Raramente si incontrano pellicole che riescono a emozionare, divertire, offrendo al contempo un messaggio così potente e universale da sottrarsi all’erosione del tempo. Pellicole come La Vita è Meravigliosa, capolavoro del cinema di tutti i tempi diretto da Frank Capra. Capra, sul finire della guerra, firma la sua opera più vulnerabile, personale, una favola natalizia che è allo stesso tempo un testamento spirituale affidato al volto intenso e febbrile di James Stewart. Non è un caso che il regista abbia sempre considerato La vita è meravigliosa il proprio vertice artistico: un’opera impreziosita da una trama semplice e vertiginosa, ottimista e tragica, ingenua e dolorosa.

Dietro la patina natalizia si nasconde infatti una storia che parla di frustrazione, fallimento, desideri irrealizzati, e racconta come il valore di una vita non è misurabile in successi, in trionfi, in conquiste materiali, ma nell’impercettibile universalità dell’altruismo, nella bontà, nell’amicizia e nei gesti compiuti per gli altri. Un film che è stato inizialmente respinto dal pubblico e dal mercato, come se il mondo non fosse ancora pronto ad accettare una verità tanto semplice quanto disarmante.

Tratto dal racconto The Greatest Gift, scritto nel 1939 da Philip Van Doren Stern, il film con James Stewart e Donna Reed ci porta nella vita di George Bailey. George è un uomo onesto, un uomo buono che fin da giovane desidera viaggiare, desidera il mondo, ma il mondo sembra portarlo a restare nella sua cittadina di origine, Bedford Falls. La sua esistenza è stata sempre disseminata di gentilezza, gesti di cura, altruismo, generosità, che hanno spinto la comunità a stringersi attorno a lui e alla sua profonda moralità.

Nessun uomo è un fallimento

George gestisce assieme allo zio Billy una società di credito il cui unico credo è dare fiducia alle persone e concedere prestiti e mutui senza necessariamente seguire i rigidi dettami delle realtà finanziarie. Nel 1929, in seguito al crollo della borsa, in tutta la città serpeggia il timore che i soldi possano dileguarsi in un batter d’occhio; così George e Mary adoperano il loro denaro risparmiato per il viaggio di nozze per rimborsare i soci della società di credito, sottraendola al fallimento. La mattina della vigilia lo zio Billy perde di vista il denaro che deve versare alla banca, per evitare che la società possa cadere nelle mani del malefico Henry F. Potter, avido, disonesto, spregevole banchiere locale. George, sconvolto per l’imminente e disatteso fallimento, e a un passo dal suicidio, incontra il suo angelo custode, Clarence Oddbody.

Clarence arriva in suo soccorso per consolarlo, per dimostrare all’uomo quanto di buono ha compiuto nella sua vita, la sua reale importanza per i suoi cari, i suoi amici e tutta la cittadina di Bedford Falls. E per farlo, lo trasporta in una realtà alternativa in cui George non è mai esistito, una realtà in cui, in sua assenza, Bedford Falls si chiama Pottersville, una città particolarmente plumbea, in cui Potter ha il dominio assoluto e ha schiacciato le classi meno abbienti, un mondo in cui lo sfarzo, il vizio sono le maschere capovolte della solitudine e della miseria. Con quel semplice stratagemma Clarence riesce a convincere George che ogni esistenza è importante e degna di essere vissuta e che se un uomo ha degli amici accanto a sé non è mai un fallimento.