enclave, gestito da Hamas,  precisando che il bebé è deceduto nell’ospedale da campo di Saraya.

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meno di un minuto fa

Questore, ‘fondi Hamas? A Milano nessun particolare segno radicalizzazione’

“Non stiamo registrando situazioni particolarmente significative di radicalizzazione, anche se il monitoraggio è continuo”. E’ quanto ha risposto il questore di Milano Bruno Megale a una domanda sull’inchiesta genovese che ha portato a nove arresti di presunti finanziatori di Hamas con due associazioni perquisite anche a Milano. Senza entrare nel dettaglio dell’inchiesta visto che non è stata un’attività del suo ufficio, nel corso del bilancio di fine anno in prefettura Megale ha spiegato che “c’è una forte attenzione a Milano dove esiste una comunità musulmana particolarmente consistente, composta da 200mila persone. Ci sono 56 luoghi di culto, ma esiste anche una certa cooperazione con la maggior parte di queste realtà e con i responsabili, in particolare con la realtà musulmana sunnita, ma anche con la componente musulmana sciita e nei luoghi di culto che sono oggetti di controlli continui. Non abbiamo segnali di particolare radicalizzazione anche perché questa avviene maggiormente su internet”.  “Come ha detto il prefetto si continua a mantenere massima l’attenzione”, ha concluso Megale.

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12 minuti fa

Israele: Qatargate, per Smotrich Netanyahu incauto ma non sapeva

In difesa del premier israeliano Benjamin Netanyahu, sotto pressione per le nuove rivelazioni di Edi Feldstein sullo scandalo Qatargate, è intervenuto il ministro delle Finanze e leader di

estrema destra Bezalel Smotrich. “Il premier Benjamin Netanyahu farebbe bene a controllare meglio chi entra nel suo ufficio. Ma credo che non lo sapesse: Feldstein mente imperterrito”, ha affermato il leader di Sionismo Religioso, sostenendo di non aver “visto secondi fini nel primo ministroin due anni di guerra”. Tuttavia, la settimana scorsa lo stesso Smotrich aveva esortato a indagare i presunti legami tra i due collaboratori di Netanyahu e il Qatar, definendo il caso “una follia assoluta”. “Anche se Netanyahu non lo sapeva, sarebbe un problema”, aveva commentato, dicendosi scioccato dallo scambio di messaggi tra i collaboratori di Netanyahu, Eli

Feldstein, Israel Einhorn e Yonatan Urich sotto indagine con l’accusa di aver preso soldi dal Qatar per promuovere una copertura mediatica a favore di Doha mentre lavoravano nell’ufficio del primo ministro. “Se ci sono persone corrotte all’interno dell’ufficio del primo ministro che hanno lavorato per il Qatar nel mezzo di una guerra, dovrebbero essere messe alla gogna e lasciate dietro le sbarre per molti anni: è orribile”, aveva affermato giovedì scorso il ministro delle Finanze.

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30 minuti fa

Hamas conferma morte portavoce, ucciso ad agosto da Idf

Le brigate Eddezin al-Qassam, braccio armato di Hamas, hanno ufficialmente confermato la morte del loro portavoce, Abu Obeida, ucciso ad agosto dalle forze armate israeliane.

46 minuti fa

Fondi ad Hamas, Sindaca Salis: “Mai andata a comizi di Hannoun, pronte querele”

Avevo scelto il silenzio sulle indagini che hanno portato all’arresto di Mohammad Hannoun, con l’accusa di finanziamento ad Hamas, perché le inchieste non si commentano e si lascia lavorare la magistratura senza strumentalizzazioni politiche. Ma in queste ore sta circolando un racconto falso, costruito con fotomontaggi e insinuazioni, che ha superato la soglia della tollerabilità.    Non sono mai andata in piazza con altri sindaci ad ascoltare Hannoun il 17 settembre. In quella giornata abbiamo partecipato per pochi minuti a una delle tante iniziative di Music for Peace, senza alcun contatto con Hannoun, né allora né in altre occasioni. Se lui ha parlato, lo ha fatto dopo che io e gli altri sindaci avevamo già lasciato la piazza. Querelerò chi diffonde notizie inventante e chiedo agli altri sindaci di seguirmi”. Così in una nota la sindaca di Genova Silvia Salis.    “Secondo la destra – scrive Salis – non avrei dovuto partecipare a manifestazioni di solidarietà a un popolo massacrato perché c’era anche lui, all’epoca sconosciuto ai più e per di più libero cittadino. Che cosa dovremmo dire, allora, di chi siede nelle aule istituzionali accanto a colleghi indagati anche per corruzione o che ha fatto parte di giunte sciolte anche a seguito di indagini della magistratura? Noi non siamo così. Se le accuse verranno confermate, sarà un danno enorme: per la popolazione palestinese; per chi, pensando di aiutare persone che morivano e soffrivano sotto le bombe, è stato ingannato a beneficio dei terroristi; per associazioni come Music for Peace, che non hanno nulla a che vedere con l’inchiesta e stanno facendo un lavoro straordinario di aiuto umanitario, con tonnellate di materiali che sono ancora bloccati in Giordania, in attesa di arrivare a destinazione”.    “Non prenderò mai alcuna distanza – conclude Salis – da uno straordinario movimento di solidarietà per la popolazione palestinese nato a Genova e del quale sono profondamente orgogliosa”.

