Alla fine del 2022, per le previsioni per l’anno successivo, chiedemmo direttamente a ChatGpt di “immaginarsi” i dodici mesi a venire dell’intelligenza artificiale. La risposta fu piuttosto deludente: il modello era appena nato, gattonava. Ma quei pochi giorni di vita bastavano per configurare una situazione che non si verificava dal almeno 20 anni (cioè dalla diffusione del Web): il neonato (OpenAi) metteva nel sacco il boss (Google). Potere dello sviluppo tecnologico, capace di ribaltamenti non preventivabili. Le cose però nei decenni digitali sono cambiate, le big tech hanno basi solide: tre anni dopo, oggi, è OpenAi a lanciare l’allarme rosso. La cavalcata della Ai è meno “ingenua” rispetto a quella della Rete, i grandi marchi del digitale giocano comunque in casa: non è il cambio di paradigma radicale tra analogico e digitale, è quest’ultimo a costruire su sé stesso. La bolla c’è, ma fa meno paura.
Cosa succederà dunque nei prossimi dodici mesi nel mondo “pigliatutto” del digitale, super-vitaminizzato dalla Ai? Ne abbiamo discusso in redazione. E nelle prossime pagine vi raccontiamo della cavalcata dei robot, diciamo l’intelligenza artificiale con una base fisica, che inizierà proprio tra pochi giorni con la fiera Ces di Las Vegas. Gli occhiali – sono anni che lo diciamo, ma questa volta è vero – sono invece pronti ad assumere un nuovo ruolo che va oltre la miopia o il glamour: vedono, parlano, “ragionano”. Attraverso le lenti, il mondo ci apparirà “aumentato” dalle informazioni fornite dalla Ai. E il nostro utilizzo insegnerà alla Ai a comprendere meglio il mondo fisico. Verranno allenati nuovi modelli di intelligenza artificiale – si chiamano World Model -, capaci di apprendere oltre la massa di testi, video e libri che oggi nutrono i Large Language Model.
La Luna, poi, 57 anni dopo, tornerà a essere protagonista dei nostri sogni: il grande salto per l’umanità sarà questa volta una colonia, la prima extra-terrestre. Nel 2030, forse, ma sarà il 2026 a stabilizzare le basi per questa nuova conquista. E se vi chiedete cosa c’entra la Ai, la risposta – pur generica – è semplice: l’Ai è ovunque, è l’ingrediente universale per ogni ricetta. Se poi il gusto non ci piace, la soluzione sarà quella di abituarcisi. Perché stiamo andando verso quello che Demis Hassabis chiama “Ai World”: un nuovo mondo, dove l’uomo dovrà imparare a convivere con un’altra entità, non sovrannaturale come in passato, ma ufficialmente creata da noi. Un’altra scoperta del lontano 1969, quella più importante ma meno celebrata dello sbarco, cioè Internet, è destinata nei prossimi mesi a proseguire un cambiamento radicale: la Rete sarà sempre più governata dalla Ai e il Web, il figlio più nobile partorito (in Europa) da Internet, rischia di iniziare un cambiamento irreversibile. Sempre più “scritto” dalle macchine. Macchine che non cliccano link né tantomeno banner pubblicitari, la base economica del web attuale. Qui la rivoluzione è appena iniziata e i risultati non sono prevedibili.
Le nuove intelligenze aliene, perché basate sulla statistica, guideranno le auto (il 2026 sarà l’anno del lancio definitivo dei “robotaxi”?), controlleranno il nostro lavoro (si chiama bossware, e non vi piacerà), registreranno, sintetizzeranno e, di certo, faranno scorta di tutto. In che modo? Con una corsa folle ai datacenter, altra tendenza certa del nuovo anno. Tutto sarà di corsa, sì ancora di più, perché la velocità/il tempismo in tema di Ai fa la differenza, e la fa in termini di miliardi di dollari. È l’Ai World, baby.