È la «fidanzata» di Checco Zalone in Buen Camino, il successo cinematografico che ha sbancato il botteghino in pochi giorni. Mariana Rodriguez, nel film, interpreta «una ragazza furba che sopporta l’esuberanza di lui. Ognuno di noi due approfitta della situazione e vuole qualcosa, lui la gnocca, io la ricchezza», spiega al Corriere. Oggi si gode il successo: «Non me lo aspettavo davvero, ma lo vivo senza condizionamenti: è bello vedere l’Italia unita dalle risate. Almeno in questo. Checco Zalone suggeriva una direzione, il regista un’altra, e io cercavo un equilibrio tra le due visioni. Poi la soluzione si trovava. Sono piena di gratitudine».
Ma, se nel film del comico pugliese vive nel lusso, in realtà Mariana Rodriguez, 34 anni, ha conosciuto momenti molto bui: «A 18 anni sono scappata dalla povertà del Venezuela, arrivando in Italia con 50 euro». L’attrice è nata e cresciuta a Caracas, in Venezuela, in una famiglia complessa: «Mio padre ha avuto altri 4 figli con 4 donne diverse, non so se ridere o piangere. Nel film Checco dice alla figlia: “Non mi hai mai chiamato papà”, sono scoppiata a piangere». La madre, che l’ha cresciuta da sola, «faceva tanti lavori, la domestica, vendeva prodotti casa per casa…». Mariana ricorda di aver «contato i centesimi per andare in autobus a scuola», mentre il padre, ex poliziotto, «lo ferirono sparandogli in faccia».
Gli anni a Caracas sono stati duri. «La droga, la violenza. Mio cugino è stato ucciso in un regolamento di conti. Non mi è mai capitato qualcosa di brutto ma i vicini di casa li conosci. Ogni tanto dormivo da un’amica che era messa peggio di noi, mamma mi diceva: ora vedi la miseria vera».
A 18 anni Mariana decide di lasciare il Venezuela. «A Caracas mi ero messa da parte i soldi del biglietto aereo facendo la commessa. Ho imparato l’italiano grazie a Tiziano Ferro, tutti dicevano che dovevo fare la modella, mi sono appoggiata ad amici venezuelani che vivevano a Milano».
Nemmeno i primi tempi in Italia furono semplici: «All’aeroporto di Madrid mi hanno fermata, la mia colpa era di avere solo 50 euro in tasca», racconta Mariana. «Mi hanno messa in cella per tre giorni. Mi facevano sentire come la figlia di Pablo Escobar. Ero disperata».
Passo dopo passo, Mariana ha costruito una carriera tra moda e spettacolo. Ha partecipato a film, reality e programmi televisivi, affrontando anche esperienze difficili: «Al Grande Fratello Valeria Marini mi nominava ogni settimana. Mi insultava su qualsiasi cosa, preferivo essere bullizzata che parlare…». E, dopo un servizio per Le Iene in cui parlava di Maduro, «mi hanno tolto il passaporto venezuelano per quattro anni. L’accusa era: traditrice della patria. Siamo diventati la nuova Cuba».
Oggi si definisce un «camaleonte», inquieta e curiosa. Ha cercato se stessa anche attraverso un viaggio spirituale in India, e coltiva aspirazioni grandiose: «Sogno di recitare per Tim Burton, sento un vulcano dentro, rifiuto la parola ambizione». È anche madre di un bambino: «Quando sono con lui mi sento protetta. Col padre, Gianmaria, ho un rapporto complicato, l’importante è che siamo bravi genitori».