L’epic metal è vivo e vegeto e non conosce confini. Stile musicale dall’impronta antica, con riferimenti storici, letterari, cinefili che affondano in miti e storie di vario tipo provenienti da epoche e zone geografiche tra le più disparate, l’epic metal in fondo si riconnette a una manciata di influenze e nomi storici di riferimento.
Ed è musica che, al di là delle qualità espresse, fa sovente filtrare una passione vera, genuina, per un genere d’altronde quasi sempre lontano dalle luci della ribalta, a meno che non smussi i toni e si levighi a tal punto dallo snaturarsi. Mentre un duo come quello degli australiani Fate’s Hand, formato da musicisti più noti per i trascorsi estremi in Stargazer e Consummation, fa leva sulla tradizione e un metodo antico e incorrotto.
Dopo un primo EP passato abbastanza in sordina, l’omonimo del 2021, ecco che “Steel, Fire & Ice” promette di trovare una nicchia nel cuore dei cultori di questi suoni. Una svettante influenza bathoryana, coadiuvata da ascendenze di primi Manowar e Virgin Steele, plasma un disco di ardente autenticità, diretto ed emozionante, fatto di cavalcate colme di ardimento, atmosfere sospese, un potere evocativo sopra la media.
Un disco che sa distinguersi e non si omologa, meritevole di un ulteriore approfondimento con uno dei suoi autori, il bassista/chitarrista Gjöll.
IL PRIMO ALBUM DEI FATE’S HAND È UN SINCERO TRIBUTO ALL’EPIC METAL, NELLA SUA FORMA PIÙ PURA E GENUINA. VOI NORMALMENTE SUONATE IN BAND BEN PIÙ ESTREME COME STARGAZER E CONSUMMATION: DA DOVE NASCE QUESTA VOLONTÀ DI SCRIVERE EPIC METAL CON I FATE’S HAND?
– Siamo cresciuti con l’hard rock e l’heavy metal classico, per cui questo è stato un approdo naturale. Abbiamo anche notato che, almeno dalle nostre parti, non erano poi così numerose le formazioni che portavano avanti il discorso di gruppi come Bathory, Judas Priest, Manowar, King Diamond. Dovevamo rimediare.
IL VOSTRO PRIMO EP OMONIMO È USCITO NEL 2021. CHE TIPO DI REAZIONI AVETE RICEVUTO A QUELLE CANZONI E COME È EVOLUTA LA VOSTRA IDEA DI EPIC METAL DA QUEL DISCO A “STEEL, FIRE & ICE”?
– Curiosamente, ha ricevuto più attenzioni in circuiti underground legati al metal estremo che non altrove. Non aver potuto promuovere “Fate’s Hand” dal vivo ci ha un po’ frenato, ma contiamo di rimediare a breve, partendo subito forte con i concerti nei primi mesi del 2026.
COME IL TITOLO “STEEL, FIRE & ICE” SUGGERISCE, IL VOSTRO ALBUM SUONA COME UN SINCERO TRIBUTO A UNA DELLE MIGLIORI ESPRESSIONI DELL’EPOS IN MUSICA DI OGNI TEMPO, OVVERO I BATHORY. QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DEL GRUPPO DI QUORTHON CHE INTENDEVATE FAR EMERGERE NELLA MUSICA DEI FATE’S HAND?
– Eh, ce ne sarebbero di cose da dire al riguardo, faccio pure fatica a capire da dove cominciare. Mi puntassero una pistola alla testa per farmi dire il contrario, continuerei a sostenere che “Under The Black Mark” è il mio album preferito di tutti i tempi. Ma da parte dello stesso Quorthon è arrivato nel corso degli anni tantissima musica di livello eccelso.
L’era heavy metal dei Bathory è stata un’influenza enorme per noi, ma dovessi parlare di un singolo aspetto, ti direi che è sempre stata la voce a colpirmi. C’è qualcosa di speciale in quelle linee vocali, che associo alla giovinezza. Anche i primi Nuclear Assault mi danno questa sensazione.
HO APPREZZATO IL FATTO CHE UN PO’ TUTTE LE CANZONI SIANO MOLTO IMMEDIATE, RENDENDO ABBASTANZA SEMPLICE ENTRARE IN CONFIDENZA CON LA VOSTRA MUSICA E LE VOSTRE IDEE. DA DOVE PARTITE PER COMPORRE E CHE TIPO DI SENSAZIONE DESIDERATE EVOCARE?
– Scrivo principalmente partendo dalla chitarra, talvolta dalle tastiere, in questo caso molto più raramente. Poi provo a mescolare le cose che faccio, per mantenere il processo creativo interessante e non standardizzato. A volte partiamo con una melodia e costruiamo l’intera canzone da quella, oppure mettiamo assieme alcune ritmiche di chitarra e da lì aggiungiamo il resto.
Cerchiamo di suonare sempre melodici, aggiungendovi la grinta tipica dell’hard rock australiano.