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14:32

Netanyahu in Florida ha incontrato i genitori dell’ultimo ostaggio Gvili

Subito dopo l’atterraggio ieri negli Stati Uniti, in vista dell’incontro di oggi con Donald Trump, Benyamin Netanyahu e sua moglie Sara hanno incontrato in Florida Tali e Itzik Gvili, i genitori dell’ultimo ostaggio ancora a Gaza, il sergente maggiore Ran Gvili. La madre aveva viaggiato nel volo del premier. Lo rende noto l’ufficio del primo ministro.
    “Durante l’emozionante incontro, la moglie del primo ministro ha offerto il suo sostegno ai genitori di Ran e Netanyahu ha dichiarato che si sta facendo tutto il possibile per dare al loro eroico figlio una sepoltura ebraica”, aggiunge la nota.

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13:52

Liberman, ‘no a ricostruzione Gaza finché non verrà restituito l’ultimo corpo’

Il presidente di Yisrael Beytenu, Avigdor Liberman, ha dichiarato che Israele non può permettere la ricostruzione e la riabilitazione della Striscia di Gaza finché non verrà restituito il corpo dell’ultimo ostaggio, Ran Gvili. Rivolgendosi ai giornalisti prima dell’incontro settimanale della del suo partito alla Knesset, Liberman ha aggiunto che non si potrà permettere che l’enclave costiera venga ricostruita finché Hamas non si disarmerà e Israele non garantirà che la Turchia non avrà alcun ruolo nella Striscia di Gaza del dopoguerra.

“La leva più potente che Israele ha contro Hamas è la ricostruzione della Striscia di Gaza”, afferma Liberman, sostenendo che se Israele non raggiunge tutti e tre questi obiettivi, si tratterà di “una resa vergognosa” che condanna Israele a “un altro 7 ottobre”.

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13:14

Ben Gvir, ‘residenti Kiryat Shmona avranno diritto a licenze private per armi’

Gli abitanti di Kiryat Shmona potranno ottenere licenze private per armi da fuoco. Lo ha annunciato il ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, durante una riunione speciale del suo partito di estrema destra Otzma Yehudit nella città settentrionale. “Oggi sono venuto con una notizia molto importante per la città: la trasformeremo in una città interamente idonea alle armi da fuoco”, ha annunciato Ben Gvir. “Dopo il lavoro del personale del ministero, abbiamo deciso di designare tutta Kiryat Shmona, esclusa la zona industriale, come area in cui è consentito il porto d’armi. Questo permetterà a chi rimane qui di difendersi, ovviamente con un’ampia presenza di polizia”, ​​ha detto Ben Gvir al sindaco Avichai Stern. 

Le richieste di porto d’armi sono aumentate vertiginosamente in seguito al massiccio attacco di Hamas nel sud di Israele del 7 ottobre 2023. In seguito al massacro, il Ministero della Sicurezza Nazionale ha inoltre concesso l’autorizzazione temporanea ai membri dello staff personale di Ben Gvir, ai dipendenti della Knesset e ad altri per approvare le domande di porto d’armi. Diversi di loro sono stati successivamente indagati dalla polizia per il sospetto che il Ministero abbia rilasciato in modo inappropriato i permessi.

