Un secolo fa, il 1° gennaio 1926, a Trastevere nasceva Claudio Pica. Nessuno poteva immaginare che quel bambino cresciuto tra le difficoltà di una famiglia operaia sarebbe diventato Claudio Villa, la voce più riconoscibile e divisiva della canzone italiana del Novecento. Per il pubblico era semplicemente “il reuccio”: amatissimo, idolatrato, capace di riempire teatri e piazze, mentre una parte della critica lo guardava con sufficienza, accusandolo di eccesso di enfasi e tradizionalismo. A cent’anni dalla nascita (oggi alle 16 Rai Storia gli rende omaggio nel programma “Storie della tv”, mentre Raiplay ripropone il varietà del 1974 “Una voce con Claudio Villa”) resta una certezza: senza Claudio Villa la storia della musica popolare italiana sarebbe stata un’altra.

Claudio Villa in una foto del 1961, in partenza dall’aeroporto di Fiumicino e diretto a Torino per partecipare alle celebrazioni del centenario dell’unità d’Italia (ansa)
Figlio unico di Pietro e Ulpia Urbani, operai di un calzaturificio, Villa conosce presto la povertà. La perdita del lavoro dei genitori, colpiti da un’epurazione in epoca fascista, costringe la famiglia ad arrangiarsi come può. Anche il giovane Claudio diventa “acquacetosaro”, venditore ambulante di acqua della fonte romana chiamata “Acqua Acetosa” (che aveva proprietà curative), esperienza che segna il suo immaginario popolare e romano. Dopo la licenza elementare trova impiego in una cartiera: ambienti duri e malsani che gli costeranno una tubercolosi polmonare e lunghi anni di cure, tra pneumotoraci e ricoveri, fino alla metà degli anni Cinquanta.

Settembre 1971, Claudio Villa e Renato Rascel, insieme per cantare gli stornelli romani su Rai 1 (ansa)
La malattia però non spegne la passione per il canto. Anzi, Villa investe i primi guadagni in lezioni private, scolpendo una vocalità potente, ampia, dal timbro quasi lirico. Il debutto arriva nel 1945 nei locali romani; due anni dopo, al Teatro Jovinelli, nasce lo pseudonimo “Claudio Villa”, probabilmente ispirato all’attore Roberto Villa e destinato a entrare nella storia. Nel 1947 incide i primi dischi per Parlophon: è l’inizio di una produzione sterminata, oltre tremila canzoni, un record difficilmente eguagliabile.

Il cantante Claudio Villa nel 1966 (ansa)
La consacrazione arriva con la radio Rai, il vero focolare dell’Italia del dopoguerra. Dal 1948 la voce di Claudio Villa diventa onnipresente: Serenata celeste, Vecchia Roma, Rumba all’italiana lo trasformano in un fenomeno nazionale. Con le grandi orchestre di Armando Fragna, Cinico Angelini e Pippo Barzizza contribuisce a definire il suono della canzone italiana negli anni della Ricostruzione.

Claudio Villa all’XI Festival di Sanremo (ansa)
Gli anni Cinquanta sono il suo regno. Villa conquista il cinema con i musicarelli cuciti su misura per lui e, soprattutto, Sanremo. Nel 1955, alla prima partecipazione, entra nella leggenda: primo e secondo posto con “Buongiorno tristezza” e “Il torrente”.
Archivio Luce, Claudio Villa a Sanremo: la sua prima vittoria (1955)

È il Festival che debutta in televisione e che consacra definitivamente il “reuccio”, incoronato dalla stampa e dal pubblico. Polemiche, faringiti, conferenze stampa infuocate e accuse di divismo non incrinano il consenso popolare. Anzi: Villa è il primo cantante italiano a vantare un fan club organizzato sul modello americano, con centinaia di sedi in tutto il Paese.

In una foto d’archivio, Claudio Villa e Milva prima di salire sul palco al festival di Sanremo (ansa)
Poi arriva il vento del cambiamento. Dal 1958 in avanti la musica italiana cambia pelle: Modugno vola “nel blu”, Mina e Celentano riscrivono le regole, nascono i cantautori. Claudio Villa resta fedele alla melodia classica, pagando un prezzo in termini di modernità agli occhi dei più giovani. Ma sa ancora sorprendere: vince Sanremo nel 1962 con “Addio… addio” insieme a Modugno e nel 1967 con “Non pensare a me” in coppia con Iva Zanicchi. Trionfa a Canzonissima con “’O sole mio” e “Granada” e porta la sua voce in giro per il mondo, dall’Asia al Sudamerica, dove resta una star assoluta.

Claudio Villa con Mario Merola
Accanto ai successi, non mancano ombre e scandali. La vita privata è turbolenta: il matrimonio con l’attrice Miranda Bonansea finisce tra polemiche e tribunali; il secondo, nel 1975, con la giovanissima Patrizia Baldi fa discutere. Figli riconosciuti tardivamente, tra cui Manuela, incidenti, vicende giudiziarie e, nel 1981, l’iscrizione alla loggia P2 alimentano controversie che accompagnano gli ultimi anni di carriera.

Manuela Villa
L’ultimo Sanremo, nel 1985, con “Il mio primo angelo”, segna un addio in sordina alla gara che più di ogni altra lo ha consacrato.
Claudio Villa muore il 7 febbraio 1987 a Padova, stroncato da un infarto. A dare la notizia è Pippo Baudo, in diretta, durante la finale di Sanremo: una chiusura simbolica, quasi inevitabile, per un artista che con il Festival ha intrecciato il proprio destino.
Sanremo celebra Claudio Villa, in mostra il ‘reuccio’

Oggi, a cento anni dalla nascita, la sua voce continua a dividere e a emozionare. Ma soprattutto continua a raccontare un’Italia che cantava per riconoscersi. E forse è proprio questo il segreto del reuccio: non essere stato solo un cantante, ma la colonna sonora sentimentale di intere generazioni.