di
Silvia M. C. Senette
Dal monte Civetta alla Val di Fiemme spesso solo metà dei comprensori è accessibile
L’inverno del Nordest è un paradosso bianco: le piste sono affollate e le località sciistiche segnano presenze superiori alla scorsa stagione, ma la neve naturale resta la grande assente, sostituita da un’imponente operazione di ingegneria climatica. Tra Veneto, Trentino e Alto Adige il paesaggio è un mosaico di contrasti: strisce candide perfettamente preparate che tagliano boschi e prati ancora bruni. La «spruzzata» della vigilia di Natale ha dato un sollievo più estetico che tecnico, lasciando agli impiantisti l’onere di una stagione che si regge, letteralmente, sui cannoni.
A 2200 metri 50 cm di neve
I dati della Fondazione Cima sono impietosi: il deficit di neve a livello nazionale sfiora il 61%. Sulle Dolomiti, la somma degli accumuli a 2.200 metri si ferma a circa 50 centimetri; un valore che Marco Grigoletto, presidente di Anef Veneto, l’associazione che riunisce le imprese funiviarie, definisce senza giri di parole «un po’ scarso». In questo scenario, l’immagine virale dell’elicottero che trasporta giganti sacchi di neve sul trentino Monte Bondone per coprire i buchi neri dei tracciati è diventata il simbolo agghiacciante di una resistenza estrema al cambiamento climatico.
Dal Civetta alla val di Fiemme chiusi chilometri di comprensorio
«In Veneto siamo intorno al 90% di piste aperte – spiega Grigoletto -. Mancano ancora alcuni tracciati perché abbiamo dato priorità ai collegamenti intervallivi. Ormai sciamo quasi esclusivamente su neve programmata fino ai 2.000 metri». Se le cime sono avare, le stazioni a quote inferiori hanno vissuto fortune alterne: paradossalmente, nell’ultima perturbazione «dal basso», il Nevegal e il Monte Avena hanno raccolto 30 centimetri di fresca, mentre Arabba si è fermata a sette.
Nel vasto carosello del Dolomiti Superski la sofferenza è però visibile a macchia di leopardo: al Civetta è operativo meno della metà del comprensorio con soli 35 chilometri su 72, mentre soffrono i raccordi alle Tre Cime (80 su 115), in Val di Fiemme (75 su 120) e all’Alpe Lusia-San Pellegrino, dove mancano all’appello quasi 40 chilometri di tracciati. «Per fortuna le temperature si stanno abbassando e non c’è più l’inversione termica di dieci giorni fa, che rendeva impossibile sparare – confessa Grigoletto -. Se abbiamo le finestre di freddo, siamo tranquilli: i nostri impianti di innevamento, finanziati anche dalla Regione Veneto, sono all’avanguardia».
Ma quanto costa sciare in questo «inverno sintetico»?
Molto. Lo skipass giornaliero del carosello Dolomiti Superski ha toccato la quota record di 86 euro in alta stagione. In tutto il Nordest i rincari, tra il 3% e il 5%, sono giustificati dall’adeguamento dei costi energetici necessari proprio per far funzionare i cannoni notte e giorno.
È il prezzo di una garanzia: quella di sciare anche quando il cielo resta terso. Per le famiglie, la valvola di sfogo resta il formato «SuperFamily», che permette di abbattere il costo del singolo ingresso a circa 35-40 euro tramite l’acquisto di pacchetti prepagati.
Mentre il Veneto e gran parte dell’Alto Adige procedono a pieno carico, il Trentino sperimenta soluzioni drastiche contro l’overtourism. A Madonna di Campiglio ha debuttato il numero chiuso: 14.000 sciatori al massimo nelle ore di punta. «Vedremo come andrà l’esperimento di Campiglio – commenta il collega veneto Grigoletto -. Per ora nel Superski non c’è l’intenzione di chiudere i rubinetti; semmai si ragionerà su skipass a consumo o fasce orarie».
Cortina pronta per le Olimpiadi
L’orizzonte, però, è già proiettato verso le Olimpiadi di Milano-Cortina 2026. Se Cortina d’Ampezzo viaggia a gonfie vele con 90 chilometri aperti su 120, l’effetto dei Giochi sta creando una curiosa confusione internazionale. «Riceviamo molte chiamate da americani e turisti dell’Est che faticano a capire dove siano localizzate esattamente le gare – rivela il presidente degli impiantisti Anef -. Sarà interessante capire come si sposteranno i flussi quando Cortina sarà blindata per le competizioni: probabilmente vedremo un riversamento massiccio di sciatori nelle aree limitrofe».
Nonostante i «nebbioni» che hanno mandato in tilt la Coppa del Mondo e la siccità che ha morso dicembre fino alla vigilia, il settore non cede al pessimismo. «La stagione è positiva e i risultati ci soddisfano – conclude Grigoletto -, ma è chiaro che speriamo in una neve più copiosa. Per ora ci basta il freddo secco per fare il nostro dovere e garantire lo spettacolo».
1 gennaio 2026
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