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13:05

L’ala militare di Hamas annuncia un discorso alle ore 15

Le Brigate Izz ad-Din al-Qassam, l’ala militare di Hamas, hanno annunciato un discorso alle ore 16 israeliane, le 15 italiane. Lo riportano i media ebraici, sottolineando che non è stata fornita alcuna indicazione sull’argomento del discorso. L’annuncio giunge mentre Israele attende che il gruppo terroristico restituisca il corpo dell’ultimo ostaggio, il sergente maggiore Ran Gvili, e in vista dell’incontro tra il premier Benyamin Netanyahu e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump in Florida, previsto per oggi, che si concentrerà sulla prossima fase del piano Usa per porre fine alla guerra di Gaza.

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12:40

Hamas, neonato morto per freddo a Gaza, è il terzo

Un neonato di due mesi, Arkan Firas Musleh, è morto a Gaza City a causa del freddo causato dalle incessanti piogge sulla Striscia. Lo ha riferito il ministero della Salute nell’enclave, gestito da Hamas, precisando che il bebé è deceduto nell’ospedale da campo di Saraya. Sono tre i neonati morti per ipotermia dall’inizio della stagione delle piogge, due settimane fa. Da sabato scorso, Gaza è colpita da intense piogge accompagnate da forti raffiche di vento, che hanno causato danni e allagato una parte significativa delle

tende che riparano centinaia di migliaia di sfollati, dopo due anni di guerra. Dall’inizio del cessate il fuoco, il 10 ottobre, 414 palestinesi sono stati uccisi e 1.145 feriti dal fuoco israeliano.

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11:50

Fondi dall’Italia ad Hamas, 25 indagati: tra loro anche i familiari di Hannoun

Per gli investigatori, la moglie e i due figli del leader  palestinese sapevano della reale destinazione del denaro. Il ministro  Piantedosi: “Seguiti i flussi di denaro. L’operazione dimostra che  l’apparato investigativo e di intelligence è solido”. Scontro politico  tra centrodestra e opposizioni. Così parlava uno degli indagati: “Se  dovessero entrare in questo pc, ci danno sei anni”

Fondi dall'Italia ad Hamas, tra gli indagati anche la famiglia HannounFondi dall’Italia ad Hamas, tra gli indagati anche la famiglia HannounVai al contenuto

10:50

Fondi ad Hamas, domattina l’interrogatorio di garanzia per Hannoun

E’ stato fissato per domani mattina alle 9 l’interrogatorio di garanzia di Mohammad Hannoun, il presidente dell’Associazione dei Palestinesi in Italia arrestato nell’ambito dell’operazione ‘Domino’ perché sospettato di essere a capo di un’organizzazione per il finanziamento di Hamas. Intanto oggi è prevista la visita in carcere degli avvocati Emanuele Tambuscio e Fabio Sommovigo che assieme all’avv. Rossi difendono Hannoun, accusato di finanziare Hamas.

10:29

Corte israeliana sospende la decisione del governo di chiudere la radio militare

La Corte Suprema israeliana ha emesso un’ordinanza provvisoria che sospende la decisione del governo di chiudere Galei Tsahal, la radio militare israeliana con decenni di storia e largamente ascoltata. In una sentenza emessa ieri sera, il presidente della Corte Suprema Isaac Amit ha affermato che la sospensione è dovuta in parte al fatto che il governo “non ha fornito un chiaro impegno a non adottare misure irreversibili prima che la corte raggiunga una decisione definitiva”. Ha aggiunto che la procuratrice generale Gali Baharav-Miara ha sostenuto la sospensione. La scorsa settimana il governo ha approvato la chiusura di Galei Tsahal, prevista entro il 1 marzo 2026. Fondata nel 1950, la radio è ampiamente nota per i suoi programmi di informazione di punta ed è da tempo seguita da corrispondenti nazionali ed esteri. Il primo ministro Benyamin Netanyahu aveva esortato i ministri a sostenere la chiusura, affermando che nel corso degli anni erano state avanzate ripetute proposte per rimuovere l’emittente dall’esercito, abolirla o privatizzarla. Ma Baharav-Miara, che è anche consulente legale del governo e sta affrontando una procedura di licenziamento avviata dal premier, ha avvertito che la chiusura dell’emittente solleva “preoccupazioni circa una possibile interferenza politica nell’emittenza pubblica”. Ha aggiunto che “pone interrogativi riguardo a una violazione della libertà di espressione e di stampa”. Il ministro della Difesa Israel Katz ha dichiarato la scorsa settimana che Galei Tsahal trasmette “contenuti politici e divisivi” che non sono in linea con i valori militari.