PER QUANTO RIGUARDA I TESTI, QUALI SONO I FILM, SERIE TELEVISIVE E LIBRI CHE VI HANNO ISPIRATO?
– “Kalevala”, Saxo Grammaticus, “The Icelandic Sagas” sono le opere più importanti alle quali abbiamo attinto. Leggo tantissimi libri di fantascienza e horror da quando sono giovane, credo che la cosa abbia influenzato il modo in cui scrivo i testi.
LA TRACKLIST COMPRENDE COMPOSIZIONI PIÙ ARIOSE E DILATATE, COME “THE QUEST SPIRIT” E “STALLION OF SKY AND SEAS”, E ALTRE NETTAMENTE PIÙ DIRETTE E VIOLENTE, PENSO IN QUESTO CASO A “FOUNT OF ALL WATERS” E “FIRE REIGNS ONCE MORE” – CANZONI DIFFERENTI NELLA TIPOLOGIA DI SUONO E NEL FEELING EMANATO.
COME DECIDETE IL TIPO DI SENSAZIONI INDOTTE, IL RITMO E LA STRUTTURA DI OGNI TRACCIA, IN RAGIONE DI QUELLO CHE INTENDETE ESPRIMERE?
– Cerchiamo di non rimanere intrappolati in un ‘doom loop’, nel non ripeterci allo sfinimento. Mi piace l’effetto ipnotico dei d-beat dei blastbeat del black e del death metal, ma penso siano soluzioni che diventino in fretta monotone, se applicate all’heavy metal classico.
Mi piace che vi sia una progressione verso le soluzioni più veloci, che ci si arrivi un poco alla volta, così hanno un migliore impatto. Mi piacciono anche dei bridge dal tono epico dove la batteria resta un attimo indietro, abbassa la sua forza e le melodie chitarristiche si possono liberare in un tutto il loro potenziale.
LE VOSTRE MAGGIORI INFLUENZE SONORE PROVENGONO PRINCIPALMENTE DA GRUPPI STATUNITENSI ED EUROPEI. ESISONO ANCHE REALTÀ EPIC METAL AUSTRALIANE CHE VI HANNO DATO UNA FORTE SPINTA A COMPORRE IL MATERIALE DEI FATES’S HAND?
– Il rock’n’roll australiano è per noi qualcosa di molto importante. AC/DC e Rose Tattoo saranno sempre una grossa influenza per noi. Non melodicamente, ma qualcosa filtra dal punto di vista ritmico e certamente cerchiamo di prendere da loro attitudine e spavalderia. Duri come chiodi di una bara.
ANCHE L’ARTWORK È UN OMAGGIO ALLO SPIRITO ANTICO DELL’EPIC METAL, RICORDANDO PER TEMI E SOGGETTI DIPINTI ALCUNI ARTWORK DEI BATHORY. COSA DOVREBBE ESPRIMERE LA COVER DI “STEEL, FIRE & ICE”?
– Paolo (Girardi, artista italiano autore di diversi artwork di successo in ambito metal, ndr) ha fatto un eccellente lavoro, creando qualcosa di arcano e barbarico allo stesso tempo.
Le valchirie, i cavalli, il contrasto tra la tundra ghiacciata e il fuoco che illumina il cielo: l’insieme è davvero killer. Quando stavo sentendo Paolo per spiegargli alcuni riferimenti per la copertina, lui mi ha mandato una foto della schermata di blocco schermo del suo computer: era “La Caccia Selvaggia” (dipinto del 1872 di Peter Nicolai Arbo, utilizzato proprio da Quorthon per la copertina di “Blood Fire Death” dei Bathory, ndr).
QUALI SONO GLI ASPETTI SUI QUALI PENSI DOBBIATE MIGLIORARE, PER RENDERE LA VOSTRA MUSICA PIÙ D’IMPATTO ED ESPRESSIVA?
– Gli assoli di chitarra. Sono un aspetto che solitamente distingue una band dalle altre. E poi ci servono bridge e interludi migliori. Probabilmente dovremmo anche aggiungere delle trace di soli sintetizzatori, come intro e outro.
GUARDANDO ALLA SCENA METAL CONTEMPORANEA, QUALI SONO LE BAND CHE RITIENI ESSERE PIÙ AFFINI AL SUONO E ALLE IDEE DEI FATE’S HAND?
– Warrior Path, Etenal Champion, Solstice.
L’AUSTRALIA è BEN NOTA PER LA SUA SCENA EXTREME METAL, MENO PER QUELLA LEGATA AL CLASSIC METAL. QUALI SONO DA QUESTO PUNTO DI VISTA I GRUPPI MIGLIORI DEL VOSTRO PAESE?
– Abbiamo le migliori band hard rock del pianeta, secondo me. Mentre per l’heavy metal classico, nominerei Armoured Angel, Mortal Sin, Buffalo.

