di
Fausta Chiesa

L’ultimo bersaglio colpito è il terminale del Caspian Pipeline Consortium (CPC), punto di carico del petrolio dei giacimenti kazaki che arriva nel porto russo di porto di Novorossiysk. L’americana Chevron ha un progetto da 48 miliardi

C’è una guerra parallela che si combatte tra Russia e Ucraina, quella contro le infrastrutture energetiche. Ma è una guerra che sta avendo ripercussioni anche sulle major del petrolio che operano in Kazakistan, un Paese ricchissimo di greggio, con riserve stimate in oltre 30 miliardi di barili. Il fronte più caldo è sul Mar Nero, ma gli obiettivi non sono soltanto in territorio russo. L’ultimo bersaglio colpito, in termini di tempo, è stato il terminale marino della Caspian Pipeline Consortium (CPC), sul Mar Caspio, che ha tra i suoi azionisti la compagnia russa privata Lukoil, la statale kazaka KazMunayGas e le statunitensi Chevron ed ExxonMobil, colpito da droni ukraini a fine dicembre.

L’oleodotto verso la Russia

Il terminale dal Caspian Pipeline Consortium (CPC) è il punto di carico del petrolio proveniente dai giacimenti kazaki gestiti dalle major petrolifere statunitensi Chevron, Exxon Mobil ed europee Eni e Shell. Da qui il greggio arriva al terminal russo di Juzhnaja Ozereevka accanto al porto di Novorossiysk in Russia. Una fonte di Reuters riferisce che le esportazioni di petrolio dal Kazakistan attraverso il terminal Cpc sono diminuite del 19% finora a dicembre rispetto alla media di novembre, attestandosi a 1,082 milioni di barili al giorno. 



















































Gli interessi di Chevron 

Ma è in particolare, l’americana Chevron, unica compagnia autorizzata da Donald Trump a esportare greggio dal Venezuela, opera in Kazakistan dagli anni ’90, a subire le ripercussioni maggiori: a gennaio ha avviato l’espansione del giacimento Tengiz, il secondo più grande del Kazakistan, con investimenti per 48 miliardi di dollari. L’’obiettivo era quello di aumentare la produzione fino a circa 1 milione di barili equivalenti di petrolio al giorno, ma a causa degli attacchi ukraini l’estrazione dei pozzi Tengiz operati da Chevron sta invece calando.

Gli attacchi sul Mar Nero 

Dal terminale Cpc, attraverso un oleodotto lungo 1.500 chilometri parte l’80% delle esportazioni petrolifere kazake (circa 68,6 milioni di tonnellate nel 2024) che rappresenta oltre l’1% della produzione mondiale di greggio. Il CPC esporta anche una piccola quantità di petrolio russo. Il greggio arriva al terminal russo di Juzhnaja Ozereevka accanto al porto di Novorossiysk in Russia. Questo stesso terminale era stato oggetto di attacchi con droni a fine novembre che avevano danneggiato un molo. Yuzhnaya Ozereevka è un paese situato nel Krai di Krasnodar, in Russia, vicino alla città di Novorossiysk, importante porto sul Mar Nero. Il 29 novembre il Servizio di sicurezza ucraino (Sbu) ha rivendicato l’attacco a due petroliere parte della flotta ombra russa nel Mar Nero, la Kairo e la Virat. 

Il bersaglio di raffinerie e petroliere 

Dallo scorso agosto, l’Ucraina ha intensificato gli attacchi contro raffinerie e altre infrastrutture energetiche strategiche in Russia, nel tentativo di ridurre le entrate petrolifere di Mosca, una delle principali fonti di finanziamento dell’invasione lanciata dal Cremlino nel febbraio 2022.
Lo Stato maggiore dell’esercito ucraino il 28 dicembre ha annunciato di aver colpito nella notte la raffineria di petrolio di Syzran, nella regione russa di Samara, con un attacco condotto da droni. La raffineria è coinvolta nell’approvvigionamento delle forze armate russe. La raffineria di petrolio di Syzran si trova a circa 700 chilometri dal confine tra Russia e Ucraina. Inaugurata nel 1942, la struttura appartiene al colosso petrolifero statale russo Rosneft e ha una capacità di lavorazione annua di 7-8,9 milioni di tonnellate di petrolio.

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30 dicembre 2025