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10:07

Wafa: “Cerca di andare al lavoro ma cade dal Muro, muore palestinese”

Un lavoratore palestinese di 58 anni è morto dopo essere caduto dal muro di segregazione israeliano nella città di al-Ram, a nord di Gerusalemme. E’ quanto scrive l’agenzia palestinese Wafa. Fonti familiari hanno riferito che la vittima, Jihad Omar Hassan Qazmar, del villaggio di Izbat Salman a sud di Qalqilya, è rimasta ferita mentre cercava di raggiungere il suo posto di lavoro all’interno del territorio del 1948. È stato trasferito in ospedale durante la notte, dove è poi deceduto a causa delle ferite riportate. Le autorità israeliane stanno ancora trattenendo il suo corpo, secondo la famiglia. Secondo l’Unione Generale dei Lavoratori Palestinesi, oltre 500 mila lavoratori palestinesi hanno perso le loro fonti di reddito dall’ottobre 2023. I tassi di disoccupazione hanno superato il 50% in Cisgiordania e hanno raggiunto circa il 44% nelle aree assediate, in particolare quelle più colpite dai posti di blocco militari e dalle zone chiuse. Il sindacato ha inoltre riferito che 44 lavoratori sono stati uccisi e centinaia sono rimasti feriti dopo essere stati presi di mira dalle forze israeliane nei loro luoghi di lavoro, mentre si recavano al lavoro o vicino al muro. Oltre 34 mila lavoratori sono stati arrestati negli ultimi 26 mesi. 

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09:47

Riprendono i pellegrinaggi in Terra Santa di Orp

Con la ripresa dell’operatività di Ita Airways sulla rotta Roma-Tel Aviv, l’Opera Romana Pellegrinaggi – Ufficio per la Pastorale del Pellegrinaggio del Vicariato di Roma riprende i pellegrinaggi in Terra Santa. Dal 7 al 10 gennaio una delegazione composta da responsabili di Orp, giornalisti e sacerdoti si recherà a Gerusalemme per rendere evidente che riprendere i pellegrinaggi è possibile, così come auspicato dal patriarca di Gerusalemme cardinale Pierbattista Pizzaballa. Intanto, in questi giorni, fino al 31 dicembre il cardinale vicario Baldo Reina è a Gerusalemme, presso la Casa gestita da don Filippo Morlacchi, sacerdote fidei donum della diocesi di Roma. “La Terra Santa è il pellegrinaggio per eccellenza – afferma suor Rebecca Nazzaro, direttrice di Opera Romana Pellegrinaggi -; sostando al Santo Sepolcro sperimentiamo la vittoria della vita sulla morte e celebriamo il Signore della Vita. Quei luoghi, che hanno visto Dio assumere la nostra stessa natura umana, ci spingono a cercare il senso vero e profondo della nostra esistenza. Inoltre, andare è incontrarsi con la locale comunità cristiana che tiene accesa la lampada della Fede in Israele e Palestina. I cristiani di Terra Santa, vivono soprattutto dell’accoglienza dei pellegrini e noi non possiamo non tener conto di questo aspetto fondamentale. Andare non fa solo bene alla nostra vita di fede, ma è anche un forte e concreto gesto di carità”. Sui canali di comunicazione di Orp è già presente tutta la programmazione dei pellegrinaggi per il 2026 e molte parrocchie e realtà ecclesiali si stanno organizzando per partire. Numerosi anche i singoli fedeli che chiedono di poter aderire ai prossimi pellegrinaggi. Un gruppo è a Gerusalemme e si prepara a vivere lì il Capodanno e celebrare in quei luoghi segnati dalla violenza della guerra, la Giornata Mondiale della Pace, per la quale Papa Leone XIV ha scelto un titolo assolutamente attuale: “La pace sia con tutti voi: verso una pace ‘disarmata e disarmante'”.

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09:38

Operativo in Israele primo sistema antimissile al laser (2)

La consegna segna una pietra miliare in un progetto che dura da oltre un decennio. “Israele è il primo Paese al mondo a schierare un sistema laser operativo per l’intercettazione di minacce aeree, inclusi razzi e missili”, ha dichiarato Yuval Steinitz, presidente di Rafael. Il sistema laser mira a migliorare e ridurre i costi dell’intercettazione dei proiettili da parte di Israele e integrerà altre capacità di difesa aerea come il più noto Iron Dome che offre protezione a corto raggio contro missili e razzi. Il sistema David’s Sling e le successive generazioni di missili Arrow sono tecnologia israelo-americana progettata per abbattere i missili balistici. Durante la guerra tra Israele e Iran nel giugno scorso, il sistema di difesa non è riuscito a intercettare tutti i proiettili lanciati da Teheran e Israele è stato colpito da oltre 50 missili che hanno causato 28 vittime.

