BASKET SERIE A
I 22 successi in regular di Poeta, la finale scudetto, le 11 perle in 13 turni e il primo posto di Cotelli: per Brescia un 2025 strepitoso
Il migliore anno di sempre. Dal ritorno in Serie A, nel 2016, ma anche da quando la palla a spicchi bianchi e azzurri rotola nella pallacanestro che conta. L’epoca d’oro del basket bresciano è quella che stiamo vivendo. E se prima del 2025 ci si poteva anche perdere in sofismi acrobatici e paragoni al retrogusto di nostalgia, dopo gli ultimi dodici mesi c’è poco da discutere: a suon di record e prime volte, la squadra che fu di Peppe Poeta e che adesso è pilotata da Matteo Cotelli ha cambiato gli orizzonti e riscritto la storia.
L’anno dei miracoli
Iniziamo dal gennaio scorso e dal primo posto al giro di boa dell’andata conquistato dalla banda Poeta: manco a dirlo, impresa mai riuscita dalle nostre parti. Impresa che è stata l’esaltante preludio a un altro record clamoroso: quello delle 22 vittorie in campionato, a sancire un terzo posto finale che fa il paio con quello dell’ultimo Magro (che si fermò a 21 successi in 30 partite).
Il meglio però è arrivato a regular season archiviata: la volata play-off tra maggio e giugno è il momento più alto mai toccato (fin qui) dalla pallacanestro bresciana. Nei quarti la serie con Trieste, portata a casa grazie a due successi in trasferta da vera Leonessa (in particolare quello in gara-4, con il black-out del palazzetto e l’88-92 dopo un supplementare a sancire il punto del 3-1); in semifinale il capolavoro del 3-0 su Trapani, costretta a cedere di schianto nonostante i favori dei pronostici e la doppia vittoria su Brescia in regular season; infine la sfida scudetto con Bologna, con quel maledetto infortunio di Momo Ndour che ancora tiene svegli i tifosi della Germani. 3-0 per la Virtus, ok, ma chi avrebbe mai pensato che Brescia potesse un giorno arrivare a giocarsi il tricolore. Tutto vero, tutto meraviglioso.
Da Poeta a Cotelli
Con l’unica pecca degli occhi lucidi di Peppe Poeta dopo la quarta sirena di gara-3 e quella sgradevole sensazione che la favola stesse per finire dopo un atto unico fisiologicamente non ripetibile. E invece in estate la società ha avuto la forza di confermare in blocco il gruppo dell’anno dei miracoli e la lungimiranza di puntare su Matteo Cotelli. Un altro debuttante, un’altra scommessa vinta.
Lo dicono i numeri a referto a fine dicembre. A partire dalle 11 vittorie in 13 partite che al momento hanno un solo precedente: quello del dicembre scorso a firma Poeta. Con la prospettiva, in caso di successo domenica sul parquet di Sassari, di materializzare un 12/2 che a Brescia non ha precedenti (per non parlare di un eventuale 13/2 alla fine del girone di andata che avrebbe del due volte clamoroso in caso di successo su Tortona domenica 11 gennaio).
C’è poco da fare: l’epoca d’oro del basket bresciano è quella che stiamo vivendo. In coda a un 2025 scandito dalla bellezza di 30 vittorie in gare ufficiali a fronte di 14 sconfitte, con il PalaLeonessa ancora inviolato in questa stagione e che in regular season non cade da marzo. Robe da matti, da matti. Brescia tra le grandissime della nostra pallacanestro in pianta stabile e lanciata a tutta verso un 2026 no limits.
A partire dallo sprint finale del girone d’andata, con le due partite già citate da giocare e la vittoria con Venezia che ha tenuto la Germani a contatto con Bologna, e dalla passerella della Coppa Italia che a febbraio offrirà a Cotelli la possibilità di giocare la seconda finale della sua carriera da head coach (la prima, purtroppo, l’ha vinta Milano in Supercoppa). Più in là il discorso play-off e l’assalto allo scudetto, con l’Olimpia Milano dell’ex Poeta e la Virtus Bologna campione d’Italia che come sempre hanno qualcosa in più ma che dovranno guadagnarsi il lusso di stare da due parti diverse del tabellone. Vedremo. La certezza qui si chiama Brescia. Brescia e un anno che è già storia. In attesa del 2026 e di altri record.