di
Piero Rossano

In un video su Instagram nell’ultimo giorno dell’anno il modello tirato in ballo da Fabrizio Corona nella sua denuncia sul «Sistema Signorini» prova a spiegare il suo stato d’animo: «Sono rimasto vittima del manager di allora»

«Su questo voglio essere chiarissimo: non sono mai andato a letto con Alfonso Signorini, né la prima volta, e né dopo… Mai». Nell’ultimo giorno dell’anno Antonio Medugno, il modello napoletano di 27 anni da 3 milioni di follower solo su TikTok, rivolge la telecamera verso sé stesso e in un vodeo pubblicato sui propri canali social prova a raccontare nuovamente la sua verità sul «caso Signorini» e questa volta senza il “filtro” di Fabrizio Corona, che sul suo Falsissimo.it ha scoperchiato una vicenda che ha portato dapprima il giornalista ad annunciare querele nei confronti del «re dei paparazzi» e, nell’ultima settimana dell’anno, ad autosospendersi da ogni impegno professionale con le reti Mediaset e all’apertura di un fascicolo nei suoi confronti da parte della Procura di Milano per i reati di violenza sessuale ed estorsione. 

Nel video pubblicato a San Silvestro Medugno ammette di comprendere «il sospetto, perché intorno a questo contesto ci sono stati tanti messaggi allusivi, e di un rapporto che col senno di poi riconosco sbagliato» e dice di volersi prendere «la mia responsabilità: ho gestito malissimo quella situazione, ho lasciato spazio a quell’ambiguità che non avrei mai dovuto accettare». 
«Non sto cercando compassione, né sto cercando approvazione, rispondo con calma e con i fatti alle domande che leggo ovunque, perché in questi giorni sono state dette molte cose false sul mio conto», aggiunge Medugno. Che dice di sentirsi esausto di fronte al clamore che la piega degli eventi ha assunto: «Sinceramente ne sono molto stanco». Stanco di una storia che «per anni ho provato a seppellirla, quando sei coinvolto in dinamiche di vergogna e paura, spesso non denunci subito. Ti chiudi, ti colpevolizzi, temi di non essere creduto, ma soprattutto temi l’impatto sulla tua vita e sul lavoro. È una cosa documentata: troppe persone ritardano la denuncia su queste vicende. Io in quei quattro anni ho fatto terapia ed ho provato ad andare avanti. Ho deciso di tutelarmi legalmente soltanto quando la situazione è diventata pubblica. Ho capito che il silenzio mi avrebbe distrutto, perché in quel periodo non avevo la lucidità che ho oggi».



















































Antonio Medugno ammette: «C’erano messaggi? Sì, e con il senno di poi riconosco che erano messaggi ambigui, e che io forse avrei dovuto mettere un confine molto prima. Ma – prova a giustificare – quando sei giovane, quando hai tante pressioni addosso, quando temi di bruciarti opportunità lavorative, non ragioni sempre in modo lucido».
Poi l’accusa. «In quel momento, purtroppo, mi sono fidato ciecamente del mio vecchio manager, quindi ho minimizzato ogni cosa, perché mi avevano manipolato facendomi pensare che fosse giusto così – sottolinea Medugno -. Non sono andato lì per fare sesso o ottenere favori, ci sono andato pensando di chiarire, di dimostrare che tipo di persona fossi, e che tipo di valori avessi. È stata una scelta ingenua, lo ammetto, ma l’ingenuità non significa né consenso e né colpa, perché quando vivi una dinamica sbilanciata non sempre scappi subito. Spesso minimizzi, razionalizzi, e ti dici di riuscire a gestirla. Che passerà…»


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31 dicembre 2025 ( modifica il 31 dicembre 2025 | 18:24)