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09:19

Operativo in Israele primo sistema antimissile al laser

Israele ha dispiegato un nuovo sistema laser “Iron Beam” per intercettare le minacce aeree. Messo a punto dal dipartimento di ricerca e sviluppo del ministero della Difesa e l’appaltatore della difesa Rafael, è stato consegnato all’aeronautica militare durante una cerimonia nel nord di Israele. “Per la prima volta al mondo, un sistema di intercettazione laser ad alta potenza ha raggiunto la piena maturità operativa, eseguendo con successo molteplici intercettazioni”, ha dichiarato il ministro della Difesa Israel Katz durante la cerimonia, secondo una dichiarazione “Questo risultato monumentale trasmette un messaggio chiave ai nostri nemici, vicini e lontani: non sfidateci, o subirete gravi conseguenze”.

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09:14

La guerra Israele-Hamas e il sì al piano Usa: cos’è successo in 2 anni

Il 7 ottobre del 2023 i terroristi  sono penetrati nel Sud dello Stato ebraico, attaccando i kibbutz vicini  al confine con la Striscia di Gaza, uccidendo famiglie e sequestrando  persone. Le vittime del massacro, in totale, sono state circa 1.300.

Israele ha risposto lanciando l’operazione ‘Spade di Ferro’ con  massicci bombardamenti su Gaza, a cui poi è seguita un’offensiva di  terra che ha portato all’invasione della Striscia, che ancora oggi è  stretta nella morsa israeliana. Si contano oltre 60mila morti. Nel corso  dei mesi, il conflitto si è allargato a Hezbollah nel Sud Libano e  all’Iran.

La guerra Israele-Hamas e il sì al piano Usa: cos’è successo in 2 anniLa guerra Israele-Hamas e il sì al piano Usa: cos’è successo in 2 anniVai al contenuto

08:32

Minacce houthi a Israele per il riconoscimento del Somaliland

Il leader dei ribelli sciiti Houthi dello Yemen, Abdelmalek al-Houthi, ha minacciato di attaccare il Somaliland in risposta a “qualsiasi presenza israeliana” dopo che Israele ha riconosciuto la regione separatista somala come Stato indipendente. Al-Houthi ha descritto la mossa israeliana come un'”aggressione contro la Somalia e lo Yemen” e una minaccia alla sicurezza nella regione del Mar Rosso, affermando al contempo che il suo gruppo non accetterà che “alcuna parte della Somalia diventi una roccaforte del nemico israeliano”. “Consideriamo qualsiasi presenza israeliana nella regione del Somaliland un obiettivo militare per le nostre forze armate”, ha dichiarato al-Houthi in un discorso pronunciato ieri sera aggiungendo che l’iniziativa richiede “misure ferme”. 

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07:56

Trump riceverà Netanyahu alle 19 italiane

Donald Trump riceverà il primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu, alle 19 ora italiana nella sua residenza di Mar-a-Lago a Palm Beach, in Florida, dove sta trascorrendo le vacanze e dove domenica ha gia’ incontrato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Lo rende noto la Casa bianca. Si discuterà in primis del futuro della tregua a Gaza, in un momento in cui il passaggio alla seconda fase sembra essere giunto a un punto morto. Sul tavolo i dossier relativi al nucleare iraniano, la situazione in Siria, il disarmo di Hezbollah in Libano. Si tratta del quinto incontro tra i due dal ritorno di Trump alla Casa Bianca quasi un anno fa.

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07:54

Cosa comportano le nuove misure israeliane per le ong a Gaza

Il governo di Benjamin Netanyahu ha imposto nuovi requisiti che  rischiano di escludere le maggiori organizzazioni umanitarie da Gaza dal  2026. Come denuncia Medici senza frontiere, gli aiuti sono  insufficienti, le condizioni critiche e il rischio di interrompere cure e  assistenza vitali alla popolazione civile molto concreto. Il timore –  ha detto a Sky Tg24 Insider la presidente di Msf Italia, Monica Minardi –  è che Israele voglia “usare il controllo degli aiuti come arma  genocidaria”.

Cosa comportano le nuove misure israeliane per le ong a GazaCosa comportano le nuove misure israeliane per le ong a GazaVai al contenuto

07:53

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