Quando si parla di Dragon Ball Z, si pensa subito a battaglie interminabili, scontri che durano decine di episodi e archi narrativi costruiti attorno a un unico conflitto portato allo stremo. La saga di Freezer o quella di Cell sono diventate emblematiche proprio per questo: combattimenti lunghissimi che riflettono una posta in gioco sempre più alta, sia sul piano dell’azione che su quello emotivo.
Eppure, proprio Dragon Ball Z si apre con un’eccezione sorprendente. Il primo grande villain della serie, Raditz, è anche quello con l’arco narrativo più breve in assoluto. Una scelta che, col senno di poi, si rivela non solo efficace, ma addirittura fondamentale per tutto ciò che verrà dopo.
L’arrivo di Raditz segna uno spartiacque netto nella storia del franchise. Con la sua apparizione, la serie abbandona definitivamente la dimensione relativamente “terrestre” delle arti marziali soprannaturali per aprirsi a un immaginario cosmico. Gli alieni non solo esistono, ma rappresentano una minaccia su scala completamente nuova. E soprattutto, Raditz rivela qualcosa che cambia per sempre la percezione del protagonista: Goku non è umano, ma un Saiyan.
Questa rivelazione non serve solo a giustificare retroattivamente la forza fuori scala di Goku o la sua coda, ma amplia l’universo narrativo in modo radicale. Da quel momento, Dragon Ball non è più una storia che può esaurirsi sulla Terra. Esistono altri pianeti, altre razze, un aldilà strutturato e una gerarchia di poteri che supera di gran lunga tutto ciò che il pubblico aveva visto fino a quel momento.
Raditz è anche il primo villain che Goku non può sconfiggere da solo. Non è una sconfitta temporanea da ribaltare con l’allenamento, ma un muro invalicabile. Per la prima volta, Goku è costretto ad allearsi con Piccolo, che fino a pochi episodi prima era il nemico principale della serie. Questo dettaglio introduce un altro tema centrale di Dragon Ball Z: l’idea che la forza individuale non sia sempre sufficiente e che la cooperazione, anche con ex avversari, sia talvolta necessaria.
In termini di durata, la saga di Raditz è sorprendentemente breve. Si parla di pochi capitoli nel manga e di appena tre episodi in DBZ Kai. Eppure, in questo spazio ridottissimo avvengono eventi cruciali: Goku scopre le proprie origini, incontra suo fratello, assiste al potenziale latente di Gohan, stringe un’alleanza impensabile e arriva persino a sacrificare la propria vita per fermare una minaccia troppo grande.
Nessun altro arco narrativo di Dragon Ball Z riesce a concentrare così tanti snodi fondamentali in così poco tempo. Tutti i grandi scontri successivi – da Vegeta a Freezer, fino a Cell e Majin Bu – esistono perché Raditz ha posto le basi. Senza di lui, non ci sarebbe la mitologia dei Saiyan, non ci sarebbe l’evoluzione di Gohan come possibile erede e non esisterebbe nemmeno l’idea che il destino non sia scritto dalla nascita, ma costruito attraverso le scelte.
È significativo anche che Raditz non abbia mai ricevuto un arco di redenzione, a differenza di altri villain iconici come Piccolo o Vegeta. Nonostante sia il fratello biologico di Goku, scompare completamente dalla storia dopo la sua morte. Questa assenza rafforza uno dei messaggi chiave della serie: ciò che conta non è il sangue, ma il modo in cui una persona decide di vivere.
Raditz incarna l’idea opposta a quella di Goku. Crede che il valore di un individuo sia determinato dalla nascita e dallo status, mentre Goku dimostra che la crescita personale, l’allenamento e la volontà possono sovvertire qualsiasi gerarchia. Anche la trasformazione in Super Saiyan, anni dopo, non è una semplice accettazione delle proprie origini, ma il risultato di un equilibrio tra natura e percorso personale.
In questo senso, la brevità dell’arco di Raditz non è un limite, ma la sua forza. In pochissimi episodi, Akira Toriyama imposta tutti i temi portanti di Dragon Ball Z e definisce la direzione della serie per anni. Raditz resta poco sullo schermo, ma la sua ombra si estende su tutto il racconto. Ed è proprio per questo che, nonostante il tempo ridotto a disposizione, può essere considerato il villain più importante dell’intera saga.
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Fonte: CBR
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