di
Enrico Parola

Tra arie e cori giovedì riecheggerà, silenziosa, la polemica che sta agitando il teatro in questi mesi. Intanto per Capodanno dirige Mariotti: «La sfida più grande sarà riproporre brani noti»

Giovedì la Fenice augurerà un buon 2026 in diretta Rai sulle note di Verdi e Puccini, Mascagni e Rossini. Ma tra arie e cori riecheggerà, silenziosa, la polemica che sta agitando il teatro in questi mesi: orchestrali e coristi si appunteranno una spilla per esprimere la loro contrarietà alla nomina a direttore musicale di Beatrice Venezi.

Su questo il sovrintendente Nicola Colabianchi ha risposto, presentando il concerto: «Ho visto l’orchestra e il coro durante le prove; tutte le forme di protesta garbate sono legittime, mi auguro che al più presto si possa arrivare a scelte condivise, a confrontarsi per trovare quell’equilibro che tutti cerchiamo». Un concerto che richiama sempre tanto pubblico: per soddisfare le tantissime richieste, prima di quello di Capodanno, dopo il debutto del 29, c’è stata la replica di ieri e verrà riproposto anche stasera.



















































Michele Mariotti dice di essersi confrontato assieme ai musicisti su un altro problema: «Quando si propongono brani che tutti conoscono e che si è suonato decine di volte, la sfida è l’aver voglia di riscoprirli, di raccontare qualcosa che già si sa senza annoiare, senza cadere nella routine». E ancora: «È una sfida che i musicisti hanno accettato con entusiasmo: ho trovato tantissima qualità, lavorando tanto sul suono e cercando di proporre una lettura in cui nulla venga lasciato al caso». Il quarantaseienne pesarese, dal 2008 al 2018 direttore musicale a Bologna e dal 2022 a Roma, è oggi uno dei simboli dell’opera italiana in tutto il mondo; Vienna, che domani festeggia con i valzer degli Strauss, a febbraio lo applaudirà nella Luisa Miller di Verdi. «Dirigere l’opera è una meravigliosa responsabilità, ma soprattutto un costante arricchimento perché davvero non si finisce mai di imparare. Il nostro dna è costituito da arie duetti e concertati: la nostra storia, le nostre evoluzioni sociali e politiche vengono raccontate dall’opera».

Dopo una prima parte di brani sinfonici tratti dalle opere, tra cui, mai eseguiti alla Fenice, «Il sogno di Ratcliff» e la Barcarola dal «Silvano» di Mascagni e «La tregenda da Le Villi di Puccini, il soprano Rosa Feola, il tenore Jonathan Teteman e il coro intoneranno «O soave fanciulla», «Nessun dorma», «Casta diva», «Va’ pensiero» e «Libiamo ne’ lieti calici»: «È un caleidoscopio degli umani affetti nei quali ritroviamo noi stessi», spiega Mariotti.

«Si passa da momenti ironici, enfatici, pieni di nervosismo e tensione a vere e proprie oasi sognanti e trasparenti; non ci si annoia mai».

30 dicembre 2025 ( modifica il 30 dicembre 2025 | 21:40)